Contrappunti/ Ridateci Nilla Pizzi

di Massimo Mantellini - La trimurti ministeriale sorvola sulle esigenze degli utenti, sulle nuove tendenze e le promesse della rete per recitare un copione sanremese in salsa major. Utenti e clienti fuori, grazie

Contrappunti/ Ridateci Nilla PizziRoma - Immagino sarà sfuggita, agli ideatori del Patto di Sanremo, l'ironia intrinseca dell'aver firmato un documento che tratta della distribuzione dei contenuti digitali ai tempi di Internet a margine della più vetusta manifestazione musicale italiana. Una tradizione ogni anno faticosamente rilucidata e servita alla audience televisiva della canzone popolare; un ambito quasi metafisico, nel quale Nilla Pizzi o Iva Zanicchi sono eternamente di moda e Tenco si è appena dolorosamente suicidato.

Non deve meravigliare questa divaricazione fra il mondo che cambia e i firmatari del wishful thinking sulla nuova distribuzione digitale: anzi da un certo punto di vista Sanremo è forse davvero il luogo ideale per simili incontri. Provate a chiedere al Presidente della FIMI se si senta a capo di una organizzazione differente da quella che era 10 anni fa. Come un cantante sanremese interpellato sulla melodia italiana, Enzo Mazza, dopo gli opportuni distinguo, immagino vi risponderebbe che no, nulla è cambiato, che il senso del lavoro dell'industria discografica è rimasto lo stesso.

Sono invece mutate molte cose nella distribuzione musicale dall'affermazione del formato mp3 ad oggi. Un abisso separa ormai la visione degli ascoltatori di musica rispetto a quella dei discografici sanremesi. I primi immaginano il "jukebox celestiale" nel quale tutta la musica del mondo possa infine essere raggiunta, gli altri tentano con qualsiasi mezzo di rendere profittevole ogni singola nota, ogni impercettibile sottofondo.
Altra cosa divertente: come è possibile stipulare un patto senza l?assenso o anche solo la presenza della controparte più numerosa e necessaria della rivoluzione digitale? E? possibile fare i conti senza gli utenti? Sì, è possibile: perché da un punto di vista strettamente tecnico la trimurti Stanca-Urbani-Gasparri, che ha ideato e pensato il documento (e preliminarmente ad esso i lavori della Commissione Vigevano dai quali il patto deriva) starebbe lì a rappresentare (e vi prego di concedermi l?uso del condizionale) gli interessi di ciascun utente dei servizi digitali. La chiamano "democrazia rappresentativa" e questi sono i ministri che tale meccanismo di delega ha partorito.

Non c'è alcuna traccia di innovazione nel Patto di Sanremo. Il documento sarebbe ugualmente potuto essere titolato: "Ridateci Nilla Pizzi", tanto pervicacemente nega i principi noti che disegnano in tutto il mondo la rivoluzione nella distribuzione dei contenuti in rete. Nulla di serio, insomma: le solite quattro chiacchere fra sodali, che possono togliersi lo sfizio di legiferare a prescindere, un po' come nella storiella del tizio convinto che decine di pazzi gli si stiano facendo incontro contromano in autostrada.

Accenna il patto di Sanremo ad Internet come strumento di condivisione? Nemmeno un po': preannuncia anzi, dopo gli ultimi ben riusciti sotterfugi procedurali (ed in barba ad ogni dichiarazione rassicurante pregressa e attuale), una conferma della punibilità penale per il file-sharing. Giustifica poi, avvalora e supporta i sistemi di Digital Right Management, vera foglia di fico per una industria dei contenuti desiderosa di venderci un bene a patto che noi lo si usi "solo un pochino". Una industria che non possiede oggi, perché semplicemente non esistono, strumenti di controllo tecnologico efficaci per mettere il lucchetto ai propri prodotti e che è costretta ad affidarsi solo allo spauracchio della denuncia penale nei confronti di milioni di persone. Senza riuscire oltretutto a decidersi se trattare i fruitori di musica, film e software come clienti da vezzeggiare o come delinquenti da rinchiudere.

