Contrappunti/ Tutto in un sondaggio

di Massimo Mantellini - Imbrigliato da certe statistiche il mondo, anche quello elettronico, appare diverso. Eppure basterebbe il buon senso ad evitare notizie che descrivono una realtà che non esiste

Roma - Puo' una società che si occupa di monitorare il traffico su Internet, divulgando studi statistici poi ripresi da tutta la stampa nazionale, non avere un sito sul web? Fosse anche solo una semplice vetrina? Altrove certamente no, in Italia invece è possibile. La settimana scorsa tutti i giornali hanno riportato i risultati di una indagine statistica prodotta da una società di ricerche denominata Internet Monitoring. La ricerca - ci dicono gli articoli di stampa - eseguita seguendo 8 fra le più utilizzate chat del web italiano e intervistando circa 300 utenti, ha prodotto un dato che tutti i media nazionali hanno sottolineato con evidenza: "1/3 del campione intervistato chatta dal posto di lavoro".

Per amore di abbondanza (ed anche, lasciatemelo dire, per consolidato vizio professionale) molti dei quotidiani e settimanali che hanno utilizzato i numeri della ricerca, hanno titolato: "1/3 degli italiani chatta dal posto di lavoro". Lo hanno fatto Panorama
e Tiscali nei loro articoli sul web, La Gazzetta del Mezzogiorno, TgCom,MyTech e chissà quanti altri in rete e su carta. Quando un minimo di decoro sarebbe stato sufficiente per scrivere: "1/3 di quanti chattano lo fa dal posto di lavoro". Il che è, ovviamente, tutto un altro paio di maniche.

Tuttavia, una volta citato questo spericolato utilizzo del "titolo-fandonia", sport che deve piacere assai a molta stampa nazionale tanto da essere da tempo intensamente praticato un po' a tutti i livelli, il san Tommaso di turno si chiede: questi numeri proposti da Internet Monitoring (durante un recente convegno romano dal titolo "Internet e la società virtuale") saranno reali? Quali metodologie statistiche sono state utilizzate? Come è stato composto il campione? Secondo quali criteri sono state compilate le domande? O ancora: chi sono gli esperti che hanno pensato lo studio? Lo hanno fatto per scopi scientifici o commerciali? E se sì, per conto di chi?
In altre parole la domanda che mi faccio (e che nelle redazioni delle decine di giornali che hanno pubblicato la notizia si sarebbero dovuti fare) è: siamo di fronte ad una ricerca seria oppure no? Scienza o faciloneria? Sociologia applicata al web o malcelato protagonismo? Può una società che ha un sito web "in costruzione" essere considerata attendibile da tutti i media del paese ed i suoi dati riportati pedissequamente senza parlare di metodi, procedure e misurazioni?

Non so se questo sia il caso ma in Italia questo delitto di superficialità nel riportare presunte notizie è non solo possibile ma perfino frequente. Ne abbiamo avuto in passato decine di esempi. Esistono associazioni nate su Internet come Il Movimento Italiano Genitori o l'Osservatorio sui Diritti dei Minori che sfornano su materie di loro (presunta) competenza comunicati stampa a raffica che tutti i giornali puntualmente riportano.
Organizzano convegni, i loro rappresentanti (spesso pochissime persone se non addirittura singoli individui) dopo qualche tempo diventano famosi, vanno in TV, vengono invitate ai tavoli ministeriali in veste di consulenti. Chi rappresentano? Non si sa. Quanti genitori italiani hanno per esempio incaricato il Moige di parlare per loro? Uno, dieci,centomila, qualche milione? Nemmeno questo si sa. O meglio: ai media questo dato sembra non interessare. Eppure sarebbe importante saperlo: è molto diverso dar voce ai rappresentanti di migliaia di persone o semplicemente alla voglia di emergere di alcuni.

La storia della comunicazione tecnologica italiana degli ultimi anni è anch'essa piena di episodi del genere, di statistiche improvvisate quando non totalmente inventate che hanno ottenuto vasta eco sui media senza il benchè minimo controllo. E che nella maggioranza dei casi hanno avuto effetti nefasti sulla percezione delle nuove tecnologie da parte della popolazione.

Per evitare che simili giochetti si perpetuino, gli istituti di ricerca statistica seria hanno da qualche tempo concordato un protocollo metodologico che garantisce la qualità dei sondaggi e che viene sempre preventivamente comunicato. Lo studio di Internet Monitoring risponde a questi dettami?

Come ogni ricerca che si rispetti, quella confezionata da Internet Monitoring produce, assieme a dei numeri sui quali, così come riprodotti dai giornali, è impossibile farsi una idea per oggettiva mancanza di dati, anche una morale finale che vale al pena di essere ricopiata:

"l'uso eccessivo (di internet), infatti, porta progressivamente alla distruzione della normale esistenza di un individuo, che rischia di venire assorbito totalmente dalla sua esperienza virtuale, rimanendone intrappolato"

Ecco, vedete? Pensavamo di avere a che fare con dei matematici e ci ritroviamo invece analizzati da splendidi moralisti. Che frequentano i convegni dei nostri politici, intervengono in qualità di esperti a raccontare le meraviglie e i rischi dell'uso della rete, forti del loro sito web "under construction". Per una platea assonnata che il giorno seguente leggerà sui titoli dei quotidiani che milioni di italiani chattano dal posto di lavoro. Finendo poi, come è nell'ordine delle cose, per crederci.

