Convegno/ Il futuro industriale dell'ICT

A Parma

Parma - L'Unione Parmense degli Industriali ed il Gruppo Imprese Artigiane hanno organizzato, per il giorno di venerdì 25 febbraio prossimo, un convegno dal titolo C'è un futuro industriale per l'ICT?, un incontro aperto agli operatori e alle imprese italiani.

Il convegno, che si terrà a Palazzo Soragna dalle 9.15, cercherà di rispondere a domande come: "E' possibile che i players a capitale italiano si debbono limitare a utilizzare/commercializzare soluzioni nate e industrializzate altrove o esistono tecnologie "made in Italy?" oppure "La committenza (pubblica e privata), il mondo della ricerca e il patrimonio di conoscenze sono all'altezza del nuovo ciclo di sviluppo dell' ICT?" e ancora "L'open source è veramente l'ultima spiaggia (o la nuova frontiera) per realizzare architetture e soluzioni svincolate dagli standard dei leaders?"

Tra i relatori Francesca Abruzzo di Assinform, Marco Martini del CNIPA, Cesare Azzali, Direttore dell'Unione parmense, Massimo Marchiori, ricercatore del M.I.T. - Laboratory for Computer Science in The World Wide Web Consortium - e Ricercatore presso l' Università di Venezia, nonché una serie di rappresentanti dell'industria.
Tutte le informazioni sul convegno sono disponibili qui
TAG: mercato
14 Commenti alla Notizia Convegno/ Il futuro industriale dell'ICT
Ordina
  • È possibile che i players a capitale italiano si debbono limitare a utilizzare/commercializzare soluzioni nate e industrializzate altrove o esistono tecnologie "made in Italy?

    Certo perche' si puo' avere un reddito immediato e facile mandando i consulenti nelle ditte che fanno palloncini per poi licenziarli quando la ditta di palloncini li manda via dopo 10 anni


    La committenza (pubblica e privata), il mondo della ricerca e il patrimonio di conoscenze sono all'altezza del nuovo ciclo di sviluppo dell' ICT?

    La ricerca si fa quasi solo nelle universita' dove i cari professori si beccano il loro mega stipendione maltrattando gli studenti.
    Perche' fare ricerca al di fuori delle universita' in cui l'interesse a "fare" e' ridotto dal posto SICURO e dallo stipendio SICURO sembra quasi proibito?



    L'open source è veramente l'ultima spiaggia (o la nuova frontiera) per realizzare architetture e soluzioni svincolate dagli standard dei leaders?

    Certamente....poi se e' free software anche meglio...ma da dove li becchi i soldi in un prodotto free? dall'installazione? dalla customizzazione? dalla manutenzione? beh meglio fare queste operazioni su un software open source gia' fatto da altri


    L'ICT ha un futuro? solo se i patiti di informatica smetteranno di regalare il loro software e gli economi la smetteranno di dirigere ditte che dovrebbero produrre "cose" che loro non conoscono
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > L'open source è veramente l'ultima
    > spiaggia (o la nuova frontiera) per
    > realizzare architetture e soluzioni
    > svincolate dagli standard dei leaders?

    Entrambe le cose: ultima frontiera e ultima spiaggia ma per un paese come il nostro che in campo ICT non ha mai contato granche'... abbiamo quest' ultima possibilita', sfruttiamola bene, come? Vedi sotto, in parte ti sei gia' risposto...

    > Certamente....poi se e' free software anche
    > meglio...ma da dove li becchi i soldi in un
    > prodotto free? dall'installazione? dalla
    > customizzazione? dalla manutenzione? beh
    > meglio fare queste operazioni su un software
    > open source gia' fatto da altri
    > L'ICT ha un futuro? solo se i patiti di
    > informatica smetteranno di regalare il loro
    > software e gli economi la smetteranno di
    > dirigere ditte che dovrebbero produrre
    > "cose" che loro non conoscono