Si occupa il tridente ministeriale di immaginare spazi e modalità per i nuovi artisti in rete? No, perché nemmeno gli artisti esistono, nemmeno l'arte esiste, esistono solo quelli che la commerciano. Gli unici - sembrerebbe - ad avere diritti da accampare, una volta sottolineato il dovere ovvio dell'utente di essere consumatore pagante e passivo.

Considera il Patto di Sanremo (il Pacco, come lo ha chiamato Paolo Attivissimo su ZeusNews) l'utilizzo, per esempio, delle licenze Creative Commons o qualsiasi altra ipotesi alternativa di tutela dei lavori digitali? Nemmeno per sogno (GPL e CC sono brevemente citate in fondo al rapporto Vigevano a puro titolo documentativo), quasi che la qualità dei contenuti, l'ambiente favorevole di cui tanto parla Stanca, siano legati indissolubilmente alla distribuzione "certificata" dalla grande industria. Ed infatti nel patto troviamo ripetuta fino allo sfinimento la solita tutela del mercato di massa delle major.

Fra le tante frasi dai Ministri della Repubblica accorsi ad illustrare la grandiosità del Patto una, per conto mio, merita di essere citata:

"la principale sfida è da un lato l'affermazione di un modello legale di fruizione dei contenuti e dall'altro la conseguente modifica delle aspettative degli utenti"

Se il Ministro Stanca fosse prima il Ministro dei cittadini che rappresenta, e solo dopo il Ministro delle lobby della grande industria dell'intrattenimento questa frase sarebbe suonata così:

"la principale sfida è da un lato l'affermazione di un modello legale di condivisione dei contenuti e dall'altro la conseguente modifica delle aspettative dell'industria".

Così, ovviamente, non è.

Rimangono solo due ultimi interrogativi aperti. Il primo è cosa fare, per davvero, appena il fumo di simili spettacoli mediatici si diraderà. Il secondo invece è una mia banale curiosità: che diavolo ci fanno le firme delle associazioni dei provider nella lista dei partecipanti a questo formidabile papocchio?

Massimo Mantellini
Manteblog


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83 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Ridateci Nilla Pizzi
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  • Lasciamolo a casa! Questo è un compito per gli elettori del Polo, quelli dell'Ulivo, ovviamente, non lo votavano neanche prima.
    Compito degli psichiatri della ASL di Perugia è invece far sì che il miserando individuo non possa più nuocere a sé o agli altri, o preferibilmente, non possa più nuocere agli altri ma sia libero e incoraggiato a farlo a sé stesso.
    Per gli elettori del Polo del Nord Ovest per l'europarlamento: Guido Podestà (FI) è dichiaratamente pro SW patents, è quanto mai verosimile che sia anche pro majors, non votatelo più, piuttosto votate i candidati di AN o della Lega o di Sgarbi o, se il Polo vi ha stufato, ma aborrite l'Ulivo, i Radicali.
    non+autenticato
  • "la principale sfida è da un lato l'affermazione di un modello legale di fruizione dei contenuti e dall'altro la conseguente modifica delle aspettative degli utenti"

    Cavolo, e io che credevo di avere il libero arbirtrio su quello che voglio o non voglio fare.

    Vabbe', aspettatemi che vengo a comprare i vostri CD di Britney.. a no, questo mese si compra la compilation di San Remo, scusate.

    Vabbe', dai, niente di nuovo sotto il sole, solo che adesso non sono le major a spingere un prodotto, ma i politici!

