Lo sharing del libro

Ne parla un lettore, che equipara la condivisione dei libri con il bookcrossing al file sharing. Con un occhio alla diffusione della cultura

Roma - Egregia redazione di Punto informatico, sicuramente sarò l'ennesimo a scrivere sulla questione del "file sharing" in relazione alla famigerata legge Urbani (che tra l'altro è il "mio" ministro essendo un laureando in Conservazione dei Beni Culturali) ma ho un'osservazione da proporre.

Ultimamente i media stanno dando risalto ad una importante iniziativa, il cosiddetto "Book Crossing", una pratica che personalmente posso pure ritenere utile. Si tratta in sostanza di leggere un libro e, una volta finito, di lasciarlo fisicamente in giro per il mondo su panchine, cabine del telefono, muretti ecc... insomma in luoghi pubblici, scrivendo semplicemente qualche dato su chi ha letto quel libro. In seguito lo stesso libro abbandonato in questi luoghi pubblici può essere trovato e preso da altri che lo leggeranno e a loro volta lo lasceranno alla fine in un altro luogo.

In sostanza UN libro viene CONDIVISO con tanta gente. Sembra una sorta di servizio bibliotecario, forse più divertente perché magari sul libro si possono lasciare commenti e nomi vari. Come dicevo prima, i media ne hanno parlato come di un servizio importante per la diffusione della cultura e della lettura oltre che come un qualcosa di divertente; insomma si tratta di un "gioco culturale".
Personalmente non vedo molta differenza tra il book crossing e il file sharing (o P2P). L'unica differenza è che per il book crossing ho a disposizione materiale fisico e non bit ma il principio non cambia: chi usufruisce di un prodotto dell'ingegno e della creatività umana, lo mette a disposizione di altri.

Se la "nuova" pratica del book crossing non è reato, perchè lo deve essere il file sharing? A me sembra uno dei tanti controsensi (per non dire abusi) che accompagnano ormai da troppo tempo la legge Urbani.

Cordiali saluti
Nicola B.

Caro Nicola
c'è grande confusione sul file sharing e temo che la Legge Urbani abbia contribuito non poco ad aggravare la cosa. Si potrebbe osservare che quando si "passa" un libro con il bookcrossing, di cui anni fa parlò anche PI, lo si dà via, non si trattiene una copia, e quindi le conseguenze su editore ed autore sarebbero minime, anzi, dando pubblicità al libro si potrebbe persino incentivarne l'acquisto (sempre che sia disponibile sul mercato). Con il file sharing siamo invece dinanzi alla riproduzione potenzialmente senza limiti di un file: chi lo vuole se lo prende, chi lo cede non lo perde.
Ma sono cavilli. La realtà è che la rete offre un numero infinito di applicazioni e tecnologie per scambiarsi file, e se non fosse così si chiamerebbe in un altro modo, e ho come l'impressione, guardando alle iniziative legali contro il p2p, che questo o non si voglia comprendere o faccia comodo a certi interessi parlarne solo in termini di minaccia allo status quo e non come promessa di un futuro migliore.
Un saluto, a presto, Lamberto Assenti
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