Sony tenta il colpaccio sul P2P

di L. Assenti - L'accordo sottoscritto con Grokster è in sé una notizia della massima importanza. Che poi il sistema faccia già acqua prima di partire lo è molto meno. Cambio di rotta? Mica tanto: RIAA denuncia altri mille utenti

Roma - L'evento è epocale: Sony BMG, vale a dire la più importante azienda tra quelle che finanziano la RIAA, ha confermato l'esistenza di un accordo commerciale con quelli di Grokster, software di file sharing fino a qualche tempo fa preso di mira con ogni mezzo proprio dagli avvocati della RIAA.

Al di là dei suoi contenuti, dunque, la realtà di una intesa tra questi due soggetti è in sé notizia notevolissima, in un'epoca segnata dagli attacchi a tutto campo dei discografici contro i network di scambio. Un fatto decisivo che dimostra forse per la prima volta la volontà di una delle grandi sorelle della discografia internazionale di avvicinarsi al file sharing in modo costruttivo. Non solo, è il definitivo sdoganamento delle società che producono piattaforme di peering: da nemici giurati delle major diventano ora potenziali compagni di viaggio.

La strada scelta è quella di una sperimentazione che non va verso il libero scambio quanto invece verso la creazione di un ambiente di condivisione "legalizzato", un mondo di musica reperibile in rete tra gli utenti di Grokster ma fruibile in un modo "rivisto e corretto". Una scelta che, come si vedrà, potrebbe scontrarsi con le consolidate abitudini di decine di milioni di utenti internet che da anni utilizzano ogni giorno i sistemi di scambio.
L'accordo prevede la nascita di Mashboxx, piattaforma di condivisione controllata il cui scopo sarà consentire a chi cerca file di proprietà di Sony BMG di ascoltarne delle clip o di procedere al loro acquisto.

Ma cosa accadrà con gli altri file? Questo è il grande quesito di Mashboxx oggi, perché né Sony né altra impresa di queste dimensioni può permettersi di appoggiare un'attività che considera illegale e deleteria, tantomeno se questa avviene esclusivamente sui file che appartengono a terzi. Per questo il boss di Sony BMG, il notissimo Andrew Lack, ha già chiesto a tutti gli altri big della musica di entrare in Mashboxx: solo così può evitare che la propria azienda si trovi a sostenere un sistema P2P che protegge esclusivamente i propri interessi. Cosa accadrà con tutti gli altri contenuti che circolano sul P2P, dal software ai film, ai videogame, è ancora tutto da capire.

I buchi neri del progetto sono peraltro pesanti. Non è difficile profetizzare che Mashboxx non attirerà tutti coloro che la musica non intendono pagarla e che oggi scaricano senza limiti su altri sistemi di scambio. E non è difficile comprendere che un sistema di sharing piace ed attira solo quando vi circolano grandi quantità e varietà di file, cosa che non può accadere se non sono moltissimi gli utenti partecipanti.

Siamo dinanzi ad un cambio di rotta? No, decisamente no, è un'espressione troppo forte se si considera che mentre Sony BMG annunciava al mondo che uno dei suoi peggiori nemici era divenuto un proprio partner strategico, il braccio della major, la RIAA appunto, annunciava altre 963 denunce contro altrettanti utenti del P2P.

Non solo, è anche probabile che Mashboxx finisca per essere un nuovo jukebox sulla rete, un nuovo veicolo di vendita di musica che ha poco a che fare con lo sharing, la condivisione, e più con la presentazione intelligente, magari più intelligente, di un (vasto?) catalogo musicale.

Ciò che rende significativo però l'annuncio dell'accordo Sony-Grokster è che arriva a brevissima distanza da uno studio di estremo rilievo che dimostra come la crociata legale contro il P2P non ostacola la crescita dei sistemi di scambio. Un rapporto che ora costituisce evidentemente materiale di riflessione per i manager delle grandi società della discografia, quelle che qualcuno ha già definito dinosauri in via di estinzione. Se è così, sono dinosauri possenti e intelligenti che hanno acquisito la voglia di sperimentare. Non è poco, potrebbero riuscire a sopravvivere come specie dominante anche nell'era digitale.

Lamberto Assenti
17 Commenti alla Notizia Sony tenta il colpaccio sul P2P
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  • non me la rikordo, dovevo scrivermela, per me riassume bene il problema:

    "c'è crisi, gli italiani non comprano più, vestiti, scarpe, cd... per i cd so in che sito si scaricano, ma i vestiti?"