    (un po' come fece Alemanno con un consorzio di produttori di olio ome descritto in una puntata di Report su Rai3)
  • > "la principale sfida è da un lato l'affermazione
    > di un modello legale di fruizione dei contenuti e
    > dall'altro la conseguente modifica delle
    > aspettative degli utenti"
    >
    > Cavolo, e io che credevo di avere il libero
    > arbirtrio su quello che voglio o non voglio fare.
    >
    > Vabbe', aspettatemi che vengo a comprare i vostri
    > CD di Britney.. a no, questo mese si compra la
    > compilation di San Remo, scusate.
    >
    > Vabbe', dai, niente di nuovo sotto il sole, solo
    > che adesso non sono le major a spingere un
    > prodotto, ma i politici!
    >
    > (un po' come fece Alemanno con un consorzio di
    > produttori di olio ome descritto in una puntata
    > di Report su Rai3)

    eheheheehhe quoto tutto!
    4751
  • Ecco perchè, quando i cronisti di Report andati ad intervistarlo pronunciarono le parole "rogatorie internazionali" (si riferivano a nocciole israeliane che, magicamente, diventavano olive d'importazione), il Ministro sbattè giù il microfono ed, alzatosi, abbandonò (ignominosamente e, aggiungo io, ridicolmente) l'intervista.A bocca aperta

    Posso solo dire: l'ho vista quella puntata (che è quasi come dire "io c'ero")A bocca apertaA bocca apertaA bocca aperta
    880

  • - Scritto da: Sky
    > Ecco perchè, quando i cronisti di Report andati
    > ad intervistarlo pronunciarono le parole
    > "rogatorie internazionali" (si riferivano a
    > nocciole israeliane che, magicamente, diventavano
    > olive d'importazione), il Ministro sbattè giù il
    > microfono ed, alzatosi, abbandonò
    > (ignominosamente e, aggiungo io, ridicolmente)
    > l'intervista.A bocca aperta

    Una chicca imperdibile!
    Io pero' pensavo che un ministro fosse almeno obbligato a rendere conto al "popolo" delle proprie azioni, anche se prese con motivazioni di origine tutt'altro che democratica.
    Poteva fare se non altro come Gasparri che quando gli hanno detto: "Lei sa' che la commissione che controlla le emissioni elettromagnetiche e' costituita per intero da operatori del settore? Un po' come dire che i controllati fanno i controllori."
    ha risposto: "Lo sa che lei si prendera' una denuncia per diffamazione?"

    > Posso solo dire: l'ho vista quella puntata (che è
    > quasi come dire "io c'ero")A bocca apertaA bocca apertaA bocca aperta

    Io le ho seguite quasi tutte. Mi domando (e mi rispondo anche, se e' per questo) come mai abbiano segato un programma cosi' ben fatto..

  • - Scritto da: DarkDirtyDwarf
    > - Scritto da: Sky
    > > (...) il Ministro sbattè giù il
    > > microfono ed, alzatosi, abbandonò
    > > (ignominosamente e, aggiungo io, ridicolmente)
    > > l'intervista.A bocca aperta
    > Una chicca imperdibile!

    Già... una live-demo del "buon governo".A bocca aperta

    > Io pero' pensavo che un ministro fosse almeno
    > obbligato a rendere conto al "popolo" delle
    > proprie azioni, anche se prese con motivazioni di
    > origine tutt'altro che democratica.

    Beh... che c'è di strano?.. il (loro) popolo li ama per questo genere di "piazzate".

    > Poteva fare se non altro come Gasparri che quando
    > gli hanno detto: "Lei sa' che la commissione che
    > controlla le emissioni elettromagnetiche e'
    > costituita per intero da operatori del settore?
    > Un po' come dire che i controllati fanno i
    > controllori."
    > ha risposto: "Lo sa che lei si prendera' una
    > denuncia per diffamazione?"

