SMS, business gonfiato? Pagano gli utenti

SMS, business gonfiato? Pagano gli utenti

di A. Longo - Ecco come ci si spartisce la grande torta degli SMS. PI indaga sul prezzo dei messaggini più spediti dagli italiani. Le tariffe degli SMS sono stratosferiche se paragonate al costo del servizio per gli operatori
di A. Longo - Ecco come ci si spartisce la grande torta degli SMS. PI indaga sul prezzo dei messaggini più spediti dagli italiani. Le tariffe degli SMS sono stratosferiche se paragonate al costo del servizio per gli operatori


Roma – Il prezzo di un SMS, 15 centesimi di euro, è eccessivo. Un business gonfiato oltre i limiti della decenza, con margini di profitto che non hanno uguali nel mercato delle reti mobili . Un’accusa lanciata, per una volta, non solo dalle associazioni consumatori, ma anche da un operatore che è parte di una multinazionale europea: Tele2 Italia. Un’accusa che ha spinto il nuovo sciopero dei cellulari , in Italia e in Europa, promosso per sabato 18.

Tele2 e consumatori hanno chiesto a dicembre, separatamente, l’intervento dell’antitrust e del Garante delle Telecomunicazioni contro quella che definiscono un’ingiustizia ai danni degli utenti. E per la prima volta l’accusa è argomentata con dati precisi, secondo cui il costo di un SMS per l’operatore non supera un centesimo di euro . Lo dicono fonti diverse, di Tele2 e delle associazioni consumatori.

Punto Informatico ha chiesto conferma agli operatori, ma solo Wind ha voluto avvalersi della facoltà di replica: affermando che no, non è vero che con gli SMS si fanno profitti straordinari. La questione, è ovvio, non si conclude qui, sospesa tra posizioni contrapposte: c’è una battaglia in corso e porterà, nel bene o nel male, a un esito. Gli interessi in ballo sono infatti notevolissimi.

Secondo un’analisi interna di Tele2, basata su articoli e rapporti di settore, “gli SMS rappresentano circa il 12 per cento del fatturato degli operatori italiani”, dice Andrea Filippetti, amministratore delegato di Tele2 Italia, a Punto Informatico. Una quota che a fine 2004 sarebbe pari, circa, a tredici miliardi di euro per Tim, dieci miliardi per Vodafone, sei miliardi per Wind e un miliardo per Tre . Ricavi in crescita, rispetto al 2003, poiché da una parte sono stati inviati più SMS, dall’altra Wind e Vodafone ne hanno aumentato il prezzo.

“Tutti gli operatori sono ora allineati sui 15 centesimi: tipico caso di mancanza di concorrenza reale”, dice Filippetti. Sono poi quasi tutti soldi che vanno nelle tasche degli operatori, visto che il margine di profitto, sostiene Tele2, è superiore al 97 per cento : “L’SMS costa a monte circa 1 centesimo di euro, secondo le nostre fonti”. Concorda il Codacons, associazione consumatori: “Abbiamo fatto indagini, presso una fonte molto bene informata, interna al settore, e abbiamo scoperto che il prezzo a monte è di circa un centesimo di euro”, dice Stefano Zerbi, dell’ufficio stampa.

Secondo voci di corridoio, però, il costo per alcuni operatori italiani, che si giovano di forti economie di scala, potrebbe essere ancora più basso: circa 0,30 centesimi.

Replica Tre, contattata da Punto Informatico: “Noi siamo entrati sul mercato quando i prezzi erano già a 15 centesimi”, dice un portavoce. Sì, ma perché Tre non li riduce, così come ha fatto con i prezzi delle chiamate, che sono i più bassi sul mercato? Riguardo agli SMS, Tre si è limitata ad allinearsi alla concorrenza. Il sospetto che ci sia un cartello tra operatori di rete mobile va quindi considerato fondato? “Le novità vanno tirate fuori un po’ per volta e non tutte insieme…e poi e i margini non li facciamo solo lì”, risponde il portavoce di Tre.

Più netta la posizione di Wind, che ha avuto il merito di essere il solo degli operatori, contattati da Punto Informatico, a volersi esprimere su una questione così scottante: “Il margine di profitto sugli SMS è il linea con tutti gli altri servizi della telefonia, nonché del servizio tipico di un’azienda telefonica, cioè la voce. Gli SMS non rappresentano un servizio di eccellenza in termini di profitto”. È vero, gli operatori sono tutti allineati su 15 cent, ma dice Wind, è solo il prezzo definito dal mercato , “con continue promozioni da parte di tutti gli operatori per stimolare l’utilizzo degli SMS. Nei fatti, il prezzo tende quindi a essere inferiore a 15 centesimi”.

