Firmato il Trattato sul cybercrimine

Sono 29 gli stati che hanno sottoscritto un trattato contro il crimine informatico che rischia di trasformarsi in una nuova arma di censura e repressione delle attività internet

Firmato il Trattato sul cybercrimineBudapest - E' arrivata dall'Ungheria la notizia dell'avvenuta firma del primo trattato internazionale contro il crimine informatico, un documento sottoscritto da 29 stati, ovvero da mezzo Consiglio d'Europa con l'aggiunta di Sudafrica, Canada, Giappone e Stati Uniti.

Si tratta di un documento che affronta una pletora di argomenti con al centro la lotta al terrorismo, la battaglia per la sicurezza in rete e la responsabilizzazione delle attività internet. Ma gli strumenti messi in campo, come più volte denunciato da tanti in questi mesi di lavoro sul trattato, possono tradursi in un restringimento delle libertà digitali attraverso la persecuzione e la censura ai danni di attività internet fino ad ora del tutto lecite.

Sono proprio questi pericoli che hanno imposto agli autori del progetto di riscriverlo per ben 27 volte prima di arrivare ad un documento capace di riscuotere un consenso così ampio, ritenuto decisivo per il successo delle misure di prevenzione e repressione internazionale che la convenzione mette in campo.
Il trattato contro il cyber-crimine viene descritto dal Consiglio d'Europa come u documento che mira a "rafforzare la democrazia, i diritti umani e il diritto" occupandosi di "emarginazione sociale, intolleranze, integrazione delle minoranze, minaccia alla privacy data dalle nuove tecnologie, problemi di bioetica, terrorismo, traffico di droga e attività criminali".

Una definizione che, come si vede, rende amplissimo il terreno di attività della convenzione, al punto da aver sollevato in più occasioni polemiche e vivaci proteste da parte di organizzazioni come ACLU ed EPIC, due dei più autorevoli "paladini" delle libertà digitali.

Stefano RodotàIn questi mesi contro le prime bozze del Trattato, che si presentavano con un profilo di ancora maggiore "pressione" sulle libertà digitali, si era pronunciato Vint Cerf, chairman ICANN e padre del TCP/IP, e aveva preso posizione anche il Presidente dei garanti europei della Privacy, l'italiano Stefano Rodotà, che aveva affermato: "Devono essere rigorosamente rispettati i principi di finalità e di proporzionalità quando, per combattere la criminalità, si raccolgono informazioni su chi usa Internet. E quindi devono essere evitate schedature di massa che potrebbero violare, tra l'altro, i principi in materia di intercettazione delle comunicazioni".

Tra i passaggi da segnalare nel testo della convenzione il contenuto dell'articolo 16, dove si afferma che misure legislative o altre misure saranno adottate "per consentire alle autorità competenti di ordinare o ottenere la registrazione tempestiva di specifici dati informatici, incluso il traffico di dati, che siano stati archiviati da sistemi informatici, soprattutto laddove si possa ritenere che queste informazioni siano a rischio di perdita o modifica".
TAG: censura
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