Contrappunti/ Ma perché il PC ai bambini?

di Massimo Mantellini. Ma siamo sicuri che computer ed internet sono due elementi assoluti che devono entrare a tutti i costi in tutte le scuole? Ma quali sono questi vantaggi garantiti dalle nuove tecnologie tra i banchi di scuola?

Contrappunti/ Ma perché il PC ai bambini?Roma - Anche in Italia, con qualche ritardo e ancora in maniera assai sporadica, si inizia a ragionare su alcune questioni importanti come la cosiddetta alfabetizzazione telematica. Qualcuno si chiede se sia davvero così pacifico che i bambini e gli adolescenti, durante il loro ciclo formativo, debbano sempre più spesso utilizzare i PC e la rete Internet per i loro studi. Ci si chiede poi se lo Stato, in conseguenza di questa necessità, debba attrezzarsi (come un po' ovunque accade) per portare informatica e internet nelle scuole in dosi massicce.

Fino ad oggi in Italia il discorso è ancora di fatto confinato nei progetti per il futuro: restiamo un paese - checché se ne dica - dove i PC nelle scuole vengono utilizzati solo marginalmente, dove i laboratori di informatica sono un'eccezione spesso popolata di vecchi 386, dove i collegamenti alla rete, quando esistono, sono spesso al di fuori della portata non occasionale di studenti e insegnanti.

Nonostante questi nostri cronici ritardi, gli orientamenti italiani e dell'Unione Europea in materia sono assai chiari fin dal vertice di Lisbona del 2000: i nostri figli dovranno utilizzare i PC e Internet sempre di più e le scuole dovranno attrezzarsi di conseguenza in tempi brevi. Ricordo che in Italia, secondo tali piani, già dal 2003 il 25% delle lezioni si dovrebbe svolgere navigando in rete e con supporti multimediali il che, ne converrete, è discretamente umoristico.
Mentre in USA esiste da tempo un movimento più o meno vasto di oppositori a questo orientamento educativo mediato dal PC, in Italia, fino ad oggi, non ricordo di aver mai ascoltato alcuna voce autorevole contraria alla solita apologia del PC e di Internet come strumento di formazione per le future generazioni.

Umberto GalimbertiPer questo ho letto con interesse la netta presa di posizione del filosofo Umberto Galimberti che, sulle pagine della cultura di Repubblica di qualche giorno fa, ha affrontato la spinosa questione. L'idea di un computer per ogni studente non sembra piacergli per nulla e nell'articolo Galimberti si mostra assai scettico sulla possibilità di risolvere i drammatici problemi della scuola attraverso la tecnologia: "Che problemi vengono risolti introducendo Internet in ogni scuola?" Che cosa si perde quando si adotta una nuova tecnologia?" si chiede.

Si tratta di domande importanti per tutti. Credo che sia oggi necessario ragionare su queste cose e farsi una idea, autonoma dall'onda dominante, su cosa sia realmente utile (e cosa no) per i nostri figli. Purtroppo le scelte dei governi europei in materia di investimenti informatici per le scuole, non sono state precedute da alcuna elaborazione culturale. Nessun ragionamento è stato tentato su cosa sia meglio per noi, sulle differenze (che ci sono e macroscopiche) fra il nostro modello educativo e quello americano, sulle opportunità o sugli eventuali rischi che certe rivoluzioni portano con se. L'Europa politica, un paio d'anni fa a Lisbona ha deciso che il futuro della scuola sarà fortemente mediato dal PC, ma lo ha fatto senza aver nessun elemento serio di valutazione in mano, sulla scia emotiva di un successo della new economy che oggi sembra già lontanissimo e del troppo facile assioma nuovo = buono.