    Mah... guarda... a costo di beccarmi una denuncia anch'io, dirò che non considero Gasparri un "Ministro" (e tantomeno un "onorevole")... a questo punto preferisco Alemanno che, resosi conto di essere in una situazione oggettivamente insostenibile, ha fatto l'unica cosa che "poteva": lasciare il campo fuggendo.
    (l'altra cosa, lo scusarsi con i propri elettori, anche se più onorevole, mi pare che la escludano a priori... anche se in Giappone c'è l'hara kiri qui da noi non c'è: due parole di scusa ci sarebbero state bene).

    > > Posso solo dire: l'ho vista quella puntata (che
    > > è quasi come dire "io c'ero")A bocca apertaA bocca apertaA bocca aperta
    > Io le ho seguite quasi tutte. Mi domando (e mi
    > rispondo anche, se e' per questo) come mai
    > abbiano segato un programma cosi' ben fatto..

    Perchè "segato"?.. il sito è ancora online... spero che le trasmissioni riprendano presto (c'è qualcosa che non so?)
    880
  • Secondo me il problema è ben più grande. Nell'era digitale (odio questo clichè ma in questo caso rende bene l'idea) le multinazionali si sono rese conto che il concetto di proprietà privata di un file multimediale risulta essere molto pericoloso per loro (l'esatta traduzione nel loro linguaggio è "poco proficuo") perchè dal momento che un utente acquista un file multimediale, secondo il tradizionale concetto di proprietà, dovrebbe essere libero di farne ciò che vuole, ascoltarlo quante volte vuole e prestarlo a chi vuole. Ma vista la facilità della riproducibilità dei file multimediali nascono i ben noti problemi di "pirataggio". E allora che cosa si inventano? La proprietà a diritti limitati. Così un utente acquista un bene ma in realtà non è realmente suo, perchè la sovranità sul bene è limitata dal contratto di licenza. Allora sarebbe più giusto parlare di "noleggio del bene" e sarebbe anche più giusto rendere i canoni di noleggio adeguati ad un contratto di locazione e non ad un contratto di proprietà come vogliono fare adesso. E questa tendenza viene pian piano estesa anche a beni materiali (ad esempio i telefonini di TRE).
    Questo è un problema serio: fino a che punto è giusto limitare   le libertà degli individui in nome del profitto di poche multinazionali?
    E' più che giusto salvaguardare i diritti dei creatori/produttori/distributori ma ritengo che questo modello di business sia proprio inaccettabile...

    non+autenticato
  • E' quello che io chiamo neocomunismo: nel comunismo classico il cittadino è padrone di nulla, in quanto tutto appartiene allo stato.

    Nel comunismo moderno il cittadino non è padrone di nulla, dato che tutto appartiene alle multinazionali che producono i beni. In pratica tu esci dal necozio con il tuo bel telefonino-CD-computer credendo che l'oggetto appena acquistato sia tuo. In realtà i produttori si credono autorizzati a vincolare la vendita a migliaia di piccole clausole secondo le quali posso vietarti di utilizzare in piena libertà il bene appena acquistato, o addirittura a revocarti la licenza di utillizzo in particolari casi.

    Per fortuna il consumatore si dimostra, in questo, senzo meno tonto di quanto le multinazionali credano: la playstation comincia a vendere solo dopo che sono diventate possibili le modifiche, i telefonini 3 vengono sbloccatti regolarmente in barba a tutte le clausole, i lettori DVD vengono normalmente venduti con il regional code sbloccato, e così via.

    Una volta tanto credo che sarà lo stesso mercato ad affossare questi venditori di fumo.

