In Malaysia gli hacker rischiano grosso

Dopo l'aggressione al sito del Parlamento si invoca il ricorso alle leggi sulla sicurezza dello Stato per colpire gli hacker malesi e metterli dietro le sbarre senza processo

Kuala Lumpur (Malaysia) - Nella sua rincorsa liberticida, il regime malese è ora impegnato con ogni mezzo nella censura delle attività di hacking e di cracking. La situazione attuale si è venuta a creare dopo le polemiche sollevate dalla cosiddetta "opposizione" dopo il crack contro il sito del Parlamento malese dello scorso 29 dicembre.

Il crack non sembrava essere stato preso "sul serio" dalle autorità di Kuala Lumpur, ma dopo le polemiche il ministero degli Interni della Malaysia ha voluto mostrare i muscoli.

Il viceministro Zainal Abidin Zin ha spiegato che in futuro qualunque azione di hacking sarà valutata con la massima attenzione dal Governo che ricorrerà alla Legge sulla Sicurezza dello Stato, una legge che di fatto consente alle autorità di polizia di incarcerare una persona senza doverla processare. Si tratta di una legge vecchia di 40anni a cui si fa spesso ricorso per mettere fuori gioco i dissidenti politici.
Secondo fonti anonime riprese da Associated Press, negli ultimi anni sarebbero 50 su 700 i siti governativi malesi violati dai cracker. Una situazione che evidentemente irrita il regime di Kuala Lumpur.
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