Software libero per lo sviluppo

un convegno

Pisa - Si terrà a Pisa alle 17.30 venerdì 11 (presso la Stazione Leopolda) una tavola rotonda sul tema Software libero: una chiave per lo sviluppo, un incontro organizzato dalla Margherita di Pisa in cui si parlerà delle opportunità per le pubbliche amministrazioni nell'adozione del software a codice aperto.

"Durante l'incontro - si legge in una nota - sarà presentato il documento Saperi aperti e liberi elaborato dalla Margherita che riprende quanto affermato dal libro bianco sull'Information and Communication Tecnology (ICT) della Margherita nazionale".

Alla tavola rotonda, parteciperanno tra gli altri Ermete Realacci, parlamentare della Margherita eletto a Pisa, Paolo Zocchi, dell'osservatorio nazionale ITC di DL - La Margherita, Angelo Buongiovanni, della Rete Telematica della Regione Toscana, Nicola Landucci, assessore della Provincia di Pisa, Bianca Storchi, assessore del Comune di Pisa, Alessandro Rubini, Free Software Foundation Europe e Antonio Messina, del Gruppo utenti Linux di Pisa.
12 Commenti alla Notizia Software libero per lo sviluppo
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  • Il coraggio di provare una strada nuova.

    Così non va.

    Ormai sono chiari a tutti gli operatori del settore i danni fatti dagli sciacalli che si sono fatti pagare a peso d'oro qualunque schifezza e si sono ingrassati solo perchè la congiuntura era favorevole.

    Adesso che il sogno è finito e il cliente pretende qualcosa che funzioni e comincia a fare delle valutazioni costi/benefici, allora si iniziano a cogliere alcune differenze tra chi vende fumo e chi lavora seriamente.

    Il fatto di proporre soluzioni open source o chiuse, è tutto sommato secondario: il punto è che il cliente vuole un servizio e qualcuno che sia in grado di garantire certi livelli di continuità.

    "Come realizzi questo servizio sono cavoli tuoi: a me serve avere X (dove X=gestionale/sito di commercio elettronico/gestione documentale/...) e voglio che X funzioni e che se X smette di funzionare entro N tu me lo ripristini.
    Mi dici quanto costa e io valuto."

    Questa si chiama logica di mercato; personalmente quando sento parlare di mercato mi vengono in mente solo i danni che produce questo modo di pensare, ma tant'è, così va il mondo; e così lo dobbiamo prendere nel bene e nel male.

    C'è chi vende soluzioni chiuse e fornisce un buon servizio. Bravi.

    C'è chi invece non riesce, spesso per motivi economici, a proporre soluzioni chiuse e allora si ingegna compensando la mancanza di quattrini con quello che ha in testa (poco o tanto) magari adattando quello che gà esiste o costruendo qualcosa di nuovo e riesce a fornire lo stesso un buon servizio.
    Magari, poi, siccome sa che quattro occhi vedono meglio di due, decide di lasciar liberi i suoi sorgenti e pensa "forse se qualcun'altro usa il prodotto e trova un casino, me lo dice; che mi frega se ci guadagna con qualcosa che ho fatto, io ne ho un ritorno in pubblicità (il prodotto si diffonde) ed in solidità".

    Sono modelli di business (espressione abusata) completamente diversi.
    Non voglio nascondermi dietro ad un dito: io propendo per il secondo; sia perchè ci credo, sia perchè è l'unico che mi posso permettere.

    Qual'è il punto, dopo tutta questa sbrodolata?
    Il punto è il servizio.
    Non il prodotto, amici e colleghi, il SERVIZIO.

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    >Il coraggio di provare una strada nuova.

    Sì, ci vuole proprio Coraggio.

    > C'è chi vende soluzioni chiuse e
    > fornisce un buon servizio. Bravi.
    >
    > C'è chi invece non riesce, spesso per
    > motivi economici, a proporre soluzioni
    > chiuse e allora si ingegna compensando la
    > mancanza di quattrini con quello che ha in
    > testa (poco o tanto) magari adattando quello
    > che gà esiste o costruendo qualcosa
    > di nuovo e riesce a fornire lo stesso un
    > buon servizio.

    Certo, ma tu decidi di accollarti il rischio che qualche furbo copi il tuo lavoro e che qualche ammanicato o imparentato con qualcuno, lo rivenda a caro prezzo, senza passare tutte le fasi di sviluppo che hai sostenuto tu, ma non puoi pretendere che questo rischio se lo prendano anche tutti gli altri.

    Nessuno ti IMPEDISCE di distribuire il codice del tuo software, dallo a chi ti pare, ma non pretendere che gli altri siano obbligati a farlo.

    Tutti sono open source con il codice degli altri, ma non con il proprio.

    > Magari, poi, siccome sa che quattro occhi
    > vedono meglio di due, decide di lasciar
    > liberi i suoi sorgenti e pensa "forse se
    > qualcun'altro usa il prodotto e trova un
    > casino, me lo dice; che mi frega se ci

    Guarda, questi sono miti e banalità: praticamente a nessuno interessa il codice in particolare quello specialistico, se poi è stato scritto male, allora è molto difficile da leggere, quindi ci vuole tanta pazienza, tempo e danaro.

    Qui si parla di codice commerciale, non si parla di scienza o teorie matematiche.

    Se qualcuno fosse davvero impegnato a trovare errori nel mio codice ( non si capisce poi con quale titolo ) senza che IO lo abbia richiesto, mi insospettirei alquanto perché, conoscendo gli squali che girano in molti mercati, posso già immaginare qual'è lo scopo che lo spinge a trovare delle vulnerabilità ( scrivere dei virus, raccogliere informazioni per compiere azioni di sabotaggio ).

    Il problema non deve verificarsi perché deve essere stato evitato in fase di progettazione, se non è stato possibile evitarlo, devi aver pianificato un'assistenza per porre rimedio al problema generato dal TUO codice e non dire che si arrangi il cliente perché tanto lo può leggere, il cliente ha sicuramente competenze e un core business diverso dal tuo, altrimenti non si sarebbe rivolto a te ma avrebbe creato il software in proprio.

    Se io pago un tuo software e nel codice scopro che ci sono degli errori, oltre a chiedermi quanto hai pagato i programmatori o come li hai scelti, faccio subito partire una contestazione per vie legali.

    Il colmo del tuo personalissimo punto di vista è che il cliente, non solo ti dovrebbe fare da collaudatore gratuito e inconsapevole, ma ti dovrebbe PURE fornire la patch gratuitamente che LUI ha prodotto a SUE spese per risolvere il TUO problema con il TUO codice aperto.

    Se queste sono le premesse, si finisce in un loop dove il cliente non avrà mai il prodotto funzionante, con un rimpallo di codice e bugfix tra cliente e fornitore, se poi il cliente non paga il fornitore fino a prodotto funzionante stiamo freschi ( tanto di solito ci rimette il programmatore, ammesso che a questo punto esista ).

    > guadagna con qualcosa che ho fatto, io ne ho
    > un ritorno in pubblicità (il prodotto
    > si diffonde) ed in solidità".

    Allora fai come le scarpe da ginnastica per i ragazzini, quelle che costano caro e che mettono pure in bella vista, a caratteri cubitali, sul tallone, il marchio globalizzato e riconoscibile in tutto il mondo?

