In Virginia l'e-porno è vietato

La Corte Suprema degli Stati Uniti non intende prendere in esame un caso clamoroso, quello di una legge di uno stato federale che impedisce l'accesso libero a siti pornografici da parte di adulti da computer pubblici

Washington (USA) - L'associazione per i diritti civili ACLU l'ha definita "il più imponente assalto alla libertà di opinione" nella storia degli Stati Uniti, ma la Corte Suprema degli USA non ha ritenuto la faccenda abbastanza importante da doversene occupare. Si tratta della causa contro la legge che in Virginia impedisce a tutti i dipendenti pubblici, bibliotecari, docenti, ricercatori e via dicendo di accedere a siti con contenuti pornografici dai computer dislocati nei locali nei quali lavorano. Sono circa 101mila i soggetti interessati dalla normativa.

La legge vorrebbe impedire che chiunque di questi soggetti acceda a contenuti che rappresentino "eccitazione sessuale", "atti sessuali" o "esposizione lussuriosa della nudità". Per farlo, dice la legge, ciascun operatore deve prima ottenere un permesso scritto dal dirigente dell'istituto o dell'ente nel quale è impiegato. Una norma che secondo scienziati e ricercatori nonché docenti delle Università e altri soggetti, di fatto limita la possibilità di lavorare e di produrre le proprie ricerche. Al punto che, insieme alla ACLU, hanno portato la legge in tribunale.

Un tribunale di primo grado ha dato loro ragione nei mesi scorsi ma una Corte d'Appello ha rovesciato quel giudizio sentenziando che la legge è perfettamente costituzionale e non viola il Primo Emendamento, quello che protegge la libertà di espressione. Ora il rifiuto da parte della Corte Suprema di occuparsi del caso pone una lapide sulla battaglia e fa della Virginia lo stato americano in cui più forti e severe sono le leggi censorie sull'utilizzo di Internet.
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