Così oggi, esattamente come in USA da qualche tempo, qualcuno inizia fortunatamente a porsi il problema. Galimberti prende spunto dall'ennesimo saggio anti Internet di Clifford Stoll (Confessioni di un eretico high tech, Perchè i computer nelle scuole non servono, Garzanti) per dichiararsi in accordo con le sue posizioni. E' forse l'unico infortunio nel quale il filosofo incorre nel suo articolo, poiché Stoll, astronomo assai noto in rete per le sue posizioni anti Internet saldamente preconcette, di questa opposizione militante e incrollabile ha fatto una vera e propria professione. Non sembra davvero il caso di definirlo "uno dei pionieri di Internet": Stoll è stato semplicemente il primo a capire che fare l'oppositore per partito preso a Internet poteva essere una buona idea. Per intenderci, già nel 1995 nel suo saggio "Silicon Snake Oil", il guru anti-internet scriveva, con totale sprezzo del ridicolo, che la posta elettronica è un sistema di comunicazione assai scomodo e che talvolta una email può essere più lenta di una lettera affidata al servizio postale.
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34 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Ma perché il PC ai bambini?
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  • Nessun problema complesso può essere risolto senza scomporlo.
    Il computer è uno strumento e tale resta, è necessario è molto utile ma resta uno strumento per l'intelletto.
    Non è più importante ne la penna ne la mente sono due cose che lavorano insieme, la penna a sfera ha facilitato la scrittura ma non ha migliorato i contenuti.

    L'adozione di internet nelle scuole (me ne occupo a vario titolo da 5 anni) assomiglia molto alla diffusione delle biblioteche nei due secoli passati, si credeva che fosse uno strumento di cultura, ma sbagliavano non lo è in sè se non viene creato l'interesse.

    Se non insegni ad un bambino ad avere curiosità e un gusto approccio al sapere è come mettere un ragazzo senza interessi nella più bella e fornita biblioteca del mondo, se non trova effetti speciali cerca l'uscita.

    La scuola deve inseganre tutte e due le cose ad avere interessi e come soddisfarli in un mondo in cui la formazione non ha più fine.

    Servirebbe un trattato, ci sono molti paralleli, ho assistito all'esperienze di decine di scuole e molte decine di insegnanti e credo che i problemi delle scuole siano in misura minore negli strumenti o comunque non solo.

    ciao,
    andrea
    non+autenticato
  • Pensiamoci bene, a cosa servono i computer?
    vediamo un po`:
    a scrivere, a disegnare, a far di conto, ad impaginare, a progettare, a fare modelli matematici, a programmare.
    saper usare un computer non implica:
    che si sappia scrivere, (un articolo un saggio un sunto etc,)
    che si sappia disegnare (un paesaggio, un nudo, un`automobile)
    che si sappia far di conto (algebra, integrali derivate eq. differenziali)
    che si sappia impaginare (titolo sottotitolo corpo immagini etc.)
    che si sappia progettare (un missile, un treno etc.)
    idem come sopra per modelli e programmazione.

    Queste sono le cose che dovrebbe insegnare la scuola indipendentemente dai computer, (si` si puo` imparare a programmare senza avere un computer) i computer vengono dopo, quando si sa scrivere in buon italiano in modo corretto (senza correttori automatici) e in modo interessante allora usero` un computer per fare prima e per poter spedire piu` facilmente le informazioni, ma prima deve venire sempre la formazione altrimenti si diventa tutti smanettoni senza una solida base alle spalle.
    non+autenticato
  • Sacrosanto: come fai a studiarti il manuale di un PC se non sai leggere? Come fai a Impostare un algoritmo (se sei un programmatore), se non sei in grado di fare ordine nei tuoi pensieri e di scriverli in modo coerente? Come fai a lavorare con comandi 'strani' tipo ls -alF o DSPLIB, o dir /P, se non hai esercitato un pò la tua memoria?

    E potrei continuare per un pezzo.
    non+autenticato
  • La realtà, è che c'è in giro tanta gente che cerca un lavoro e non lo trova perchè è totalmente avulsa dalla tecnologia. In un colloquio di lavoro la maggior parte delle domande sono tecniche, moltissime sulle capacità dell'uso del pc (spessissimo anche con piccole prove pratiche). Non mi ricordo di colloqui fatti in cui si è chiesto qualcosa su Catullo o della conoscenza del "5 Maggio". E RIPETO PER L'ULTIMA VOLTA. Non dico di togliere lo studio del latino o della letteratura, dico di rivedere in ribasso le materie "anacronistiche" e introdurre un realismo applicato al mondo del lavoro.
    Altrimenti si avrà sempre più uno scadimento dei titoli di studio.