    Non ribaltare le posizioni: invece di concentrarti su quello che ottieni ( pubblicità ) concentrati su quello che invece devi dare al cliente ( un prodotto ), non ti preoccupare poi che, se il tuo prodotto è buono, allora la voce si diffonderà a prescindere dal fatto che il codice sia pubblico e gratuito.

    > Sono modelli di business (espressione
    > abusata) completamente diversi.

    Non è un modello di business quello che hai descritto.

    L'unico abbozzo di modello di business che ho visto fin'ora è qualcosa di simile al MLM ( Multi Level Marketing, qualcosa di vagamente simile alle catene di Sant'Antonio ), dove al vertice della piramide ci sarebbe chi sviluppa un abbozzo di programma ( che rimane comunque suo ) e alle estremità ci sarebbero i c.d. "programmatori volontari" e gli utenti ( inconsapevoli debugger ) che contribuiscono mano a mano al grande progetto finale; il guadagno degli utenti sarebbe l'utilizzo gratuito del programma voluto dall'autore ( che non è detto sia proprio quello che serve agli utenti, ma tanto è gratis ), il guadagno degli "sviluppatori volontari" sarebbe una piccola percentuale di fama e di alea per poter magicamente ricevere ingaggi per consulenze su quel prodotto gratuito per averci contribuito, inoltre se le consulenze non arrivano, nessuno pagherà l'impegno profuso.

    > Non voglio nascondermi dietro ad un dito: io
    > propendo per il secondo; sia perchè
    > ci credo, sia perchè è l'unico
    > che mi posso permettere.

    Bravo, quindi parla per te e non per tutti gli altri professionisti che non sono d'accordo con te e che non intendono rendere fruibile come l'aria, il lavoro che loro hanno costruito con ore di analisi, di lavoro personale e di minutazione del codice.

    > Qual'è il punto, dopo tutta questa
    > sbrodolata?
    > Il punto è il servizio.
    > Non il prodotto, amici e colleghi, il
    > SERVIZIO.

    Bravo, quindi, il punto è il Servizio, non è il codice aperto o il software libero, anzi quest'ultimo è inconcludente e dannoso viste anche le speculazioni che, alcuni, potrebbero fare.

    D'altronde, proprio come tu hai detto all'inizio del tuo intervento, il fatto di proporre soluzioni open source o chiuse, è tutto sommato secondario: il punto è che il cliente vuole un servizio e qualcuno che sia in grado di garantire certi livelli di continuità.
    non+autenticato
  • > Certo, ma tu decidi di accollarti il rischio
    >...
    > questo rischio se lo prendano anche tutti
    > gli altri.
    Mai preteso: ognuno fa come vuole.
    Non ho mai sostenuto che il closed source è il male. Semplicemente non ne condivido i principi.



    > Nessuno ti IMPEDISCE di distribuire il
    > codice del tuo software, dallo a chi ti
    > pare, ma non pretendere che gli altri siano
    > obbligati a farlo.
    Come sopra: mai preteso. Leggi bene



    > Tutti sono open source con il codice degli
    > altri, ma non con il proprio.
    LO ammetto, molto spesso è così, ma non sempre.



    > Guarda, questi sono miti e banalità:
    > praticamente a nessuno interessa il codice
    > in particolare quello specialistico, se poi
    > è stato scritto male, allora è
    > molto difficile da leggere, quindi ci vuole
    > tanta pazienza, tempo e danaro.
    Non ne sarei così sicuro. Prova ad andare a chiedere a tutte quelle aziende che scrivono gestionali closed che ne pensano delle intenzioni di Microsoft di inserirsi nei prossimi anni in questo mercato.
    Pensa un po' se Office comprendesse una contabilità ed una fatturazione....



    > Qui si parla di codice commerciale, non si
    > parla di scienza o teorie matematiche.
    Infatti



    > Se qualcuno fosse davvero impegnato a
    >...
    > raccogliere informazioni per compiere azioni
    > di sabotaggio ).
    Quello che sostieni si chiama "Security through obscurity"; non mi sembra che funzioni così bene come approccio



    > Il problema non deve verificarsi
    >...
    > rivolto a te ma avrebbe creato il software
    > in proprio.
    Mai detto di voler produrre merda e farmela debuggare dagli altri.



    > Se io pago un tuo software e nel codice
    > scopro che ci sono degli errori, oltre a
    > chiedermi quanto hai pagato i programmatori
    > o come li hai scelti, faccio subito partire
    > una contestazione per vie legali.
    Ah, scusami, non sapevo proprio che i software commerciali fossero esenti da errori...



    > Il colmo del tuo personalissimo punto di
    >...
    > SUE spese per risolvere il TUO problema con
    > il TUO codice aperto.
    Non so se non capisci o fai finta di non capire: il cliente non deve fare da beta tester.
    Al cliente io vendo un servizio utilizzando un prodotto che è open source (cosa di cui a lui NON DEVE FREGARE UN CAVOLO).
    Se gli pianto casino, io sono responsabile dell'interruzione del servizio, così come lo sarebbe il fornitore X se il suo prodotto Y procurasse danni al cliente.
    Il feedback io me lo aspetto da chi decide di vendere servizi utilizzando lo stesso prodotto open source che uso io, e che ha tutto l'interesse a veder funzionare bene, se ci crede davvero.



    > Se queste sono le premesse, si finisce in un
    >...
    > ammesso che a questo punto esista ).
    Ti ho già risposto sopra



    > Allora fai come le scarpe da ginnastica per
    > i ragazzini, quelle che costano caro e che
    > mettono pure in bella vista, a caratteri
    > cubitali, sul tallone, il marchio
    > globalizzato e riconoscibile in tutto il
    > mondo?
    Confesso che non l'ho capita.



    > Non ribaltare le posizioni: invece di
    > concentrarti su quello che ottieni (
    > pubblicità ) concentrati su quello
    > che invece devi dare al cliente ( un
    > prodotto ), non ti preoccupare poi che, se
    > il tuo prodotto è buono, allora la
    > voce si diffonderà a prescindere dal
    > fatto che il codice sia pubblico e gratuito.
    Mi piacerebbe che contasse solo la qualità.
    Se ti guardi in giro, invece, ti accorgerai che la forza commerciale, le parole, e i sorrisi dei venditoi, purtroppo, molto spesso contano di più di un programma scritto bene.
    Questo non vuol dire che chi scrive buon codice closed sia fesso: tutt'altro.
    Semplicemente io credo che un prodotto open possa godere di una maggiore visibilità; se poi si dimostra una schifezza (potrei farti parecchi esempi) la selezione naturale fa il resto.



