
Se qualcuno pensa che i problemi ambientali del PC si registrino soltanto in fase di smaltimento si sbaglia di grosso. L'impatto quasi devastante del PC è la
fabbricazione. Una
ricerca condotta dalla
United Nations University fornisce informazioni piuttosto interessanti e sorprendenti. La produzione di un computer dotato di monitor (da 17 pollici) necessita mediamente di 1,8 tonnellate di materiale: 240 chilogrammi di combustibile fossile, 22 Kg di prodotti chimici e metallici e 1,5 tonnellate di... acqua.
Nel complesso, per un PC si consuma l'equivalente del peso di un'auto!
Naturalmente, il problema dell'inquinamento si ripresenta al termine del ciclo di vita del prodotto. Benchè sia difficile avere valori attendibili, non disponendo di dati ufficiali, proviamo a dare un'idea delle proporzioni del problema, basandoci su un rapporto di
WWF e
Consorzio Ecoqual'it. Secondo lo studio
"Le cause e gli effetti della mancata gestione dei rifiuti tecnologici" ogni cittadino dell'Unione Europea produce ogni anno circa 20 chilogrammi di e-waste, quantitativo che, nel giro di cinque anni, è destinato ad una crescita compresa tra il 16 e il 28%. Nel complesso, si tratta di milioni di tonnellate di materiale.
Questa
gigantesca collina di rottami tecnologici, niente affatto inerti, implica l'esistenza di un problema ambientale di primissimo rilievo, essendo composta, tra l'altro, da un insieme di metalli pesanti e sostanze pericolose per l'inquinamento di aria, acqua e suolo. Solo per citarne alcune, in questo tipo di rifiuti abbiamo la certezza di trovare
piombo (mediamente 4 chilogrammi in un tubo catodico), sali di
bario (anch'essi presenti nei tubi catodici),
mercurio (presente negli interruttori),
cadmio (presente nei semiconduttori); c'è anche il
cromo esavalente, sostanza che è stata resa famosa da un caso legale nato negli USA e raccontato da Soderberg nel film
Erin Brockovic.

Prima della presa di coscienza da parte delle istituzioni, qualcun altro aveva già pensato al problema:
HP in primis, seguita poi da
IBM, già alcuni anni fa aveva sperimentato la soluzione commerciale della permuta, con il ritiro del pc usato da rottamare a fronte di un nuovo acquisto. Ovviamente le implicazioni ambientali di queste iniziative di marketing non potevano che giovare all'immagine delle aziende e così altri produttori hanno percorso questa strada, inseguendo anche la possibilità di ottenere certificazioni come la TCO (che verificano la eco-compatibilità della fabbricazione e del funzionamento delle apparecchiature).
Le direttive europee stabiliscono che siano i produttori a pagare i costi della raccolta e del trattamento dei rifiuti. Un utente finale potrà quindi consegnare il proprio vecchio PC ad un servizio di raccolta e i produttori dovranno occuparsi del recupero dei rifiuti, in modo indipendente o partecipando a progetti collettivi.