    Dove sta' scritto che il sw open debba essere regalato? IO ho comperato una SUSE (da poco marchio Novell) ultraprofessionale al modico prezzo di 81 euro... per quello che fa e che puo' fare (e puo' davvero tanto) direi che e' stato praticamente un guadagno...
    Sviluppare sw complesso (come sistemi operativi, server vari ecc.) e di qualita' costa molto; Il modello di sviluppo open, essendo COLLABORATIVO, permette di abbattere notevolmente i costi di ricerca e sviluppo con ovvi benefici per tutti fino all' utente finale; alla fine il sw si paga sempre ma a costi molto piu' abbordabili.
  • >>Il modello di sviluppo open,
    > essendo COLLABORATIVO, permette di abbattere
    > notevolmente i costi di ricerca e sviluppo
    > con ovvi benefici per tutti fino all' utente
    > finale; alla fine il sw si paga sempre ma a
    > costi molto piu' abbordabili.


    quindi guadagnare tutti e guadagnare poco..
    acc..ma sei parente a bertinotti per caso!??!?!

    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > >>Il modello di sviluppo open,
    > > essendo COLLABORATIVO, permette di
    > abbattere
    > > notevolmente i costi di ricerca e
    > sviluppo
    > > con ovvi benefici per tutti fino all'
    > utente
    > > finale; alla fine il sw si paga sempre
    > ma a
    > > costi molto piu' abbordabili.

    > quindi guadagnare tutti e guadagnare poco..
    > acc..ma sei parente a bertinotti per
    > caso!??!?!

    Certo che se le capacita' logiche dell' italiano medio sono come le tue stiamo messi male... per forza siamo il "fanalino di coda" in quasi tutto...
    Dove e' scritto "guadagnare tutti e guadagnare poco"?
    Fino a prova contraria guadagna (onestamente) chi lavora, con la differenza che siccome il LAVORO ha dei COSTI se riduco questi costi ho piu' margini di profitto da una parte e posso praticare dei prezzi piu' bassi dall' altra...
    Del resto mi risulta che SUSE sia ujn' azienda che produce e guadagna...
    Ti riesce fare 2+2 o hai bisogno di un' aiutino?

  • - Scritto da: Alessandrox
    > Fino a prova contraria guadagna
    > (onestamente) chi lavora, con la differenza
    > che siccome il LAVORO ha dei COSTI se riduco
    > questi costi ho piu' margini di profitto da
    > una parte e posso praticare dei prezzi piu'
    > bassi dall' altra...
    > Del resto mi risulta che SUSE sia ujn'
    > azienda che produce e guadagna...

    Bene signor "capacità logica" (occhio a non abusare di questa espressione, se passa di qui uno che conosco io s'incazza come una bestia), allora spiegaci per benino in che modo una Suse abbassa i costi della manodopera usando il "modello opensource". In termini sensati di modelli di costi fissi, costo industriale e costo aziendale, insomma contabilità industriale concreta, non con le solite proposizioni generiche e fumose.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > allora spiegaci per benino in che modo una Suse
    > abbassa i costi della manodopera usando il
    > "modello opensource". In termini sensati di
    > modelli di costi fissi, costo industriale e costo
    > aziendale, insomma contabilità industriale
    > concreta, non con le solite proposizioni
    > generiche e fumose.

    Nella mia ignoranza provo a risponderti io. Non so se conosci la ditta nuova elettronica, quella delle rivista, o altre analoghe. Queste ditte vendono kit di montaggi elettronici a prova di sprovveduti, con piste larghe mezzo chilometro e un componente ogni venti minuti. Però succede che esistono sprovveduti talmente sprovveduti che non riescono neppure a montare i kit.
    Allora uno può pensare di mettere su una dittarella dove assembla questi kit e li vende come apparecchio finito, con la scatoletta di alluminio, le manopole e tutto il resto. Fin qui tutto bene, uno si fa pagare la manodopera e non fa nessuno sforzo progettuale. Compri il kit e rivendi con un ricarico un oggetto finito.