    > > Sono modelli di business (espressione
    > > abusata) completamente diversi.
    >
    > Non è un modello di business quello
    > che hai descritto.
    Allora definisci modello di business



    > L'unico abbozzo di modello di business che
    > ho visto fin'ora è qualcosa di simile
    > al MLM ( Multi Level Marketing, qualcosa di
    > vagamente simile alle catene di Sant'Antonio
    > ), dove al vertice della piramide ci sarebbe
    > chi sviluppa un abbozzo di programma ( che
    > rimane comunque suo ) e alle
    > estremità ci sarebbero i c.d.
    > "programmatori volontari" e gli utenti (
    > inconsapevoli debugger ) che contribuiscono
    > mano a mano al grande progetto finale; il
    > guadagno degli utenti sarebbe l'utilizzo
    > gratuito del programma voluto dall'autore (
    > che non è detto sia proprio quello
    > che serve agli utenti, ma tanto è
    > gratis ), il guadagno degli "sviluppatori
    > volontari" sarebbe una piccola percentuale
    > di fama e di alea per poter magicamente
    > ricevere ingaggi per consulenze su quel
    > prodotto gratuito per averci contribuito,
    > inoltre se le consulenze non arrivano,
    > nessuno pagherà l'impegno profuso.
    Credo di aver già risposto prima: non si tratta di usare il cosidetto "approccio ingegneristico" (attendo proteste dagli ingegneri... non ve la prendete, sto solo scherzando) di mettere in piedi un'accrocchio e prenderlo a calci finchè funziona.
    Si tratta di partire da un buon prodotto OPEN e cercare collaborazione da chi lo reputa valido e vuole contribuirne al miglioramento.



    > > Non voglio nascondermi dietro ad un
    > dito: io
    > > propendo per il secondo; sia
    > perchè
    > > ci credo, sia perchè è
    > l'unico
    > > che mi posso permettere.
    >
    > Bravo, quindi parla per te e non per tutti
    > gli altri professionisti che non sono
    > d'accordo con te e che non intendono rendere
    > fruibile come l'aria, il lavoro che loro
    > hanno costruito con ore di analisi, di
    > lavoro personale e di minutazione del
    > codice.
    ... e che soprattutto si potrebbero sentire un po' fessi ad aver pagato migliaia di euro per ambienti di sviluppo che non funzionano e librerie scarsamente retrocompatibili che ad ogni release provocano problemi nel tuo codice.



    > Bravo, quindi, il punto è il
    > Servizio, non è il codice aperto o il
    > software libero, anzi quest'ultimo è
    > inconcludente e dannoso viste anche le
    > speculazioni che, alcuni, potrebbero fare.
    Questa è la tua opinione. Che non è la mia.



    > D'altronde, proprio come tu hai detto
    > all'inizio del tuo intervento, il fatto di
    > proporre soluzioni open source o chiuse,
    > è tutto sommato secondario: il punto
    > è che il cliente vuole un servizio e
    > qualcuno che sia in grado di garantire certi
    > livelli di continuità.
    E su questo siamo assolutamente d'accordo
    non+autenticato
  • Quale Sapere c'è dietro a una procedura per la dichiarazione dei redditi per costruire la quale, un programmatore ha dovuto sudare ore e per cui è stato pagato e che ha generato un PROFITTO all'azienda per cui lavora?

    Quale Sapere c'è dietro ad un algoritmo sviluppato per risolvere un problema, per risolvere il quale il fornitore paga del DENARO in cambio di ore di analisi (nel migliore dei casi) e di progettazione, da parte di uno sviluppatore software o di una software house?

    In nome di quale Sapere, la procedura e l'algoritmo di cui sopra, DEVONO essere necessariamente liberamente distribuibili, senza che, chi si è impegnato per costruirli, possa deciderne il prezzo ( per ricavarne un utile )?

    Perché chiunque dovrebbe poter copiare la procedura e l'algoritmo senza renderne conto a chi li ha costruiti?

    Questa non è Informatica.

    Dietro a questo non ci vedo nessun Sapere.

    Dietro a questo ci vedo solamente una speculazione economica.

    Dietro a questo ci vedo solamente una speculazione POLITICA.

    Posso capire che per scelta qualcuno decida di rendere pubblico qualcosa, ma lo deve fare per scelta, se succede con un sistema operativo come i vari BSD regalati dalle università mi va bene, ma lo hanno scelto loro, e si tratta di un settore RISTRETTISSIMO ( sistemi operativi ) rispetto a tutto il software informatico.

    Poi, chi preferisce mettere l'enfasi sul sapere e la conoscenza anziché discutere di dettagli tecnici e commerciali, dovrebbe notare subito che i princìpi del c.d. "software libero" sanciscono una serie di divieti, in contraddizione con il fatto che libertà è assenza di divieti, il software libero è quindi un paradosso.

    Per capire cosa è il "software libero" basta rifarsi alla definizione e ci si accorge che si tratta di un "esproprio informatico" a solo ed esclusivo favore dell'utilizzatore, una "libertà" a senso unico e una vessazione per chi costruisce software per professione.

    Una definizione di software libero è reperibile qui:

    http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html

    Qui non si parla di brevetti, già quelli sono un grosso rischio per il mercato dell'informatica europeo, ora il colmo è che si ceda anche a questi facili proseliti dei ben pensanti, per ritornare nel Far West dei furbi, dove tutti copieranno da tutti a pieno diritto.

    I fatti dimostrano che Open Source non è maggiore sicurezza, non è maggiore professionalità, non è interoperabilità ( quella sta nei formati di scambio e non nei codici che generano i programmi ), il software open source non è avvolto da un alone esoterico che protegge i suoi utilizzatori dal Male e non ha un modello di business, ha molte mancanze rispetto a chi, in buona o cattiva fede, con il software ci deve campare offrendo il prodotto che i clienti vogliono.

    Tenuto conto che, almeno per la mia opinione, nel nostro paese le idee provenienti dall'estero vengono spesso declinate non sempre nel migliore dei modi ( vedi le agenzie interinali inglesi e i body-rental italiani, vedi la flessibilità anglosassone e la flessibilità all'italiana ), non voglio immaginare cosa potrebbe scaturire se l'open source fosse davvero preso sul serio proprio da noi.

    Questi, secondo me, sono aspetti di cui, un genuino amante del Sapere, può accorgersi facilmente, basta un pò di tempo per riflettere e farlo liberamente.

    Francesco
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > Questi, secondo me, sono aspetti di cui, un
    > genuino amante del Sapere, può
    > accorgersi facilmente, basta un pò di
    > tempo per riflettere e farlo liberamente.

    Da chi ti e' stato "infrociato" cosi' irrimediabilmente il cervello?

    Hai scritto una serie interminabile di inesattezze restringendo il campo del software libero alle sole procedure gestionali aziendali.

    Dai per scontato che chi scrive un software e disgraziatamente decidesse di rilasciarlo libero, se lo vedra' immediatamente rubato e sfruttato dal furbo di turno.

    Dai per buona la sola licenza libera BSD quando sappiamo entrambi che e' la peggiore licenza che un programmatore libero potrebbe mai scegliere, perche' volendo ne puo' annullare qualsiasi greetings. E' una licenze nata in USA per garantire un ritorno a chi investe nelle universita' e nella ricerca.

    Non accenni neppure di striscio a quali obblighi deve sottostare chi riceve software GPL, ossia a quello di riconoscere i dovuti meriti a chiunque lo abbia preceduto, e l'obbligo di mantenere libero e accessibile agli altri anche le proprie aggiunte e personalizzazioni.

    Ti guardi dal considerare, perche' forse neppure le conosci o ti fa comodo non conoscere, tutte le aziende che sviluppano opensource e vivono dignitosamente di servizi annessi e sono tante nel mondo. Prime tra tutte quelle che hanno creato importanti distribuzioni come Mepis, SOL, Yoper, ma anche MySQL AG ed altre aziende che vendono, installano e mantengono presso le loro amministrazioni locali e aziende.

    Non riusciresti neppure a concepire il fatto che molte persone programmano per il solo piacere nel far cio' e non gli importa dei profitti dato che hanno gia' delle rendite provenienti da altre fonti di reddito.

