Per i provider italiani cambia tutto

Passo decisivo è stata la parificazione tra provider e compagnie telefoniche nelle condizioni economiche di accesso alla rete dell'ex monopolista. Esulta Assoprovider, che da anni spinge il DDL. Commenti anche dal ministero TLC

Roma - Ci sono voluti anni di lotta da parte di Assoprovider e di alcuni politici più sensibili al problema per arrivare ad un provvedimento che finalmente parifica la posizione degli Internet Service Provider italiani a quella delle compagnie telefoniche nelle condizioni economiche di accesso alla rete di Telecom Italia.

Il provvedimento, contenuto nell'articolo 22 del DDL collegato alla Finanziaria, è stato approvato venerdì dal Consiglio dei ministri su proposta di Antonio Marzano, ministro per le Attività produttive. Un provvedimento che di fatto dà una importante chance di mercato in più agli operatori storici della rete italiana che in questi anni sono stati travolti dall'incedere dei grandi operatori telefonici che hanno avuto un accesso privilegiato alle infrastrutture di rete.

La parificazione significa, in sostanza, che il listino di interconnessione che Telecom Italia produce con l'autorizzazione dell'Autorità garante per le comunicazioni e che regola i rapporti economici con le imprese di TLC che sfruttano la rete dell'ex monopolista varrà anche per gli ISP, che potranno quindi competere per così dire "ad armi pari".
La notizia dell'inserimento del provvedimento nella Finanziaria, ventilata in tempi recenti, è stata accolta con entusiasmo da Assoprovider, l'associazione dei piccoli provider che in questi anni, con manifestazioni di piazza e un'attenta politica, ha permesso che si arrivasse a questo importante obiettivo.

In una nota, l'associazione spiega che "l'equiparazione tra i service provider e gli operatori telefonici costituisce un risultato molto positivo che rilancia il ruolo dei piccoli e medi provider, restituendo loro quanto a suo tempo una legislazione poco attenta alla concorrenza e alle dinamiche di mercato aveva tolto".

L'associazione, che raccoglie oltre 150 provider indipendenti, si dice convinta che le aziende associate "siano le più qualificate e possano finalmente dare il loro pieno contributo alla costruzione di una società dell'informazione in Italia anche nelle zone lontane dai grossi centri, risultato che, invece, rischiava di non essere raggiunto se il mercato fosse rimasto disciplinato secondo la normativa che oggi viene superata."

Un commento sul provvedimento è arrivato anche dal "consigliere internet" del ministro delle Comunicazioni, Gian Luca Petrillo, che ha sottolineato come il ministro Maurizio Gasparri già si era mosso nella scorsa legislatura per arrivare a questo risultato. "E' doveroso in termini normativi - ha spiegato Petrillo - e rappresenta altresì un valore per il mercato consentire ai provider di erogare servizi di trasmissione dati in competizione con gli operatori esistenti. La concorrenza nell'accesso alla rete è indispensabile per garantire il libero accesso al mercato e la qualità dei servizi distribuiti".

Secondo Petrillo, che ha ripreso la posizione di Assoprovider, il provvedimento va soprattutto a beneficio di quelle aree del paese meno coperte dai grandi operatori di telecomunicazione: "Molti ISP operano in aree depresse del territorio nazionale nelle quali altri operatori non intendono investire nel breve termine. Un provvedimento di questa natura è anche un valido strumento per contenere il digital divide".
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2 Commenti alla Notizia Per i provider italiani cambia tutto
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  • In giro si dice da un bel po' che Telecom Italia è l'operatore italiano "ex monopolista".

    Ma è cosi?? Non mi sembra... ancora ora tutte le linee telefoniche (analogiche e digitali) nonchè le strutture sono di suo possesso. Quando avverranno questi importanti cambiamenti?? quando si avrà la banda larga anche nei borghi meno centralizzati?

    E' una cosa inammissibile. La mia città (Catania) è fornita di ADSL, ma io che vivo a Gravina di Catania, a 1 km dal confine non posso averla. Vi sembra giusto? Il mio è solo un caso tra tanti. MI seca il fatto che al nord la copertura è più capillare, mentre qui al sud è lo stretto indispensabile. Nelle regioni del centro nord la banda larga si spreca, qui si desidera. Voi cosa ne pensate?? Pensate che qui siamo in meno a connetterci? Nient'affatto... nn siamo con le pecore e i carretti, qui le menti ci sono; manca la tecnologia per scambiare il sapere. Di connessioni ISDN ce ne sono poche.... tutti col celebre 56k ormai un po' datato: sapete da cosa dipende? da Telecom Italia. Tutti i miniprovider fornitori di ADSL, cosi come i più grandi, si appoggiano alle linee Telecom; quindi se nn sono presenti nel mio comune, nessuno può fornirmi ADSL. Questo è monopolio, e se ci scandalizziamo tanto su quello di Microsoft, che dovremmo dire di quello Telecom? L'Italia è uno dei paesi più arretrati nell UE riguardo le tecnologie di comunicazione... ma nn è l'iniziativa che manca, ne le menti ( e nn parlo solo del SUD ).
    non+autenticato
  • L'equiparazione non e` purtroppo completa, agli ISP non e` riconosciuto l'accesso alla "revenue share", cioe' la possibilita` di ricevere una royalty sul traffico dati generato, possibilita` che e` prevista nel cosiddetto "decreto salva provider", ancora in discussione alla Camera.

    (Fonte: week.it del 9 novembre)

    non+autenticato