I robot marciano sull'Iraq

L'Esercito statunitense è pronto ad inviare nuovi robot da combattimento controllati da remoto, mezzi cingolati dotati di vari tipi di arma e sofisticati sistemi di puntamento

Englewood Cliffs (USA) - Si chiamano SWORDS e, secondo l'Esercito statunitense, saranno i primi robot armati a scendere su di un campo di battaglia: quello dell'Iraq.

Chiamati con l'acronimo di Special Weapons Observation Reconnaissance Detection Systems, questi robot si muovono su cingoli e sono dotati di strumenti come telecamere, visori ad infrarossi, sensori di prossimità, sistemi di comunicazione e, a seconda del caso, una mitragliatrice o un fucile di precisione a lunga gittata. Sebbene siano capaci di muoversi da soli, le armi del robot verranno teleguidate da un operatore attraverso una sorta di joystick.

Gli SWORDS derivano da Talon, robot già utilizzato dalla US Army per compiti come la videosorveglianza o l'individuazione di mine ed altri tipi di esplosivo. Entrambi vengono costruiti da Foster-Miller, una piccola società del Massachusetts che lo scorso anno è stata acquisita da QinetiQ Group, joint venture tra il Ministero della Difesa britannico e l'azienda americana The Carlyle Group.
Il prossimo marzo gli Stati Uniti invieranno ufficialmente in Iraq 18 robot SWORDS che verranno utilizzati per missioni di ricognizione o d'offensiva. Stando a quanto riferito da Foster-Miller, il robot fornisce una precisione di fuoco sensibilmente superiore a quella di qualsiasi tiratore scelto: grazie al suo sistema di fuoco e di mira elettronico, chi lo controlla è in grado di colpire una moneta ad una distanza di oltre 300 metri.

L'uso degli SWORDS è destinato ad anticipare di molti anni l'avvento di robot capaci di agire in piena autonomia e sostituire, quasi in tutto, un soldato in carne ed ossa. Questo è uno degli obiettivi a cui sta lavorando la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) in seno al progetto Future Combat System, progetto che vede coinvolti colossi dell'industria militare come Lockheed Martin e Boeing.

L'Iraq sta dunque diventando terreno di sperimentazione di alcune fra le più quotate tecnologie "unmanned" da guerra. Tra queste anche gli aerei senza pilota Predator che l'Aeronautica Militare italiana ha acquistato di recente e che proprio in questi giorni sta per sperimentare in Iraq.
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