    Cosi' come esistono altri motivi che spingono degli appassionati della programmazione a unirsi in una community di amici o anche individui isolati per i quali apparire nell'elenco degli sviluppatori e maintainer di un grande software libero e' la piu' grande gratificazione, anche piu' del denaro.

    Che butte tutte queste cose vero? Che brutto avere amici in giro per il mondo con cui non stare solo a parlare di computer e programmi commerciali, ma diventare addirittura protagonisti scrivendocisi i propri programmi e condividendoli. Che brutta tutta questa gente che va a dare gratis quello per cui tu ti faresti pagare spropositatamente. Che brutta questo Internet che nel mondo permette ai singoli di diventare delle community o ad altri di trovare gratuitamente cio' di cui si ha bisogno in barba al programmatorino VB dietro l'angolo.

    Il mondo del software libero e' talmente vasto e vario che tu non ne hai idea e la tua mente ristretta si limita solo a guardare cosa mi potrebbe rubare il mio vicino e quanto guadagnare piu' di me.
    Mentalita' ristretta e bigotta tipica della provincia italiana intossicata dallo stile di vita consumistico e istigata all'odio e all'invidia.


    --
    Mr. Mechano

  • - Scritto da: Mechano

    > Da chi ti e' stato "infrociato" cosi'
    > irrimediabilmente il cervello?

    Modera i termini, non siamo in un Bar di scaricatori di porto e non ti ho mancato di rispetto, tu invece si fin dalla prima riga, e questo la dice lunga su TUTTO il tuo intervento, sulla qualità e le motivazioni che ti spingono ad offendere.

    > Hai scritto una serie interminabile di
    > inesattezze restringendo il campo del

    Ho citato queste: http://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html

    Sono queste le inesattezze?

    Oppure ti pare che la flessibilità del lavoro e il body-rental siano stati applicati in Italia così come negli altri paesi? A me non risulta, anzi, penso che siamo ai limiti della legalità, il colmo è che ora ci mettiamo pure il software gratis scopiazzato dagli altri e facciamo scacco matto.

    > libero, se lo vedra' immediatamente rubato e
    > sfruttato dal furbo di turno.

    Ah no? Allora perché cercano di vendere, rivendere consulenze alla moda e software Open Source? Perché c'è un esercito di giovani installatori di Linux tirato su nelle edicole? Lo hanno scritto loro Linux?

    > Dai per buona la sola licenza libera BSD

    Falso, ho fatto solo un esempio, sei tu che dai per buona la sola licenza GPL & C.

    > quando sappiamo entrambi che e' la peggiore
    > licenza che un programmatore libero potrebbe

    Diglielo alla Apple che ultimamente sta vivendo un Boom economico e di innovazione e che ha un Kernel open source BSD e non Linux.

    > Non accenni neppure di striscio a quali
    > obblighi deve sottostare chi riceve software
    > GPL, ossia a quello di riconoscere i dovuti

    Ah si? Capirai, mille formalità e poi chi controlla? ma sopratutto chi mi impedisce di rielaborare del software ( nel caso in cui trovassi qualcosa che veramente ne valesse la pena ) per poi rivenderlo?

    Tu in un file di testo puoi scriverci quello che vuoi, quelle licenze, in pratica, non valgono un fico secco.

    C'è una firma su quelle licenze?
    Le hai controfirmate?
    Ci sono delle penali da pagare?
    C'è un accordo o un contratto che ti obbliga a fare/non fare in cambio di una prestazione?

    No No No No, allora perché parli?

    > Yoper, ma anche MySQL AG ed altre aziende

    Proprio MySQL non la prenderei come esempio, vista la sua licenza commerciale.

    > Non riusciresti neppure a concepire il fatto
    > che molte persone programmano per il solo
    > piacere nel far cio' e non gli importa dei

    Lo concepisco molto bene, anzi penso che quelli a cui piace programmare, dopo aver visto del codice open nella maggior parte dei casi, hanno il voltastomaco ( indentazione, leggibilità, algoritmi: non pervenuti; ho fatto solo un piccolo esempio, non pensare che ho la mentalità ristretta ).

    Tu che tanto parli, hai visto il codice della Bash il fulcro della linea di comando che, nel nuovo Millennio, ancora impera sui Desktop Linux? ( non se ne può fare a meno )

    L'hai compilata?

    Hai provato a modificarla, correggerla, mettere in ordine i sorgenti, vedere come funziona?

    No

    No

    No

    Allora perché parli di cose che non sai?

    > Cosi' come esistono altri motivi che
    > spingono degli appassionati della
    > programmazione a unirsi in una community di
    > amici o anche individui isolati per i quali

    Questo che c'entra con il mercato e la professione? Se hai voglia di amici esci, spegni il computer, iscrivi al più vicino centro bocciofilo, vai a fare il missionario nel terzo mondo.

    > Che butte tutte queste cose vero? Che brutto

    Bello? Brutto? De gustibus non est disputandum.

    > avere amici in giro per il mondo con cui non
    > stare solo a parlare di computer e programmi
    > commerciali, ma diventare addirittura
    > protagonisti scrivendocisi i propri
    > programmi e condividendoli. Che brutta tutta

    Bugiardo, non ho detto che sono cose brutte, non ne ho neanche parlato, sono fatti tuoi, questi hobby non c'entrano nulla col software commerciale o da usare nella Pubblica Amministrazione.

    Anzi, ti dirò sei ridicolo, perché leggendo questo paragrafo mi aspettavo di leggere "perché, è brutto avere una monofissazione?" e invece sei andato ben oltre perché non solo sei un fissato ( ma sono fatti tuoi ) ma non contento di essere un meccanico dei computer, vuoi pure essere Protagonista.

    > questa gente che va a dare gratis quello per
    > cui tu ti faresti pagare spropositatamente.
    > Che brutta questo Internet che nel mondo
    > permette ai singoli di diventare delle
    > community o ad altri di trovare
    > gratuitamente cio' di cui si ha bisogno in
    > barba al programmatorino VB dietro l'angolo.

    Il VB non c'entra un FICO SECCO.

    Tu puoi fare quello che ti pare in Internet e dove vuoi, ma non pretendere di IMPORRE nelle Pubbliche Amministrazioni il software "libero" e non pretendere di OBBLIGARE chiunque svolga questa attività professionale a DOVER cedere aprioristicamente senza condizioni il frutto del proprio lavoro a chiunque possa trarne vantaggio o speculazione.

    > Il mondo del software libero e' talmente
    > vasto e vario che tu non ne hai idea e la
    > tua mente ristretta si limita solo a
    > guardare cosa mi potrebbe rubare il mio
    > vicino e quanto guadagnare piu' di me.

    Vedo che sei a corto di argomentazioni e invece di attaccare quello che dico attacchi me.

    La mente ristretta sicuramente ce l'hai tu che non hai ancora capito che il software libero è un paradosso, una contraddizione in termini, nulla che porti l'aggettivo di libertà potrà mai essere definito da una serie di divieti, è un controsenso, l'aggettivo "libero" lo mettono solo per attirare schiere di studenti squattrinati e schiere di idealisti ( bada bene, anche io mi definisco tale ).

    > Mentalita' ristretta e bigotta tipica della
    > provincia italiana intossicata dallo stile
    > di vita consumistico e istigata all'odio e
    > all'invidia.