    Akiro
    1906
  • vai in negozio e te li freghi, così come fai con la musica dal p2p
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > vai in negozio e te li freghi, così
    > come fai con la musica dal p2p
    al massimo vai da un amico, non certo in negozio, il quale potrebbe averli comprati oppure " scaricati" anche lui, te ne "crei una copia" ( capito? dai che non è difficile...) e via che si va, tu hai i vestiti, lui ha i vestiti, noi abbiamo i vestiti... etc. etc. la domanda è: alla fine chi li paga i vestiti a chi li fa?

    saluti
    non+autenticato
  • ovvio che se fanno un accordo così anche con i vari kazaa edonkey eccetera allora presto tutti questi saranno pieni di file di prova e il download praticamente non esistera' piu' se non a pagamento. brava sony mi sa che stavolta ci hai azzeccato.
    non+autenticato
  • 7:58
    torna a dormire va che è meglio...
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > ovvio che se fanno un accordo così
    > anche con i vari kazaa edonkey eccetera
    > allora presto tutti questi saranno pieni di
    > file di prova e il download praticamente non
    > esistera' piu' se non a pagamento. brava
    > sony mi sa che stavolta ci hai azzeccato.

    la punteggiatura, questa sconosciuta...

    E non capisco la logica dietro questo ragionamento...
    non+autenticato
  • ti rode perche´ non sei capace di installare kazaa?
    non+autenticato
  • "Non è difficile profetizzare che Mashboxx non attirerà tutti coloro che la musica non intendono pagarla e che oggi scaricano senza limiti su altri sistemi di scambio. (...)
    è anche probabile che Mashboxx finisca per essere un nuovo jukebox sulla rete, un nuovo veicolo di vendita di musica che ha poco a che fare con lo sharing"

    Ecco, non servono altri commenti.
    non+autenticato
  • ... che non è quello di eliminare in p2p in sè, ma di impedire che i musicisti non dipendenti dalle major possano far sentire la propria musica. Se la gente si rendesse conto della qualità della musica non pubblicizzata ed iniziasse ad acquistare direttamente dagli artisti, le case discografiche semplicemente non avrebbero più ragion d'essere.
    non+autenticato
  • bravo,tu si che sai...
    non+autenticato
  • peccato che la roba più scaricat adal file sharing è proprio quella delle major ovvero degli artusti da classifica.
    Quella degli artusti sconosciuti che si fanno conoscere con il p2p è un'altra bufala della rete.
    non+autenticato
  • > Quella degli artusti sconosciuti che si
    > fanno conoscere con il p2p è un'altra
    > bufala della rete.
    Infatti ho un bel pò di mp3 che mi piacciono e di cui non riesco a reperire i cd...
    Forse sono mp3 bufala...
    non+autenticato
  • la solita zecca qualunquista....
    bravo, continua a shareare......
    non+autenticato
  • > Se la gente
    > si rendesse conto della qualità della
    > musica non pubblicizzata ed iniziasse ad
    > acquistare direttamente dagli artisti

    mi dai 1 link a un sito da dove posso scaricare (in modo autorizzato dall'autore) un mp3 anche di pochi secondi, in modo che posso valutarne la qualità? (della canzone e di come è registrata ovviamente, non della bitrate etc.)

    Mi raccomando però deve essere un artista non sotto contratto con major, in particolare al momento della registrazione del brano.
    Sono curioso.
    non+autenticato
  • Potresti innanzitutto ascoltare, usando anche itunes, radio web tipo:

    http://www.smoothjazz.com
    (ottima programmazione anche per chi non è amante del genere - sono presenti sia artisti delle major che artisti di etichette decisamente locali; la maggior parte comunque è caratterizzata dall'essere sconosciuta al grande pubblico)

    http://www.magnatune.com
    etichetta indipendente di musica royalty free (devi scaricare le playlist per usarla con itunes), vari generi.

    Oppure, potresti visitare vitaminic.it, magari in versione svedese (vitaminic.se); il sito, italiano, è forse il più importante in Europa per questo tipo di gestione della musica. In pratica, qualsiasi artista può registrarsi e vendere la propria musica, decidendo il prezzo e senza passare per le case discografiche.

    Se poi ami il metal (come me), puoi leggere parecchie recensioni su
    http://www.metal-observer.com/
    e da li vedere se nei siti linkati puoi scaricare qualcosa.