Per esempio, Noi Wind, attivabile da fine novembre al 9 gennaio, permette di inviare fino a 300 SMS con un canone mensile di 3 euro. Il prezzo per SMS sarebbe così, guarda caso, pari a un centesimo; qualora le stime di Tele2 e delle associazioni consumatori fossero veritiere, quindi, per Wind il guadagno ci sarebbe comunque: pari agli 8 euro di attivazione di Noi Wind, anche se “tutti coloro che attivano tale promozione possono mantenerla per sempre”. E analoghi calcoli sarebbero possibili sulle promozioni lanciate dagli altri operatori.


Ma non sono soltanto di Tim, Vodafone, Wind e Tre gli interessi in ballo in questa competizione. Ci sono anche quelli di Tele2. Che se si lamenta è perché vuole diventare anche in Italia operatore virtuale di rete mobile , così come è in quasi tutti gli altri Paesi europei (e persino in Russia). L’idea è che un operatore virtuale permetterebbe di abbassare i costi degli SMS. Gli operatori virtuali sono puri rivenditori del servizio: non hanno rete, ma si appoggiano a quella di un altro operatore. In Italia non è possibile esserlo, per ora, poiché gli operatori con licenza non vogliono dare a eventuali virtuali l’accesso alla propria rete e, secondo la delibera 544 del 2000 , non vi saranno costretti dall’Autorità TLC almeno fino al 2010. Nella maggior parte degli altri Paesi europei, invece, l’Autorità favorisce e protegge gli accordi tra i virtuali e gli operatori. In altri, come il Regno Unito e la Svezia, non ce n’è bisogno: gli operatori, a differenza di quelli italiani, non si sono chiusi in una barricata; spontaneamente hanno fatto accordi con i virtuali.

“È grazie a loro che in vari Paesi europei sono crollati negli ultimi sei mesi i prezzi soprattutto degli Sms, che a monte costano molto poco”, conferma a Punto Informatico John Strand, direttore di Strand Consult, osservatorio di ricerca specializzato nel mercato della telefonia mobile. Tuttavia, è quasi soltanto in Nord Europa che gli SMS costano meno che in Italia : 7,55 centesimi in Svezia, 9 centesimi in Olanda, 6,51 centesimi in Danimarca. In Austria è peggio che da noi: 20 centesimi; in Inghilterra, il minimo è 15 centesimi, applicati dall’operatore virtuale (Virgin UK). Diventano 4,5 centesimi solo se l’SMS è inviato a un utente dello stesso operatore. Vodafone UK chiede invece 18 centesimi.

Caso interessante è la Francia: il prezzo è sceso da 13 a 10 centesimi, nel 2003, grazie alla protesta dell’associazione dei consumatori francesi UFC: ha calcolato che il costo a monte per ogni SMS è di 2,2 centesimi. “In Italia invece il prezzo al pubblico potrebbe scendere del 30-40 per cento, con l’arrivo di operatori virtuali”, prevede Filippetti.

Quali speranze ci sono? La situazione è aperta. Un portavoce del Garante TLC ha detto a Punto Informatico che “in seguito all’esposto del Codacons, le strutture dell’Autorità stanno valutando l’opportunità di proporre al Consiglio l’apertura di un’istruttoria sull’eventuale ingresso degli operatori virtuali nel mercato della telefonia”. L’ Antitrust preferisce invece non commentare; ma forse qualcosa bolle in pentola e, secondo voci di corridoio, si potrebbe essere vicini all’apertura di un’istruttoria sul caso degli operatori italiani.

Nel frattempo, l’alto costo degli SMS ha già favorito la nascita di un business parallelo, in alcuni Paesi. In Italia è quello di Movyda , che da ottobre permette di scambiare SMS (e altro: foto, file audio?) tramite GPRS. Il prezzo medio di un SMS scende così a 0,15 centesimi di euro. Il servizio però funziona solo tra utenti Movyda dotati di cellulari Java e ha anche un canone fisso: tre euro al mese.

Alessandro Longo

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Pubblicato il
17 dic 2004
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