    Ma figurati, consumista io? istigato all'odio? Sicuramente non mi conosci. Guarda che quelli che istigano all'odio sono quelli del software libero/Linux/open source ( tutti della stessa pasta ) che hanno ingaggiato da sempre una lotta frontale contro chiunque la pensi in modo diverso offendendo tutti gli utonti e i macachi degli altri sistemi operativi ( e lo so molto ma molto bene anche per brutte esperienze sul posto di lavoro, veramente brutte, ed ero dalla parte 'open' ).

    Li riconosci a chilometri di distanza dalla loro arroganza e supponenza, il colmo è che poi tutto il discorso sulle idee e sul sapere si tramuta in danaro: lavori, consulenze, commesse.

    Fai un pò quello che ti pare, io alla tua demagogia non abbocco.

    Io almeno ho detto quello che pensavo, ho visto che a parte esserti sfogato e aver lanciato lo scontatissimo attacco stile guerrafondaio tipico degli open ( e poi sarei io intriso di cattiveria? ), le tue patetiche argomentazioni non vanno oltre il bello e brutto, non so, vuoi che parliamo del tempo?

    >
    >
    > --
    > Mr. Mechano
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > Ah no? Allora perché cercano di
    > vendere, rivendere consulenze alla moda e
    > software Open Source? Perché
    > c'è un esercito di giovani
    > installatori di Linux tirato su nelle
    > edicole? Lo hanno scritto loro Linux?

    Fammeli conoscere perche' ne voglio assumere un paio.
    Io trovo solo ex-camionisti e magazzinieri che ad un tratto si propongono come programmatori dopo un corso Micro$oft professional...
    Su 50 curriculum di gente che sembrava dovesse spaccare l'atomo e fare la fusione fredda, ce ne fosse stato uno che conoscesse bene un server Linux e i suoi strumenti insieme ad un po' di MySQL e PHP.

    > Falso, ho fatto solo un esempio, sei tu che
    > dai per buona la sola licenza GPL & C.

    Do per buone tutte le licenze che garantiscano l'immortalita' a tutti gli autori di un software libero. E la BSD non e' tra queste.

    > Diglielo alla Apple che ultimamente sta
    > vivendo un Boom economico e di innovazione e
    > che ha un Kernel open source BSD e non
    > Linux.

    La Apple sta facendo esattamente cio' che ha fatto Micro$oft con lo stack TCP/IP. Ne ha preso uno BSD e lo ha sostituito alla porcheria che aveva prodotto lei. Riconoscendo di fatto la superiorita' di un pezzo di software libero rispetto al suo.

    > Ah si? Capirai, mille formalità e poi
    > chi controlla? ma sopratutto chi mi
    > impedisce di rielaborare del software ( nel
    > caso in cui trovassi qualcosa che veramente
    > ne valesse la pena ) per poi rivenderlo?

    Sono gia' tanti i casi di violazione dela GPL e gia' alcune hanno perso in tribunale. Nel senso che ha vinto la GPL. E' una licenza valida perche' si basa sulle leggi del copyright tradizionale. L'obbligo della licenza GPl e' il ripubblicare il software cosi' come lo si e' trovato senza alterare le informazioni degli autori originari e rilasciandone le modifiche cosi' come lo si e' trovato.

    > Tu in un file di testo puoi scriverci quello
    > che vuoi, quelle licenze, in pratica, non
    > valgono un fico secco.

    Questo lo dici tu.
    Hanno gia' portato in tribunale aziende che hanno preso software libero e non ne hanno rilasciato le modifiche.

    > C'è una firma su quelle licenze?
    > Le hai controfirmate?
    > Ci sono delle penali da pagare?
    > C'è un accordo o un contratto che ti
    > obbliga a fare/non fare in cambio di una
    > prestazione?

    E cosa centrano le penali?
    Chi le deve firmare e controfirmare?
    La licenza libera ti obbliga alla sola ripubblicazione del lavoro derivato e al divieto di eliminare i dati di coloro che hanno controbuito allo sviluppo.
    Per il resto hai tutti diritti non indifferenti come la copia, ridistribuzione, la modifica e perfino la possibilita' di rivendita.

    > Proprio MySQL non la prenderei come esempio,
    > vista la sua licenza commerciale.

    MySQL ha diverse linee di prodotto MySQL Max ha un tipo di licenza quello che usiamo tutti ne ha un'altra.
    E' un esempio chiaro di come le aziende del software libero possono tranquillamente unire i due mondi e vivere anche di software libero.

    > Lo concepisco molto bene, anzi penso che
    > quelli a cui piace programmare, dopo aver
    > visto del codice open nella maggior parte

    Vorrei vedere quello Micro$ozz allora...
    Meno male che e' closed.
    Se ti credi tanto bravo perche' non aiuti a migliorarlo?

    > Tu che tanto parli, hai visto il codice
    > della Bash il fulcro della linea di comando
    > che, nel nuovo Millennio, ancora impera sui
    > Desktop Linux? ( non se ne può fare a
    > meno )

    La shell di unix e' ancora uno degli strumenti piu' potenti di automazione e sintesi che e' ancora insostituibile.
    Tutte le utility di download, espressioni regolari ed elaborazioni di stringhe, tool grafici o audio di elaborazione del suono, del video o delle immagini, si possono comporre in script automatizzati che in sistemi totalmente grafici ti sogni e che ti obbligano a scriverti software ad hoc.

    > Questo che c'entra con il mercato e la
    > professione? Se hai voglia di amici esci,
    > spegni il computer, iscrivi al più
    > vicino centro bocciofilo, vai a fare il
    > missionario nel terzo mondo.

    Io ho preferito fondare un LUG nella mia citta'. Aiutiamo altre persone a provare Linux, lo mostriamo e proponiamo nelle P.A. della nostra provincia.
    La cosa funziona ed e' anche divertente. A te da forse fastidio?

    > Bugiardo, non ho detto che sono cose brutte,
    > non ne ho neanche parlato, sono fatti tuoi,
    > questi hobby non c'entrano nulla col
    > software commerciale o da usare nella
    > Pubblica Amministrazione.

    E chi lo dice?
    OpenOffice.org e' software libero, si puo' usare nella P.A. per risparmiare su altri programmi commerciali.
    eGroupware e' un ottimo strumento di collaborazione.
    Tra non molto tempo ci saranno altri strumenti gestionali e se partono i progetti sponsorizzati dal ministero si potra' commissionare software libero da far scrivere una sola volta e poi ridistribuire a tutte le P.A. che hanno aderito al progetto o che ne hanno bisogno.

    > Il VB non c'entra un FICO SECCO.

    Perche' io programmatori VB sono quelli che piu' odiano Linux, poiche' da una sua diffusione si troverebbero spiazzati e dovrebbero mettersi a studiare linguaggi piu' seri e complessi...
    Sono persone schiave della piattaforma che hanno scelto, e contro il loro volere.

    > Tu puoi fare quello che ti pare in Internet
    > e dove vuoi, ma non pretendere di IMPORRE
    > nelle Pubbliche Amministrazioni il software
    > "libero" e non pretendere di OBBLIGARE
    > chiunque svolga questa attività

    Io non impongo, me lo chiedono...
    Sempre piu' spesso mi capita di vedermi chiedere programmi compatibili con OpenOffice.org o StarOffice ed io ho progettato un sistema di stampa basato sul parsing del formato XML di OpenOffice.org che permette anche di creare PDF server side in maniera autonoma e darli al client attraverso un browser. In questo modo non c'e' l'obbligo di avere Office e il Word o altri visualizzatori diversi da un comune visualizzatore PDF.