    - Scritto da: Anonimo
    > Secondo me il problema è ben più grande. Nell'era
    > digitale (odio questo clichè ma in questo caso
    > rende bene l'idea) le multinazionali si sono rese
    > conto che il concetto di proprietà privata di un
    > file multimediale risulta essere molto pericoloso
    > per loro (l'esatta traduzione nel loro linguaggio
    > è "poco proficuo") perchè dal momento che un
    > utente acquista un file multimediale, secondo il
    > tradizionale concetto di proprietà, dovrebbe
    > essere libero di farne ciò che vuole, ascoltarlo
    > quante volte vuole e prestarlo a chi vuole. Ma
    > vista la facilità della riproducibilità dei file
    > multimediali nascono i ben noti problemi di
    > "pirataggio". E allora che cosa si inventano? La
    > proprietà a diritti limitati. Così un utente
    > acquista un bene ma in realtà non è realmente
    > suo, perchè la sovranità sul bene è limitata dal
    > contratto di licenza. Allora sarebbe più giusto
    > parlare di "noleggio del bene" e sarebbe anche
    > più giusto rendere i canoni di noleggio adeguati
    > ad un contratto di locazione e non ad un
    > contratto di proprietà come vogliono fare adesso.
    > E questa tendenza viene pian piano estesa anche a
    > beni materiali (ad esempio i telefonini di TRE).
    > Questo è un problema serio: fino a che punto è
    > giusto limitare   le libertà degli individui in
    > nome del profitto di poche multinazionali?
    > E' più che giusto salvaguardare i diritti dei
    > creatori/produttori/distributori ma ritengo che
    > questo modello di business sia proprio
    > inaccettabile...
    >
  • Ne ho lette di CAZZATE rispetto al comunismo, ma il tuo tentativo di definire neocomunismo l'arroganza di una plutocrazia è oltre la pura e semplice idiozia.
    Impara il significato dei termini, beota.
    non+autenticato
  • Beh, più che di neocomunismo parlerei di post-capitalismo. Infatti la limitazione della proprietà privata è caldeggiata dai moderni monopoli/oligopoli economici. E' una situazione paradossale. Oggi le multinazionali post-capitaliste fanno un assalto alla propretà privata cercando di limitarne le libertà, mentre i post-comunisti la difendono a spada tratta per salvaguardare i propri diritti acquisiti...
    non+autenticato
  • tu c'hai grossa crisi amico
    http://www.demauroparavia.it/84029
    non+autenticato

  • - Scritto da: allanon
    > E' quello che io chiamo neocomunismo

    E lo chiami male.
    non+autenticato
  • Cavolo, non mi aspettavo questo assalto!

    Ho premesso che "neocomunismo" è una mia definizione, del tutto personale. A volte uso questo termine per far notare come gli pseudo-liberali commettono, in maniera più grave, gli tessi errori che rimproverano ai comunisti.

    Probabilmente la parola plutocrazia è più adatta, cmq non volevo offendere nessuno, pace, okA bocca aperta
  • > Cavolo, non mi aspettavo questo assalto!

    trattasi di reato di lesa maestà, potevi andare
    peggio solo infangando il mortazza Occhiolino
    non+autenticato
  • Ciao Anonimo !

    > "pirataggio". E allora che cosa si inventano? La
    > proprietà a diritti limitati. Così un utente
    > acquista un bene ma in realtà non è realmente
    > suo, perchè la sovranità sul bene è limitata dal

    A tutto questo va anche aggiunta la postilla del fatto che il prezzo del bene in questione rimande quello di vendita.

    > beni materiali (ad esempio i telefonini di TRE).
    > Questo è un problema serio: fino a che punto è
    > giusto limitare   le libertà degli individui in
    > nome del profitto di poche multinazionali?

    Sono punti di vista, nel punto di vista diciamo, dell' universo, questa cosa è assolutamente ingusta e non sta nè in cielo nè in terra ... secondo le major è sacrosanto ed è tutto a vantaggio degli utenti.
  • ...l'Italia è lo stato con le leggi sul diritto d'autore più dure al mondo (fonte: http://www.adami.fr/portail/upload/gestion_fichier..., pag. 119, schema 16).

    Risultato ? Non c'è più creatività.