    L'opensource funziona quasi allo stesso modo, con la differenza che il kit originale tu non lo paghi, e quindi rivendi tutto solo al costo della manodopera... ecco perchè un programma opensource dovrebbe costare meno, la "materia prima" è in regalo per chi sa programmare.

    Fan Commodore64
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo

    > - Scritto da: Anonimo
    > >
    > > allora spiegaci per benino in che modo una Suse
    > > abbassa i costi della manodopera usando il
    > > "modello opensource". In termini sensati di
    > > modelli di costi fissi, costo industriale e
    > costo
    > > aziendale, insomma contabilità industriale
    > > concreta, non con le solite proposizioni
    > > generiche e fumose.

    > Nella mia ignoranza provo a risponderti io.

    Pur apprezzando la tua onesta' non posso esimermi dal rilevare dei presupposti errati nel tuo ragionamento

    >Non
    > so se conosci la ditta nuova elettronica, quella
    > delle rivista, o altre analoghe. Queste ditte
    > vendono kit di montaggi elettronici a prova di
    > sprovveduti, con piste larghe mezzo chilometro e
    > un componente ogni venti minuti. Però succede che
    > esistono sprovveduti talmente sprovveduti che non
    > riescono neppure a montare i kit.
    > Allora uno può pensare di mettere su una
    > dittarella dove assembla questi kit e li vende
    > come apparecchio finito, con la scatoletta di
    > alluminio, le manopole e tutto il resto. Fin qui
    > tutto bene, uno si fa pagare la manodopera e non
    > fa nessuno sforzo progettuale. Compri il kit e
    > rivendi con un ricarico un oggetto finito.
    >
    > L'opensource funziona quasi allo stesso modo, con
    > la differenza che il kit originale tu non lo
    > paghi, e quindi rivendi tutto solo al costo della
    > manodopera... ecco perchè un programma opensource
    > dovrebbe costare meno, la "materia prima" è in
    > regalo per chi sa programmare.

    Innanzitutto paragonare i "componenti" sw open a quelli elettronici di scarsa qualita' e' una forzatura parecchio evidente, oltreche' certamente falso, almeno in generale.
    Inoltre tu poni il caso piu' semplice ma anche in quello, mettere insieme tali componenti e farne un prodotto completo ed efficente e' comunque impresa affatto facile e tornando al caso dei S.O. direi ciclopica: le distribuzioni piu' diffuse si sono fatte le ossa in anni di SVILUPPO oltre che di assemblaggio perche' si da il caso che se non si e' capaci di mettere mano al codice , di "assemblare" un S.O. un minimo decente te lo puoi scordare proprio. Stando al tuo esempio sembra che dietro ci sia un' azienda fatta di volontari che distribuisce pezzi che altri assemblano per hobby e poi ci guadagnucchiano qualcosa rivendendo il prototto finito...

    Bene a questo punto smetto di risponderti perche' con gli ignoranti che si fanno passare maestri del buonumore e che giustificano con la loro ignoranza ogni cazzata che gli passa per la testa e' bene non perderci troppo tempo.

    A questo punto hai tutto cio' che ti occorre per porre rimedio
    Fallo.


    ==================================
    Modificato dall'autore il 27/02/2005 1.03.55
  • Bellina la favoletta dei kit elettronici, è un paragone calzante: sono due mondi amatoriali che hanno innumerevoli punti di sovrapposizione.

    Intanto però io aspetto ancora una risposta seria in termini di contabilità aziendale e modelli di costo...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo

    > Intanto però io aspetto ancora una risposta seria
    > in termini di contabilità aziendale e modelli di
    > costo...

    Questa e' una domanda stupida dal momento che per risponderti dovrei essere in qualche modo "dentro" l' azienda in questione, per questi dettagli scrivi direttamente a SUSE casomai.
    Io ragionavo in termini generici ovviamente secondo il concetto: collaborare costa meno che andare ognun per conto proprio; e' il concetto alla base delle joint-venture per esempio ma in questo caso si tratta di uno "sforzo distribuito" che comincia anche ad essere "coordinato".
    Che cosa c'entra la contabilita' aziendale?
    Che risposta posso dare ad una domanda cosi' insensata? Le uniche valutazioni che dall' esterno si possono fare sono in base ai risultati finali piu' evidenti e alla portata di tutti, per il resto rivolgiti al loro commercialista.