    > Io almeno ho detto quello che pensavo, ho
    > visto che a parte esserti sfogato e aver
    > lanciato lo scontatissimo attacco stile
    > guerrafondaio tipico degli open ( e poi
    > sarei io intriso di cattiveria? ), le tue
    > patetiche argomentazioni non vanno oltre il
    > bello e brutto, non so, vuoi che parliamo
    > del tempo?

    Intanto comincia con lo studiare meglio la GPL perche' di cavolate sul software libero ne spari di grosse.
    E inizia a metterti il cuore in pace perche' la sempre maggiore penuria di contante sta portando la P.A. a ripiegare verso il software libero in maniera fisiologica.
    Le conseguenze immediate sono il risparmio, ma anche l'ingresso in questo mondo di tutti coloro che hanno creduto nel software libero, che scalzeranno i venditori di prodotti Microzozz ed un modo diverso sviluppare e produrre servizi e programmi che sempre piu' vedranno finire in secondo piano od annullarsi la semplice vendita di un bene di tipo software..

    --
    Mr. Mechano

  • - Scritto da: Anonimo
    > Quale Sapere c'è dietro a una
    > procedura per la dichiarazione dei redditi

    Effettivamente ben poco...

    > Quale Sapere c'è dietro ad un
    > algoritmo sviluppato per risolvere un
    > problema, per risolvere il quale il
    > fornitore paga del DENARO in cambio di ore
    > di analisi (nel migliore dei casi) e di
    > progettazione, da parte di uno sviluppatore
    > software o di una software house?

    Da quell'algoritmo molti potrebbero imparare qualcosa, ecco dove sta il Sapere. Inoltre, molti altri potrebbero migliorarlo per il bene di tutti, utilizzatori e programmatori.

    > In nome di quale Sapere, la procedura e
    > l'algoritmo di cui sopra, DEVONO essere
    > necessariamente liberamente distribuibili,
    > senza che, chi si è impegnato per
    > costruirli, possa deciderne il prezzo ( per
    > ricavarne un utile )?

    Questa è una scelta, nessuno ti obbliga. Sei libero di farti pagare per il tuo software o di rilasciarlo free.

    > Perché chiunque dovrebbe poter
    > copiare la procedura e l'algoritmo senza
    > renderne conto a chi li ha costruiti?

    Vedi sopra.

    > Questa non è Informatica.

    Ti ricordo che l'informatica è iniziata così. Inizialmente tutto il software era libero e girava liberamente col sorgente nelle università e nei centri di ricerca, all'epoca lo sviluppo era formidabile, oggi puoi metterti a scrivere nei forum grazie a quelle persone che hanno mantenuto il software libero. Poi un giorno i soliti sciacalli (in particolare un famoso dragasaccocce) hanno deciso di trasformarlo in un "business" coperto da segreto industriale. E tanti altri li hanno seguiti. E oggi conosciamo tutti la situazione...

    > Dietro a questo non ci vedo nessun Sapere.

    Punti di vista. Io invece ci vedo tanto sapere. Quando iniziai io, da bambino, a muovere i primi passi nella programmazione lo sai da cosa imparavo? In edicola vendevano dei periodici pieni zeppi di software in formato sorgente da copiare a mano (altro che Setup.exe...), da lì ho cominciato a capire e a imparare. Oggi è il mio lavoro. Nelle riviste di informatica generiche trovavi i sorgenti dei programmi sviluppati dai lettori, che erano felici di veder pubblicato il loro lavoro nella rivista affinchè tutte le potessero fruire. Intere generazioni di miei coetanei e non hanno iniziato così. Dal software a sorgente aperto.

    > Dietro a questo ci vedo solamente una
    > speculazione economica.

    Io la speculazione la vedo invece nel software chiuso.
    Per carità, niente di male a voler vendere il frutto del proprio lavoro, ma non ai prezzi folli che pratica certa gente. (ho sentito di fogli excel per gestire le fattura a 11000 euro. Semplici gestionali fatti in Visual Basic in massimo due pomeriggi di cliccaggio venduti a migliaia di euro, roba da denuncia) Inoltre non fornire il sorgente obbliga il cliente a rivolgersi sempre alla stessa azienda in caso di eventuali future modifiche. Sarà "business", ma a me sembra una forzatura. Considerando anche che su internet si trovano ormai a decine i progetti opensource di gestonali, CRM, ERP validissimi che chiunque può modificare e rivendere al cliente a prezzi enormemente inferiori di quelli praticati dalle miriadi di aziende che fanno questi prodotti in Italia...

    > Dietro a questo ci vedo solamente una
    > speculazione POLITICA.

    Mah... La politica si può inserire in qualsiasi campo della vita umana... La speculazione pure...

    > Posso capire che per scelta qualcuno decida
    > di rendere pubblico qualcosa, ma lo deve
    > fare per scelta

    E infatti, ripeto, nessuno ti obbliga. E' una tua decisione.

    > se succede con un sistema
    > operativo come i vari BSD regalati dalle
    > università mi va bene, ma lo hanno
    > scelto loro, e si tratta di un settore
    > RISTRETTISSIMO ( sistemi operativi )
    > rispetto a tutto il software informatico.

    E allora?

    [cut]

    > Per capire cosa è il "software
    > libero" basta rifarsi alla definizione e ci
    > si accorge che si tratta di un "esproprio
    > informatico" a solo ed esclusivo favore
    > dell'utilizzatore, una "libertà" a
    > senso unico e una vessazione per chi
    > costruisce software per professione.

    Non capisco che vessazione ci sia. Tu sviluppatore sei libero di rilasciare come software libero il tuo prodotto, o di venderlo come closed. Allo stesso modo l'utilizzatore è libero di scegliere una soluzione gratuita o una chiusa e inaccettabilmente costosa.

    > Qui non si parla di brevetti, già
    > quelli sono un grosso rischio per il mercato
    > dell'informatica europeo, ora il colmo
    > è che si ceda anche a questi facili
    > proseliti dei ben pensanti, per ritornare
    > nel Far West dei furbi, dove tutti
    > copieranno da tutti a pieno diritto.

    Il discorso brevetti è un rischio per tutti. Sia per le piccole aziende che dovranno pagare il pizzo alle multinazionali perchè hanno messo la "progress bar" o il "doppio clic" nei loro software, sia per gli sviluppatori open che hanno, in genere, meno mezzi di un'azienda...

    > I fatti dimostrano che Open Source non
    > è maggiore sicurezza, non è
    > maggiore professionalità, non
    > è interoperabilità ( quella
    > sta nei formati di scambio e non nei codici
    > che generano i programmi ), il software open
    > source non è avvolto da un alone
    > esoterico che protegge i suoi utilizzatori
    > dal Male e non ha un modello di business

    Ne sei sicuro? Ci sono interi testi che parlano del modello open source. Li trovi in libreria. Inoltre ci sono anche intere aziende che vivono sull' OpenSource.

    > ha
    > molte mancanze rispetto a chi, in buona o
    > cattiva fede, con il software ci deve
    > campare offrendo il prodotto che i clienti
    > vogliono.