Massimo Mantellini
Manteblog


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TAG: italia
40 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Tutto in un sondaggio
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  • Un paio di mesi fa, poche ore dopo il ben noto cataclisma nell'oceano indiano, molti tg e molta stampa si affrettarono a riportare di uno spostamento dell'asse terrestre nell'ordine di una decina di chilometri. Una decina di chilometri? Ci attendeva lo stesso destino riservato dalla storia ai dinosauri?
    Impossibile che quell'informazione fosse uscita da qualsivoglia ambiente scientifico, come impossibile che qualsiasi giornalista degno del titolo potesse distribuire un dato del genere senza aver prima verificato con qualsivoglia ambiente scientifico. Eppure tutti hanno sentito, molti hanno creduto (perchè non avevano i mezzi per fare altrimenti), pochissimi si sono posti il problema.
    E il problema cui mi riferisco non è evidentemente l'inclinazione dell'asse terrestre che ben sappiamo come possa variare, ma l'attendibilità del sistema informativo o meglio mediatico-comunicativo. Già perchè qui non parliamo di roba tipo "l'isola dei famosi", qui si parla anche e soprattutto di democrazia, di quel quinto potere che sebbene non sancito dai sacri testi costituzionali, in epoca di democrazie è il potere dei poteri.
    Verrà probabilmente anche in Italia il tempo in cui qualcuno deciderà di investire sulla propria attendibilità, costruendo faticosamente negli anni un nome che si distingua appunto per il rigore informativo, l'equidistanza dai vari altri poteri, la molteplicità delle opinioni si spera in modo differente dalla rai di oggi che in coda ad ogni stupidaggine elenca, politico per politico, il relativo commento con foto.
    Nel frattempo, in attesa che anche l'Italia maturi una tendenza già altrove da tempo intrapresa, si rende necessario un nuovo approccio al megamondo-mediatico; spirito critico, confronto, selezione ed accesso diretto alle fonti, un atteggiamento più maturo insomma. Una maturità che però non sembra esserci ancora nel popolo italico; una mancanza che in fin dei conti è la causa stessa dell'infima qualità del nostro sistema mediatico di massa. Per farla breve ad ognuno la comunicazione che si merita, la politica che si merita, il paese che si merita.
  • Tutti i mesi sui telegiornali più o meno i giornalisti dicono: "l'inflazione è ferma al 2%, i prezzi su base mensile restano invariati" (tg1 di ieri, verso le 13:15), invece di parlare di tasso di aumento dei prezzi che resta invariato.
    Poi la massaia si chiede perchè spende sempre di più... forse il giornalista non è in grado di spiegarglielo.
    non+autenticato

  • I giornali hanno interesse a che il web
    rimanga solamente un pezzo pubblicitario
    nelle mani della propaganda (meglio del
    loro sito) piuttosto che un posto dove la
    gente puo' chattare ed informarsi
    liberamente, dove le persone potrebbero
    venire a sapere troppo. E questo si sa,
    al giorno d'oggi, sarebbe molto scomodo
    per certe organizzazioni occulte che si
    sono venute a creare e che si trovano
    tanto bene con la formula "controllo dei media"
    = "controllo dell'opinione pubblica".
    Vedere buttata all'aria questa loro equazione
    significherebbe dover ridisegnare 50 anni
    di strategie, e questo non gli piacerebbe
    affatto.

    "It is well enough that people of the nation do not understand our banking and monetary system, for if they did, I believe there would be a revolution before tomorrow morning."
                                        - Henry Ford

    non+autenticato
  • La Sig,Chiara Tempesta ( chiarat77@tiscali.it ) ha avuto a che fare con la creazione dell "sito".
    Cosi' dice le propieta' della pagina.....
    Perche' non chiediamo informazioni a lei ?
    non+autenticato
  • Il problema che quei giornali & c. pur scrivendo tutte quelle cavolate continuano ad essere considerati "autorevoli" e miliaia di persone ogni giorno continuano a comprarli.



    Potremmo creare un nostro "rating" dei giornali & c.

    quando uno di noi utenti del forum prova una notizia bufalosa, o un sondaggio ben poco scientifico ed oggettivo o -sopratutto- una chiara manipolazione delal realtà per fare un titolo più altisonante (coem l'esempio citato enll'articolo).

    Facciamo una bella lista in funzione di quante "segnalazioni" ha ogni testata (certo è approssimativo, ma meglio di niente), ed eviteremo accuratamente di comprare quelle testate.
  • Nel campo dei telegiornali peso che studio aperto come livello di sondaggi idioti e bufale (ve lo ricordate il PC che ti spia da spento?) sia al top del ridicolo.

    non+autenticato
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