    ==================================
    Modificato dall'autore il 27/02/2005 14.34.43

  • - Scritto da: Alessandrox

    > Pur apprezzando la tua onesta' non posso esimermi
    > dal rilevare dei presupposti errati nel tuo
    > ragionamento

    Sono un'altro, anche io non posso esimermi.

    > Innanzitutto paragonare i "componenti" sw open a
    > quelli elettronici di scarsa qualita' e' una

    Innanzitutto mi sembra più sensato paragonare i "componenti" sw open a quelli elettronici di scarsa qualità piuttosto che paragonarli alle ricette di cucina.

    Ma guarda caso Richar Stallman paragona, per davvero, il software alle ricette di cucina per poi arrivare ad affermare che l'open surce è giusto e buono ( che per quanto mi riguarda è solamente una sua opinione ), l'open source nasce proprio da questo ragionamento, basta vedere la propaganda.

    Mi sembra quindi ipocrita criticare l'autore del post per un paragone tutto sommato sensato, quando è proprio il santone ad usare la fallata metafora "software = ricetta di cucina".

    Aggiungo che per me ogni pastasciutta è diversa dall'altra quindi è del tutto riduzionista considerare un piatto cucinato alla stregua della sua composizione in ingredienti, si butta via la visione d'insieme, ma non è di questo che stiamo parlando ( per carità... poi non la finite più ).

    > forzatura parecchio evidente, oltreche'
    > certamente falso, almeno in generale.

    Sbagliato, è una tua opinione.

    Solo per fare un piccolo esempio aggiungo questi link, in realtà c'è già una guerra santa open contro tutti per la conquista del mondo.

    Linux, modello di open source, SO più attaccato, vedi tabellina a destra "ZONE-H TODAYS VERIFIED ATTACKS":
    http://www.zone-h.org/en/index

    Poi vedi anche:
    http://secunia.com/product/2719/
    http://www.theinquirer.net/?article=21295
    http://www.ubuntulinux.org/support/documentation/u...
    http://secunia.com/product/4227
    http://secunia.com/product/2255
    http://secunia.com/product/22
    http://secunia.com/product/143

    > Inoltre tu poni il caso piu' semplice ma anche in
    > quello, mettere insieme tali componenti e farne
    > un prodotto completo ed efficente e' comunque
    > impresa affatto facile e tornando al caso dei

    No anzi, assemblare dei kit richiede un certo investimento iniziale e un certo sforzo in termini di fatica anche manuale.

    > S.O. direi ciclopica: le distribuzioni piu'
    > diffuse si sono fatte le ossa in anni di SVILUPPO

    Ma quale sviluppo, la maggior parte del software è scaricato gratuitamente e liberamente dalla rete ( altrimenti non si chiamerebbe software libero, no? ma lasciamo perdere il paradosso del software libero)

    Non ci vuole un particolare sviluppo, infatti è pieno di distribuzioni Linux, non ci vuole una scienza per aggregare la marea di software open scaricabile liberamente dalla rete.

    > oltre che di assemblaggio perche' si da il caso
    > che se non si e' capaci di mettere mano al codice
    > , di "assemblare" un S.O. un minimo decente te lo
    > puoi scordare proprio. Stando al tuo esempio

    Non è vero, infatti le distribuzioni di Linux spuntano come funghi, segno che non ci vuole tutta questa scienza specialmente se si può SCOPIAZZARE dagli altri.

    Solo su http://www.linuxiso.org ne puoi contare una quarantina.

    > sembra che dietro ci sia un' azienda fatta di
    > volontari che distribuisce pezzi che altri
    > assemblano per hobby e poi ci guadagnucchiano
    > qualcosa rivendendo il prototto finito...

    A vendere un prodotto finito non si guadagna? Non mi risulta.