    Non voglio dire che gli artisti delle major fanno schifo, anzi. Il problema è che le grosse case promuovono sempre i propri artisti peggiori (e lasciano nell'ombra i migliori).
    Che cosa accadrebbe se tutti questi artisti bistrattati e che ora hanno un contratto da fame con le major, decidessero di vendere on-line la propria musica, magari a prezzi concorrenziali con itunes e simili?
    In questo momento non lo possono fare, perchè la gente acquista ancora quello che propone il marketing (e scarica le suonerie brrrr...), ma se la cultura cambiasse?
    E' un pericolo per il modello di business della discografia, ed i discografici lo sanno.


    non+autenticato
  • Ehi inanzitutto grazie per le info dettagliate!
    Anche a me piace lo smooth jazz e il metal (per quanto possa sembrare strano) per cui vado subito a sentire.

    Il mio punto cmq era verificare quanto siano effettivamente buone queste registrazioni; una volta ho fatto un giro su vitaminic, e magari sarò stato sfortunato, ma di quello che ho ascoltato il livello era per lo più penoso, soprattutto a livello di produzione e di suoni, ma anche di songwriting. La mia tesi è che in effetti i CD delle major costano non solo perchè ci sono dei magnoni dietro, ma anche perchè per ottenere certi suoni e certe produzioni si devono usare macchinari costosissimi e personale specializzato, in altre parole, per quanto l'home recording ha fatto passi da gigante non credo che un indipendente con un home studio ProTools riesca minimamente ad avvicinarsi alla qualità di qualcosa fatto in uno studio professionale, con fior di produttori, tecnici e fonici al servizio (e te lo dice uno che programma plugins VST)

    L' altra mia tesi è che dei demotape che arrivano alle major il 90% fa proprio schifo: gente che non sa suonare e non sa scrivere, a prescindere da come è registrato.

    Cmq sentirò i links, spero di essere smentito


    - Scritto da: Anonimo
    > Potresti innanzitutto ascoltare, usando
    > anche itunes, radio web tipo:
    >
    > www.smoothjazz.com
    > (ottima programmazione anche per chi non
    > è amante del genere - sono presenti
    > sia artisti delle major che artisti di
    > etichette decisamente locali; la maggior
    > parte comunque è caratterizzata
    > dall'essere sconosciuta al grande pubblico)
    >
    > www.magnatune.com
    > etichetta indipendente di musica royalty
    > free (devi scaricare le playlist per usarla
    > con itunes), vari generi.
    >
    > Oppure, potresti visitare vitaminic.it,
    > magari in versione svedese (vitaminic.se);
    > il sito, italiano, è forse il
    > più importante in Europa per questo
    > tipo di gestione della musica. In pratica,
    > qualsiasi artista può registrarsi e
    > vendere la propria musica, decidendo il
    > prezzo e senza passare per le case
    > discografiche.
    >
    > Se poi ami il metal (come me), puoi leggere
    > parecchie recensioni su
    > www.metal-observer.com /
    > e da li vedere se nei siti linkati puoi
    > scaricare qualcosa.
    >
    > Non voglio dire che gli artisti delle major
    > fanno schifo, anzi. Il problema è che
    > le grosse case promuovono sempre i propri
    > artisti peggiori (e lasciano nell'ombra i
    > migliori).
    > Che cosa accadrebbe se tutti questi artisti
    > bistrattati e che ora hanno un contratto da
    > fame con le major, decidessero di vendere
    > on-line la propria musica, magari a prezzi
    > concorrenziali con itunes e simili?
    > In questo momento non lo possono fare,
    > perchè la gente acquista ancora
    > quello che propone il marketing (e scarica
    > le suonerie brrrr...), ma se la cultura
    > cambiasse?
    > E' un pericolo per il modello di business
    > della discografia, ed i discografici lo
    > sanno.
    >
    >
    non+autenticato
  • Quando parlo di artisti "snobbati", non mi riferisco certo al ragazzo alle prime armi, ma a tutti quei musicisti, anche molto considerati a livello locale, a cui non viene data la possibilità di farsi conoscere al grande pubblico.
    Certo, la qualità della registrazione è importante; tuttavia, per ottenere buoni risultati, se non è sufficiente un pc, si possono fare grandi cose rivolgendosi ad un buono studio di registrazione. I cd meglio registrati che possiedo, non sono certo mega-produzioni. Tempo fa mi capitò per le mani un cd di Bon jovi (credo fosse Crush o quello prima - non sono un patito della band); all'ascolto suonava male, eppure era originale e non danneggiato. Analizzandolo con l'ottimo cool-edit, ho scoperto che era clippato (distorto)! Inoltre, essendo stato registrato in 2 diversi studi, l'acustica era differente tra una canzone e l'altra. In altre parole, un tecnico del suono alle prime armi avrebbe saputo fare meglio.
    non+autenticato