    Bye
    non+autenticato
  • - Scritto da: Daniele
    > La realtà, è che c'è in giro tanta gente che
    > cerca un lavoro e non lo trova perchè è
    > totalmente avulsa dalla tecnologia. In un
    > colloquio di lavoro la maggior parte delle
    > domande sono tecniche, moltissime sulle
    > capacità dell'uso del pc (spessissimo anche
    > con piccole prove pratiche).

    Dove accde questo? Io ho cambiato 4 aziende in 10 anni (me ne sono andato io, non mi hanno buttato fuori...Sorride ) e la cosa che più mi ha lasciato sorèpreso è stata la totale mancanza di domande tecniche. Si sono sempre fisdati di quello che scrivevo nel curriculum... e mi hanno sempre assunto.

    > Non mi ricordo
    > di colloqui fatti in cui si è chiesto
    > qualcosa su Catullo o della conoscenza del
    > "5 Maggio". E RIPETO PER L'ULTIMA VOLTA. Non
    > dico di togliere lo studio del latino o
    > della letteratura, dico di rivedere in
    > ribasso le materie "anacronistiche" e
    > introdurre un realismo applicato al mondo
    > del lavoro.
    > Altrimenti si avrà sempre più uno scadimento
    > dei titoli di studio.
    >
    > Bye

    Vero: ma la scuola dovrebbe dare anche una certa cultura, che non serve magari a programmare ma ti abitua a pensare ed ad avere un approccio più aperto col mondo. Non ha solo lo scopo di addestrare lavoratori, ma di educare cittadini (che poi non ci riesca è un'altra storia); in quest'ottica il "rivedere in ribasso" è qualcosa di piuttosto delicato.

    Ciao.
    non+autenticato
  • Certo, ma quello che intendevo fin dall'inizio è questo:
    Oggi la acculturazione rappresenta il 95% della formazione scolastica a fronte del 5% di preparazione al mondo del lavoro. Se introdurre "l'uso del pc" a scuola permetterebbe di portare questa forbice anche a un 80-20, secondo me, ben venga.
    non+autenticato

  • Se
    > introdurre "l'uso del pc" a scuola
    > permetterebbe di portare questa forbice
    > anche a un 80-20, secondo me, ben venga.

    certo come negli Stati Uniti, non sanno dove stanno Roma o Berlino ma sanno tutto sull`ultimo processore di Intel.
    La preparazione tecnica specifica spetta alle imprese con corsi interni, ogni impresa ha esigenze differenti la scuola non puo` correre dietro a ogni richiesta, il lavoro che la scuola italiana ha fatto finora e` buono, provate a parlare con gli italiani che sono andati a lavorare all`estero, io per esempio sto a Boston
    e vi assicuro che non siamo secondi a nessuno.
    non+autenticato
  • Concordo. Mai lavorato a Boston, ma conosco gente che vive e lavora negli US, e mi dicono tutti le stesse cose.

    E comunque, non sarebbe male se la scuola italiana migliorasse alcune cosette...
    non+autenticato
  • bene ragazzi, io sono uscito da poco dal liceo e vi diro` che ho sempre pensato che e` stato utile e probabilmente lo rifarei se tornassi indietro a
    13 anni

    sotto *molti* aspetti e` stata una gran palla (matematica...), e zero utilita` per lavorare, verissimo, pero` l'infarinatura generale in fondo mi e` piaciuta e l'interesse per la storia e alcuni argomenti di filosofia mi e` rimasto impresso davvero
    di sicuro questi insegnamenti contribuiscono a rendere una persona "migliore", in qualche modo, sempre che i professori siano in gamba ovviamente

    non lo vedo bene un mondo dove e` comune l'ignoranza per le basi culturali della propria civilta`...
    ...ma la situazione negli USA e` proprio cosi` drammatica?? grandi nella tecnologia e nel militare ma poveri nella cultura? beh, si puo` dire che e` il loro destino di `nuovo mondo' eheheh, essere nuovo ha i suoi alti e bassi Occhiolino)

