L'alba del biocomputer

di Luca Biagiotti. Arriva dalla Georgia la notizia che rivoluzionerà il funzionamento dei computer: neuroni di sanguisuga al posto di chip di silicio

Web (internet) - I chip contenuti nei computer attuali hanno bisogno di programmazione e immissioni di dati precisi per fornire un qualsiasi tipo di risposta. Quello che ha mosso l'idea di Bill Ditto, professore al Georgia Institute of Technology, è l'intenzione di migliorare questa situazione rivoluzionando il procedimento.

Dagli esperimenti sin qui condotti, Ditto è riuscito a capire che i computer biologici danno risposte corrette basandosi su informazioni parziali. Questi biocongegni hanno la possibilità di lavorare più velocemente e di risolvere autonomamente i problemi che gli si pongono.

I neuroni di sanguisuga utilizzati negli espertimenti hanno dimostrato questa capacità: facendo rimbalzare i dati fra di loro sono in grado di eseguire attività "simili al pensiero", e di trovare da sé nuove soluzioni.
Per quanto riguarda il "funzionamento", i neuroni vengono inseriti dentro un micro cilindro, e ad ognuno viene collegato un elettrodo. Ogni neurone ha una propria attività e risponde in un proprio modo alla stimolazione elettrica. Queste caratteristiche possono essere usate per far rappresentare ad ogni neurone un numero. I calcoli sono eseguiti collegando ciascun neurone con ogni altro presente nel cilindro.

Benché in modo semplificato, il computer a neuroni lavora in modo simile al cervello umano, e Ditto afferma che il suo intento è proprio quello di riuscire ad avvicinarsi il più possibile al modello di funzionamento di quest'ultimo. Lo scopo finale è di integrare robotica, elettronica e biotecnologie, in modo da poter creare robot dotati di senso; "per adesso stiamo cercando di far eseguire ai nostri primi elementi delle semplici moltiplicazioni, ma in futuro la potenza di calcolo sarà di molto superiore ai calcolatori tradizionali" afferma il solito Bill.

In conclusione, passando dal silicio alle stesse componenti delle cellule viventi, l'elaboratore dovrebbe funzionare come un microscopico laboratorio biomolecolare, basato non più su chip elettronici ma sui neuroni che compongono le cellule umane. E ' certo che questo pone di fronte al professor Ditto ed a tutto il suo team di sviluppo, non solo le naturali problematiche di riuscita nel loro progetto, ma anche degli interrogativi etici non di poco conto, a cui, forse, altre persone ed in altri luoghi dovranno rispondere.

Luca Biagiotti
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