C'è Gposta per te

di Gianluca Rossetti - Il Google-mondo di Larry Page e Sergey Brin, ovvero quando Google smise di essere solo un motore di ricerca e cominciò a entrare nel desktop

Roma - La fase di beta testing di Gmail, annunciata con tempismo premeditato il primo aprile 2004, non accenna a concludersi. Da otto mesi la killer application di Google è attesa al varco da un manipolo di scettici e da un esercito di entusiasti sostenitori. Lo spider che intende insinuarsi nelle comunicazioni personali deve dimostrare di esser veramente utile se vuole convincere gli utenti: un gigabyte di spazio di memorizzazione gratuito è un buon inizio, ma non impressiona più come un tempo, soprattutto con un limite per gli allegati di appena 10 megabyte.

È chiaro che dalle parti del Googleplex a Mountain View non c'è alcuna fretta per il rilascio della versione definitiva: meglio non rischiare la reputazione, rigorosamente senza macchia, come racconta la leggenda. Fino a oggi la strategia di Gmail si è concentrata su due fronti: rassicurare gli utenti sulle politiche relative alle informazioni personali, che se non altro sono state chiarite, e rinnovare in modo sostanziale il concetto di webmail, grazie a un'interfaccia che sotto certi aspetti ricorda Outlook Web Access e OddPost, interpretati con semplicità e funzioni di ricerca alla maniera di Google.

L'interfaccia
L'area di autenticazione di gmail.google.com è accessibile solo utilizzando Explorer (per Windows), Mozilla o Safari. Per Opera e Konqueror l'accesso a Gmail è ancora impossibile, ma la situazione è destinata a cambiare molto presto.
Gran parte del codice necessario per il funzionamento dell'interfaccia risiede sul sistema locale sotto forma di javascript, mentre i dati vengono trasferiti in background, senza bisogno di aggiornamenti di pagina. È il trionfo dell'oggetto XMLHttpRequest introdotto da Internet Explorer 5 come oggetto ActiveX (motivo per cui è necessario attivare il supporto ActiveX nel caso si utilizzi Explorer) e nativo nei browser basati su Mozilla dalla versione 1 in poi (compresi Firefox ed Epiphany). Safari, che utilizza il motore di rendering KHTML di Konqueror, ha aggiunto XMLHttpRequest dalla versione 1.2, mentre Opera lo implementa solo dalla versione 7.6, ancora in fase di beta testing. Data la stretta parentela di Safari e Konqueror è lecito aspettarsi che l'esclusione di quest'ultimo browser Linux sia ancora breve.

Come suggerisce il nome, l'oggetto XMLHttpRequest permette di connettere una rappresentazione HTML a dati in formato XML senza richiedere un aggiornamento della pagina. Grazie a questo semplice oggetto, nell'interfaccia di Gmail il trasferimento dei dati crudi avviene in background, mentre l'utente ha la sensazione che la pagina reagisca direttamente ai comandi.

Così, all'apertura di una conversazione (l'organizzazione dei messaggi di Gmail è in effetti del tutto analoga a quella dei client per le news), viene visualizzato solo il messaggio finale, ma con un clic su una linguetta è possibile aprire una o più caselle a scomparsa che, senza alcun caricamento esplicito, mostrano tutti i messaggi precedenti.

XMLHttpRequest non è l'unico modo per ottenere un'interfaccia web interattiva e compatibile senza utilizzare Java, ma è sicuramente la soluzione più semplice ed elegante. Funzionalità del tutto simili sono previste anche dalle specifiche "Load and Save" DOM 3 del W3C, che come al solito faticheranno a raggiungere una diffusione paragonabile allo standard di fatto.

L'interfaccia di Gmail non raggiunge la potenza del servizio di webmail a pagamento OddPost (non a caso acquisito da Yahoo! subito dopo il lancio ufficioso di Gmail), ma risulta comunque funzionale, e soprattutto non è limitata a chi utilizza Explorer. A questo proposito, sarà interessante scoprire cosa faranno gli sviluppatori di Yahoo!-OddPost per rendere compatibile il nuovo servizio di posta di Yahoo! con i browser non-Microsoft.

Per quanto riguarda la gestione dei messaggi, Gmail ricorda molto da vicino M2 di Opera, un client di posta elettronica che abbandona la tradizionale organizzazione a cartelle, in favore di veloci funzioni di ricerca, etichette e opzioni di visualizzazione personalizzabili (tra cui la vista a conversazioni e i filtri). Sono naturalmente presenti i classici Inbox, Spam, Sent mail e una cartella Drafts per i messaggi non ancora spediti.

Anche in questo caso niente di nuovo, ma a differenza di M2, Gmail è una applicazione remota che spia i messaggi di posta elettronica degli utenti, per organizzare il proprio database di ricerca e per inviare messaggi pubblicitari mirati. Ed è proprio questo il punto: Gmail appartiene a quella poco frequentata categoria di applicazioni che nel prossimo futuro avvicineranno desktop e web, magari grazie a XUL o all'emergente XAML (un ottimo esempio, da visitare con un browser Mozilla, è www.faser.net/mab/chrome/content/mab.xul).
Le implicazioni di questo cambiamento, che solo oggi comincia a coinvolgere il grande pubblico, saranno nuove minacce alla privacy, già chiaramente evidenziate dal caso Gmail, e un orientamento sempre più evidente verso la rete, specialmente nell'incarnazione client/server.

Google Zeitgeist
La testa di ponte insinuata da Google nel regno Microsoft risulta subito evidente. Il primo approccio indiretto al desktop degli utenti è Gmail, seguito subito dopo dal motore di ricerca locale Google Desktop Search. Lo scopo è insidiare le nuove tecnologie di ricerca che fanno parte di Longhorn, e minacciano di scalzare Google dal primato conquistato. Non è un caso che si vociferi di un nuovo browser Google basato su Mozilla, di un sistema operativo ancora una volta a marchio Google, e di una razza di superuomini atomici con una grande G sul petto che partiranno alla conquista del mondo! Magari sarà il prossimo pesce d'aprile di Google. Dobbiamo preoccuparci?

Gian Luca Rossetti
TAG: mondo
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