    Si può campare benissimo anche con l'OpenSource.

    > non
    > voglio immaginare cosa potrebbe scaturire se
    > l'open source fosse davvero preso sul serio
    > proprio da noi.

    Certo, gli sciacalli ci sono sempre, ma secondo me potrebbe essere una spinta al mercato dell'informatica che, in italia, è agonizzante.

    Ovviamente tutto IMHO.Sorride

    TAD



    TAD

  • - Scritto da: TADsince1995

    > Da quell'algoritmo molti potrebbero imparare
    > qualcosa, ecco dove sta il Sapere. Inoltre,
    > molti altri potrebbero migliorarlo per il
    > bene di tutti, utilizzatori e programmatori.

    Male! Se vuoi imparare qualcosa recati in qualche Università del pianeta, leggi libri, studia, vai a lavorare in qualche team "leader" o "competitivo".

    Il codice aperto dell'algoritmo serve solo per:

    1- essere ricopiato senza idearlo e minutarlo
    2- essere rivenduto

    > Questa è una scelta, nessuno ti
    > obbliga. Sei libero di farti pagare per il
    > tuo software o di rilasciarlo free.

    Non è vero, se voi volete IMPORRE il software libero nel mercato delle PA, tutti saranno COSTRETTI a sviluppare con gli strumenti LIBERI, le cui licenze virali ti OBBLIGANO a rilasciare il codice praticamente senza nessuna condizione.

    > Ti ricordo che l'informatica è
    > iniziata così. Inizialmente tutto il
    > software era libero e girava liberamente col
    > sorgente nelle università e nei

    Erano altri tempi e si trattava o di software scientifico, oppure di software che faceva semplicemente andare avanti le macchine.

    > centri di ricerca, all'epoca lo sviluppo era
    > formidabile, oggi puoi metterti a scrivere
    > nei forum grazie a quelle persone che hanno
    > mantenuto il software libero. Poi un giorno

    Falso, oggi scrivo qui su PI grazie a Microsoft perché questa è la piattaforma che usa questo quotidiano.

    > i soliti sciacalli (in particolare un famoso
    > dragasaccocce) hanno deciso di trasformarlo
    > in un "business" coperto da segreto
    > industriale. E tanti altri li hanno seguiti.
    > E oggi conosciamo tutti la situazione...

    Non è un problema tecnico informatico, è un problema economico di monopolio, ma moltissimi informatici non hanno nozioni di diritto o di economia, è un problema non si risolve con l'open, anzi, con l'open ne crei di altri.

    > > Dietro a questo non ci vedo nessun
    > Sapere.
    >
    > Punti di vista. Io invece ci vedo tanto
    > sapere. Quando iniziai io, da bambino, a
    > muovere i primi passi nella programmazione
    > lo sai da cosa imparavo? In edicola

    Questo è avvenuto tutto a livello hobbystico, non nego che si possa iniziare a livello amatoriale, ma poi si finisce nel livello professionale, forse tu non ci sei ancora arrivato.

    Il software nelle PA, perché si parlava di questo, non è un software amatoriale o hobbystico ma è un software professionale.

    > Intere generazioni di miei coetanei e non
    > hanno iniziato così. Dal software a
    > sorgente aperto.

    Con questo discorso, tu, per pochi frammenti di codice amatoriale pubblicati sulle riviste vent'anni fa, e le riviste lo pubblicavano affinché venissero comprate in edicola, vorresti indurre il sorgente aperto, niente popò di meno che a tutta l'industria del software.

    Non solo, ma condito con tutti i luoghi comuni e i miti del c.d. "software libero".

    > Io la speculazione la vedo invece nel
    > software chiuso.
    > Per carità, niente di male a voler
    > vendere il frutto del proprio lavoro, ma non
    > ai prezzi folli che pratica certa gente. (ho

    Allora se qualcuno ci specula dobbiamo rendere tutto il codice libero? questo chi lo dice, tu? se aumentano i prezzi dei beni allora cosa devo fare? devo andare in negozio e prendere la roba gratis senza pagare il corrispettivo?

    > sentito di fogli excel per gestire le
    > fattura a 11000 euro. Semplici gestionali

    Ma come, alla fine non contava il SERVIZIO?

    > fatti in Visual Basic in massimo due
    > pomeriggi di cliccaggio venduti a migliaia
    > di euro, roba da denuncia) Inoltre non

    Da denuncia penso sia rivendere software scaricato dalla rete dopo averci cambiato due virgole senza sapere chi l'ha scritto, copiando da dove, e cosa fa nei minimi particolari dati che non lo vende nessuno e non la scritto nessuno in particolare ma tutti in pratica.

    > fornire il sorgente obbliga il cliente a
    > rivolgersi sempre alla stessa azienda in
    > caso di eventuali future modifiche.

    Falso. Il cliente può decidere di buttare il software, se non lo vuole buttare andrà da chi gli costa meno, e non è detto che si tratti della stessa azienda ( sapessi in quanto codice ho messo le mani io ).

    > validissimi che chiunque può
    > modificare e rivendere al cliente a prezzi
    > enormemente inferiori di quelli praticati

    Li può rivendere a prezzi inferiori perché non ci hanno lavorato, non li hanno fatti cioè non hanno fatto un'analisi e non hanno minutato il codice.

    E' come andare in un grande magazzino in una super vendita promozionale e poi RIVENDERE i beni acquistato a prezzo di mercato.

    Regalare ai quattro venti del software è solo un operazione promozionale per farsi conoscere oppure un metodo di concorrenza sleale per fare fuori i proprio concorrenti che non si possono permettere di farlo.

    > Mah... La politica si può inserire in
    > qualsiasi campo della vita umana... La
    > speculazione pure...

    Allora candidati alle elezioni, occupati di politica invece che di informatica, se non lo stai già facendo.

    > > di rendere pubblico qualcosa, ma lo deve
    > > fare per scelta
    >
    > E infatti, ripeto, nessuno ti obbliga. E'
    > una tua decisione.

    No, se sviluppi su piattaforme libere con strumenti liberi sei COSTRETTO a rilasciare il codice; se ora tu vorresti OBBLIGARE i fornitori delle PA a lavorare su piattaforme libere allora tutti saranno COSTRETTI a sviluppare in open source.

    > > se succede con un sistema
    > > operativo come i vari BSD regalati dalle
    > > università mi va bene, ma lo
    > hanno
    > > scelto loro, e si tratta di un settore
    > > RISTRETTISSIMO ( sistemi operativi )
    > > rispetto a tutto il software
    > informatico.
    >
    > E allora?

    E' una loro scelta.

    > Non capisco che vessazione ci sia. Tu
    > sviluppatore sei libero di rilasciare come
    > software libero il tuo prodotto, o di
    > venderlo come closed. Allo stesso modo
    > l'utilizzatore è libero di scegliere
    > una soluzione gratuita o una chiusa e
    > inaccettabilmente costosa.

    Se l'utilizzatore è libero di scegliere la soluzione gratuita invece dell'inaccetabilmente costosa allora perché l'open source dovrebbe essere la soluzone a tutti i mali?

    Perché in questo caso non basta la sovranità del cosumatore? Quando fa comodo a te basta, quando non ti fa più comodo per ottener ragione allora non basta.