    Marco Radossevich
    non+autenticato
  • sarei anche d'accordo sul contenuto dell'articolo.
    poi però mi ricordo che pochi giorni prima ho letto questo: http://punto-informatico.it/p.asp?i=51714
    e mi viene il dubbio: è la stessa persona quella che sostiene che le major devono rinunciare alla difesa di ciò che la legge garantisce loro, mentre tale difesa del copyright per i blogger è giusta e sacrosanta?
    Triste, tristissimo scoprire che anche per le persone intelligenti, il doppiopesismo per gli "amici" è una regola ineludibile.
    non+autenticato
  • credo che il primo articolo però tu non l'abbia capito.....
    non+autenticato
  • Non è in discussione il fatto che un autore abbia diritto a mantenere per se alcuni diritti.
    Il punto è stabilire quali sono questi diritti.
    Avrai notato che su PI campaggia la scritta "some rights reserved", questo significa che alcuni diritti sono riservati all'autore, ma non tutti.

    Ovviamente il plagio è una questione differente, nessuno a mai avallato comportamenti quali la copia di un libro e la redistribuzione dello stesso con la sola modifica dell'autore!
    Il diritto dell'autore, tuttavia, dovrebbe finire dove comincia il diritto all'informazione. Sin dai tempi di Napoleone nessun autore poteva vietare ad una biblioteca di tenere una copia del suo libro e ridistribuirla a chi ne facesse richiesta.

    Te ne sei mai chiesto il motivo? La ragione e semplice, la maggiore diffusione di un opera aumenta la richiesta della stessa da parte del mercato, generando maggiori introiti per l'autore e contemporaneamente una maggiore diffusione della cultura.

    Cosè internet se non la più grande biblioteca mai concepita?

    Stanca, Urbani, Vigevano e compagnia brutta dovrebbero cercare mercati alternativi per aiutare gli autori a veder remunerato il loro lavoro e contemporaneamente rendere liberamente fruibile le opere a vantaggio di tutti.

    Da più parti viene richiesta l'intoduzione di un canone simile a quello televisivo e radiofonico, che renderebbe concreta questa possibilità. I nostri legislatori invece preferiscono continuare a prendere mazzette dalle major ed ignorare il grande successo, anche economico, che sta caratterizzando le nuove licenze (GPL, Creative Commons, ecc.).

    Rileggi i due articoli, informati un pò meglio, e forse riuscirai a vedere la linea che dovrebbe demercare i diritti dell'autore e quelli dell'utente.

    - Scritto da: Anonimo
    > sarei anche d'accordo sul contenuto
    > dell'articolo.
    > poi però mi ricordo che pochi giorni prima ho
    > letto questo:
    > http://punto-informatico.it/p.asp?i=51714
    > e mi viene il dubbio: è la stessa persona quella
    > che sostiene che le major devono rinunciare alla
    > difesa di ciò che la legge garantisce loro,
    > mentre tale difesa del copyright per i blogger è
    > giusta e sacrosanta?
    > Triste, tristissimo scoprire che anche per le
    > persone intelligenti, il doppiopesismo per gli
    > "amici" è una regola ineludibile.
  • Insisto: se il LEGITTIMO DETENTORE di un diritto (inteso in senso LEGALE, non in senso MORALE), ha diritto di vederselo riconosciuto, e ha diritto di stabilire che cosa si può o non si può fare con quello che ha prodotto (o di cui ha LEGALMENTE acquisito i diritti), ciò vale sia per il piccolo blogger che per la grande multinazionale.
    Sono assolutamente d'accordo che le leggi vengono scritte tenendo conto soprattutto degli interessi dei grandi; tuttavia, una volta sposata la tesi che il copyright sulle opere d'arte è limitativo della loro diffusione, e genera un danno alla circolazione delle idee, e tutto il discorso che non sto a ripetere perchè l'hai spiegato bene tante volte, dunque se il copyright è così negativo, sentire uno dei suoi nemici più acerrimi lamentarsi della sua violazione solo perchè la vittima non è la Virgin-Sony-Warner, ma il suo amico fotografo, mi pare quanto meno buffo, se non proprio incoerente.