    cmq e` importante poter seguire le proprie inclinazioni, e in italia c'e` davvero carenza grossa riguardo alla preparazione al lavoro. Il lato informatica poi e` proprio drammatico, quelli che pensano "i ragazzi di oggi..." si sbagliano di grosso, io non ne conosco mica molti che sanno almeno maneggiare decentemente un PC con Windoze... la stragrande maggioranza e` ad un miserrimo livello di "elettrodomestico", o neanche (ma cmq anni luce dal 50enne medio, che ha ancora problemi anche col VCR ;-D)
    non+autenticato
  • Non so se riesco a comprendere bene. Si parla di imporre l'uso del pc nella scuola ?
    Bene, ma allora perchè impongono di stare in classe quando fuori c'è bel tempo ? Perchè impongono lo studio della preistoria tre volte nein clici scolastici ? Perchè impongono le matierie su base nozionistica ?
    Molti si chiedono ancora a che serve studiare inglese !!
    Orbene, ci interessa aprire le menti dei giovani e oltrepassare i confini della cultura locale ? Allora ben vengano inglese e PC.
    In fin dei conti anche il fenomeno Internet è ottimo. Pensiamo ai bambini la cui famiglie non possono permettersi in pc. Pensiamos sempre agli stessi che attraversi Internet possono entrare in contatto con altri bambini del mondo.
    Il tutto va ovviamente controllato e i bambini vanno educati, mica gli si dice di andare a vedere siti porno o a giocare tutto il giorno.
    Penso piuttosto che la scuola abbia un problema molto grave da risolvere: educare invece di impartire.
    non+autenticato
  • Io non capisco quelli che insegnano i bambini ad usare il telefono. Ma cosa avranno poi da dirsi tra loro al telefono. Non è meglio che giochino in cortile invece di telefonarsi? Il telefono spersonalizza, non è una vera comunicazione, è un rapporto virtuale.

    Io vieterei ai bambini l'uso di qualsiasi tecnologia, hai visto mai che non diventino dei subumani. Altro chè CD e CD-ROM, i buoni vecchi atlanti di 10 chili, questa sì che è cultura!

    Ironie a parte, ritengo che un bambino nel futuro avrà a che fare con i computer un'infinità di volte al giorno. Per relazionarsi con il mondo attorno a lui dovrà cambiare in continuazione interfacce e metodologie di interazione, da un acquisto via internet ai sistemi informativi che ormai sono in tutte le città del mondo. Da una biglietteria automatica alla riconfigurazione del proprio set-top-box per la tv digitale.

    Insegnare quindi ai bambini l'utilizzo di computer, di strumenti informatici e di come relazionarsi emotivamente con le macchine, è un passo che ritengo fondamentale per creare persone equilibrate domani; persone in grado di sopravvivere in un mondo sempre più tecnologico. Addirittura è importante che gli esseri umani sappiano interagire con naturalezza con le macchine e comprenderne i limiti ed i rischi.
    Spero che a livello di massa i computer non verranno più considerati come macchine difficili e aliene ma come elettrodomestici multifunzionali, poco più intelligenti di una lavatrice o di una centralina di riscaldamento.

    Non vorrei che la conoscenza della tecnologia telematica e informatica restasse limitata ad un mondo di "guru" informatici, ma sia diffusa a livello di massa.

    Credo quindi che sia assolutamente giusto, per le società che se lo possono permettere, fornire ai propri figli tutti gli strumenti per vivere al meglio nel futuro.

    Anche la scrittura è una tecnologia, non dimentichiamolo. E ha significato tantissimo per l'umanità. Pensate se le scuole dell'epoca avessero continuato l'insegnamento orale considerando la scrittura, sulle tavolette di argilla o di cera, una tecnologia troppo complessa e difficile da usare.

    Ciao

    Luca
    non+autenticato
  • Sapete darmi maggiori informazioni su questi gruppi New Age che predicano il ritorno alla natura?
    Loro come vedono l'Informatica?
    Grazie mille
    non+autenticato
  • HAR! HAR! HAR!
    MOOOLTO SPIRITOSO!!!!
    non+autenticato
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