
Di cosa sono fatti il pc e il monitor che stiamo buttando nell'immondizia?
Chi non si pone nemmeno la domanda li butta senza indugi nel cassonetto più vicino. Chi se la pone, ma non conosce bene la risposta, nel dubbio si comporta allo stesso modo, magari nottetempo, per non essere visto. Chi invece si rende conto di un potenziale danno ecologico si documenta, ma non trovando facilmente risposte immediate e univoche, si reca in un centro di raccolta rifiuti e butta tutto tra gli "ingombranti".
Soluzione sostanzialmente giusta, ma? gli "ingombranti", poi, che fine fanno?
La mancanza di una disciplina legislativa in merito porta alla confusione. Ciò ha spinto l'Unione Europea a colmare la lacuna, provvedendo all'approvazione, all'inizio del 2003, di due direttive (2002/95/CE e 2002/96/CE, con successive modifiche ed integrazioni) sulla raccolta differenziata di apparecchiature ed elettrodomestici, affidando a produttori, importatori e rivenditori il compito di organizzare i servizi di "raccolta, trattamento, recupero, reimpiego, riciclaggio e smaltimento" dei RAEE.

L'esortazione di
Margot Wallstrom, commissario europeo con incarico per l'ambiente, è piuttosto eloquente: "Noi compriamo e gettiamo un numero sempre crescente di rifiuti elettrici ed elettronici. Ma questi prodotti creano problemi alla normale raccolta dei rifiuti urbani perché contengono sostanze pericolose. Le nuove direttive metteranno fine a questa situazione ma solo dopo che saranno recepite nelle varie legislazioni nazionali. Sono sicura che molti Paesi non hanno rispettato la data prevista per il recepimento, ma li invito a mettersi in regola al più presto possibile, perché è necessario affrettarsi se vogliamo far cessare i danni provocati dai rifiuti elettrici".
Le scadenze stabilite dall'Unione Europea sono ormai prossime:
entro la prossima estate (13 agosto) 2005, ogni Paese europeo dovrà essere in grado di attuare un sistema di recupero e riciclaggio di tali rifiuti, efficace da un punto di vista ambientale ed economicamente sostenibile. In Germania un simile sistema è in dirittura di approvazione, ma a quanto pare in tutta Europa c'è un unico Paese ad essersi adeguato tempestivamente: la Grecia.
E l'Italia a che punto è?Allo scopo di ottenere alcuni dati ufficiali e avere la possibilità di documentare la situazione aggiornata sulle attività in corso per l'attuazione delle direttive comunitarie sui RAEE (WEEE), all'inizio di gennaio ci siamo rivolti ad alcune istituzioni, che a nostro avviso potevano essere interessate all' argomento.
"Il dipartimento per l'Innovazione e le Tecnologie non ha competenza sullo smaltimento dei rifiuti", ci ha spiegato in una nota l'ufficio stampa del Dipartimento. Il Ministero per la tutela dell'Ambiente e del Territorio, probabilmente il più competente e coinvolto in materia, e il Ministero delle Attività Produttive (che potrebbe esserlo per quanto attiene la parte industriale di recupero), non hanno semplicemente risposto. In un caso una mail è stata cancellata, nell'altro è stata aperta ed è rimasta, è proprio il caso di dirlo, lettera morta.