
Qualcuno è riuscito a trovare soluzioni immediate, regalandolo o vendendolo, se in buono stato. Altri, invece, l'hanno affidato all'
oblio della soffitta, per mantener fede alla usuale considerazione secondo cui anche la vita di un PC nuovo è breve. E il problema si è poi riproposto, gettando nell'angoscia i possessori di una piccola soffitta, impossibilitati ad impilare l'Atari, il Commodore, l'Intellivision, l'Olivetti, l'assemblato, con relativi monitor ed annessi ricambi e connesse periferiche, tutti uno sopra l'altro.
Che fare? Aprire un piccolo museo di cimeli tecnologici o sbarazzarsi dei polverosi "ferrivecchi"? Abbandonata dopo due secondi la prima ipotesi, più affascinante, la maggioranza propende per la seconda ipotesi:
la parola magica è eliminazione, anzi, smaltimento.
Il problema dello smaltimento, in realtà,
è piuttosto serio e non riguarda solamente
il mondo dei PC, dal momento che coinvolge anche telefonini cellulari, apparecchi palmari e tutti gli elettrodomestici, più o meno ingombranti.

Stando ai dati raccolti dalla Commissione Europea, attualmente
discariche e inceneritori sono l'ultima dimora del 90% circa dei rifiuti elettronici ed elettrici (PC, periferiche e accessori, ma anche radio, tv, congelatori, frigoriferi, lavatrici), che vi giungono "integri", ossia senza l'asportazione dei componenti pericolosi in essi contenuti.
Questo in realtà non è ciò che dovrebbe avvenire: anche in presenza di una
legislazione specifica sullo smaltimento dei RAEE ("Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche", altrimenti definiti WEEE, "Waste from Electrical and Electronic Equipment", oppure
E-waste), il buon senso innanzitutto dovrebbe metterci una pulce nell'orecchio, mentre svuotiamo la soffitta, e ricordarci esistenza e finalità della raccolta differenziata.