    Si paga il software libero? No, è liberamente eseguibile e redistribuibile.

    Pagheranno qualche programmatore, per carità, quando non trovano qualcuno che faccia un certo lavoro gratis, capirai.

    > Bene a questo punto smetto di risponderti perche'
    > con gli ignoranti che si fanno passare maestri
    > del buonumore e che giustificano con la loro
    > ignoranza ogni cazzata che gli passa per la testa
    > e' bene non perderci troppo tempo.

    Ma quanto te la tiri.

    > A questo punto hai tutto cio' che ti occorre per
    > porre rimedio
    > Fallo.

    Invece di cercare la pagliuzza nell'occhio altrui... sai già come finisce vista la tua cultura, perché non lo applichi questo insegnamento?
    non+autenticato
  • Per rispondere esattamente alle tue domande dovrei essere dentro l' amministrazione di quella azienda e conoscerne piu' dettagliatamente la situazione finanziaria, cosa evidentemente impossibile, magari potresti scrivere e domandare direttamente a Novell e Suse; io mi sono semplicemente limitato ad osservare come un' azienda da tempo in difficolta' (anche e soprattutto a causa della concorrenza di MS, senza nulla togliere alla leggittimita' di questo) ben difficilmente si sarebbe accollata l' onere dell' acquisto di un' altra azienda in perdita e senza prospettive di crescita nel mercato, a meno di non essere tutti completamente rincitrulliti ma del resto i risultati li possiamo gia' in parte valutare, per ora Novell pare abbia visto giusto in quella acquisizione e nell' adesione al modello di sviluppo open che ti ricordo e' VECCHIO di circa 30 anni e quindi , almeno dal punto di vista dell' efficenza "tecnica" direi che non ce'e' alcun bisogno che io ti dimostri nulla se hai un minimo di cognizione di causa, se non ce l' hai non te la posso certo dare io. In questo non c'e' nulla di fumoso, sono fatti ben documentati e di materiale da consultare e valutare ne puoi trovare anche da solo, soprattutto in rete; intanto puoi cominciare Leggendoti "la cattedrale e il bazaar" e informandoti sulla storia (e il valore tecnico) di sistemi come BSD. Quanto agli aspetti economici legati al mercato questo modello e' invece molto giovane e certamente ha bisogno di un certo rodaggio soprattutto in tema di licenze ma come ho gia' dimostrato open non vuol dire gratis. Un' azienda in perdita non sta' in piedi per molto sul mercato a meno di non truccare i bilanci, specialmente se adotta un modello economicamente cosi' giovane come l' open: io avevo solo genericamente ossevato che in un modello di sviluppo collaborativo molti costi sono estremamente ridotti perche' gli sforzi sono ripartiti all' interno della "comunita' di sviluppo" invece di essere accollati completamente alla singola impresa, del resto e' un dato di fatto che aziende come SUSE, RH, o anche organizzazioni come DEBIAN non avrebbero mai potuto relizzare le loro distribuzioni basate su un S.O. cosi' completo, complesso ed efficente, da sole, cio' avrebbe comportato costi che solo aziende del calibro di MS, IBM e NOvell possono permettersi, in questo che cosa c'e' da dimostrare? Sei TU che devi dimostrare che (facciamo un' esempio) SUSE avrebbe speso meno ad inventarsi un S.O. da mettere sul mercato con le sole sue forze...
    Piu' concreto di cosi'.... vuoi che ti porti a braccetto in un negozio a farti vedere la confezione di SUSE9.2 con tanto di prezzo appiccicato sopra?

    Se sei sempre tu che hai scritto il messaggio precedente dimostri intanto molta confusione in tema di filosofie equivocando gravemente tra il concetto di "comunita'" e quello di "comunismo" e fintantoche' non ne conosci la differenza che discuto a fare con te? Mi fai perdere solo tempo.
    Vai a (ri)leggerti un po' di libri di storia e filosofia e poi ritorna a parlare di comunismo e comunita'.

    Bah...