    > Ne sei sicuro? Ci sono interi testi che
    > parlano del modello open source. Li trovi in
    > libreria. Inoltre ci sono anche intere
    > aziende che vivono sull' OpenSource.

    E' una moda, li pubblicano per vendere libri, per guadagnarci soldi e per riempire le edicole approfittando della situazione del mercato, nessuno ti vieta di comprare libri di propaganda, li pubblicano tutti, anche i cattivoni closed.

    > Si può campare benissimo anche con
    > l'OpenSource.

    Certo, come ha già detto qualcuno si può campare anche con l'OpenSource, se vivi di rendita.

    > Certo, gli sciacalli ci sono sempre, ma
    > secondo me potrebbe essere una spin
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: TADsince1995
    >
    > > Da quell'algoritmo molti potrebbero
    > imparare
    > > qualcosa, ecco dove sta il Sapere.
    > Inoltre,
    > > molti altri potrebbero migliorarlo per
    > il
    > > bene di tutti, utilizzatori e
    > programmatori.
    >
    > Male!

    la tua sembra una posizione oscurantista

    > Se vuoi imparare qualcosa
    ..
    > leggi
    > libri,

    ad esempio quelli di informatica libera

    > studia,

    ad esempio testi e procedure dell'informatica libera

    > vai a lavorare

    io ci lavoro, col software libero

    > in qualche
    > team "leader" o "competitivo".

    il mio lavoro è estremamente competitivo. FAccio tremare i miei competitori del sw closed, ad esempio

    > Il codice aperto dell'algoritmo serve solo
    > per:

    hai la vista ristretta

    > > Questa è una scelta, nessuno ti
    > > obbliga. Sei libero di farti pagare per
    > il
    > > tuo software o di rilasciarlo free.
    >
    > Non è vero,

    dimostra il contrario

    > > i soliti sciacalli (in particolare un
    > famoso
    > > dragasaccocce) hanno deciso di
    > trasformarlo
    > > in un "business" coperto da segreto
    > > industriale. E tanti altri li hanno
    > seguiti.
    > > E oggi conosciamo tutti la situazione...
    >
    > Non è un problema tecnico

    o sì, invece: soprattutto quando un monopolio impone illegittimamente le sue "tecnologie"

    > informatico, è un problema economico
    > di monopolio, ma moltissimi informatici non
    > hanno nozioni di diritto o di economia,

    dovranno adeguarsi ad averle oppure non capiranno la marea che li sommergerà

    > è un problema non si risolve con
    > l'open, anzi, con l'open ne crei di altri.

    io con l'open mi sono fatto un lavoro

    > Non solo, ma condito con tutti i luoghi
    > comuni e i miti del c.d. "software libero".

    detto da chi vuol vedere paradossi dove non esistono...

    > Allora se qualcuno ci specula dobbiamo
    > rendere tutto il codice libero? questo chi
    > lo dice, tu? se aumentano i prezzi dei beni
    > allora cosa devo fare? devo andare in
    > negozio e prendere la roba gratis senza
    > pagare il corrispettivo?

    devi solo adeguarti al mercato che cambia

    Se non lo fai rischi di esser tagliato fuori

    > Regalare ai quattro venti del software
    > è solo un operazione promozionale per
    > farsi conoscere oppure un metodo di
    > concorrenza sleale per fare fuori i proprio
    > concorrenti che non si possono permettere di
    > farlo.

    io non potevo permettermi di entrare nel mercato del sw.
    Ci sono entrato da quando installo/adatto sw OS.

    > Allora candidati alle elezioni, occupati di
    > politica invece che di informatica, se non
    > lo stai già facendo.

    ancora a vedere le persone come fatte a compartimenti stagni?

    tanto non riuscirai a farci fuori: siamo qui per restare

    > > > di rendere pubblico qualcosa, ma
    > lo deve
    > > > fare per scelta
    > >
    > > E infatti, ripeto, nessuno ti obbliga.
    > E'
    > > una tua decisione.
    >
    > No, se sviluppi su piattaforme libere con
    > strumenti liberi sei COSTRETTO a rilasciare
    > il codice;

    sei un emerito ballista

    > se ora tu vorresti OBBLIGARE i
    > fornitori delle PA a lavorare su piattaforme
    > libere allora tutti saranno COSTRETTI a
    > sviluppare in open source.

    bis , con lode

    > > Ne sei sicuro? Ci sono interi testi che
    > > parlano del modello open source. Li
    > trovi in
    > > libreria. Inoltre ci sono anche intere
    > > aziende che vivono sull' OpenSource.
    >
    > E' una moda,

    balle.

    io ci VIVO con l'OS

    se è una moda è come quella dei Blue Jeans

    > > Si può campare benissimo anche
    > con
    > > l'OpenSource.
    >
    > Certo, come ha già detto qualcuno si
    > può campare anche con l'OpenSource,
    > se vivi di rendita.

    poveraccio: finchè non imparerai a conoscere i tuoi competitori continuerai a sbattere i denti nel buoi esenza sapere ciò contro cui ti scontri.



    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > In nome di quale Sapere, la procedura e
    > l'algoritmo di cui sopra, DEVONO essere
    > necessariamente liberamente distribuibili,

    chi vuole importi di distribuire il tuo lavoro closed source?

    Nessuno può farlo

    Per contro, tu non puoi pretendere che ALTRI lo facciano

    > Dietro a questo non ci vedo nessun Sapere.

    metti gli occhiali e ti presento il "saper fare"

    > Dietro a questo ci vedo solamente una
    > speculazione economica.

    non diversa da altre speculazioni economiche, e di certo non illegittima

    > Dietro a questo ci vedo solamente una
    > speculazione POLITICA.

    ?????

    > Poi, chi preferisce mettere l'enfasi sul
    > sapere e la conoscenza anziché
    > discutere di dettagli tecnici e commerciali,
    > dovrebbe notare subito che i princìpi
    > del c.d. "software libero" sanciscono una
    > serie di divieti, in contraddizione con il
    > fatto che libertà è assenza di
    > divieti, il software libero è quindi
    > un paradosso.

    ecco il solito FUD, basato su falsi presupposti.

    Definizione: un software è libero se rimane tale nel tempo, altrimenti è "predabile"

    E' arcinoto che il software libero, lasciato in pasto a coloro che vogliono renderlo prigioniero, torna in gabbia.

    Quindi il software libero propriamente detto deve essere protetto da licenze che ne vietino l'ingabbiatura a escusivo vantaggio di qualcuno.

    Ecco spiegato il "paradosso" (ma sarebbe bastato studiare un po' per risolverlo da se')

    > una vessazione per chi
    > costruisce software per professione.

    la libertà di rilasciare sw libero è garantita dalla legge

    > Far West dei furbi, dove tutti
    > copieranno da tutti a pieno diritto.

    solo quello che è stato rilasciato di propria volontà alla libera copia

    > I fatti dimostrano

    non dai alcuna prova di questi fatti.
    In mancanza di questi fatti la tua rimane un'opinione. Io rimango della mia, confortata dalla mia esperienza

    non+autenticato
  • > I fatti dimostrano che Open Source non
    > è maggiore sicurezza, non è
    > maggiore professionalità, non
    > è interoperabilità ( quella
    > sta nei formati di scambio e non nei codici
    > che generano i programmi ),
    ma dove vivi? su Plutone?
    non+autenticato