    Se le leggi sono considerate sbagliate, ci si impegna perchè vengano cambiate; dirò di più, le leggi si possono anche violare, per carità, mica siamo tra i padri pellegrini del Mayflower, basta assumersi la responsabilità delle conseguenze.
    Ma il punto non è questo, l'articolo che ho citato mette in primo piano la "noncuranza delle licenze d?utilizzo" (e NON il plagio: tutti sanno che Roberto d'Agostino NON fa il fotografo...): ebbene, la licenza di utilizzo dei CD e delle canzoni in genere (che non condivido per nulla sia chiaro, ma quella è) è assai chiara, e definisce assai precisamente che cosa l'utente NON può fare, che all'utente piaccia o no, e non mi risulta di aver mai letto articoli su punto informatico che si lamentano per la sua violazione.
    Eppure sempre di violazione si tratta.
    Qui mi sa che si finisce per confondere quello che è moralmente lecito e quello che è legalmente lecito, per cui alla fine passa un concetto "alla Robin Hood": se è il piccolo utente a violare le licenze, non è grave (anzi, è l'avanguardia di una nuova rivoluzione culturale), se invece la violazione la commette un soggetto commercialmente rilevante, questo merita una condanna.
    Ma anche limitandoci al piano morale, la cosa è assai traballante, e il fine di lucro non è sufficiente come discrimine (o vogliamo sostenere che se metto sulla mia pagina delle foto delle vacanze personale-gratuita-senza banner-senza fine di lucro le immagini di Cartier-Bresson senza citarlo, non c'è problema?).
    Concludendo, o le violazioni delle licenze che aumentano la diffusione delle opere sono positive (e allora lo sono TUTTE, comprese quelle sui portali a grande traffico, anzi a maggior ragione), oppure non lo sono, e allora l'atteggiamento delle major di voler perseguire il p2p è perfettamente legittimo.
    non+autenticato
  • Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire...

    quello che hanno cercato di dirti prima è che

    copyright != copyleft != potere assoluto

    Riconoscere il diritto d'autore non significa autorizzare l'autore a lapidare chi copia!
    Diritto d'autore significa che la società riconosce X come autore di Y STOP
    Poi vengono i diritti connessi (quelli che hanno le major), e che (nota bene) sono cedibili, mentre guardacaso il diritto d'autore non lo è! Perchè? Perchè il diritto d'autore vale pressochè nulla in termini monetari... non ci campi insomma! I diritti connessi, invece, valgono eccome! E sono quelli che ti permettono di "stabilire che cosa si può o non si può fare con quello che ha prodotto" come dici tu! Ora in una società civile la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri insegnavano alle elementari no? Vogliamo allora stabilire dove siano i limiti di questo inalienabile diritto d'autore? Non mi verrai a dire che è giusto che uno scienziato scopra la cura per il cancro, magari con finanziamenti pubblici [notate il non celato riferimento al cinema italiano ampiamente foraggiato] e poi valendosi del diritto d'autore vieti la pubblicazione della sua scoperta! Ma scherziamo??? Lui è l'autore e questo non si discute, ma qui finisce il discorso... oppure si possono concedere (la società può concedere si intenda) dei diritti connessi ma sempre in modo da non ledere alla società civile: i diritti connessi delle CC sono un esempio. In ogni caso ogni costituzione democratica recita: "per promuovere la diffusione della conoscenza e del sapere" all'inizio del capoverso che introduce il diritto d'autore... ti sei mai chiesto quanto quello che oggi le major chiamano diritto d'autore (che tutto è tranne che il diritto d'autore) promuova la diffusione della conoscenza e del sapere??? A mio giudizio promuove la diffusione della differenza sociale con arricchimenti ingiustificati... poi vedi tu!

    - Scritto da: Anonimo
    > Insisto: se il LEGITTIMO DETENTORE di un diritto
    > (inteso in senso LEGALE, non in senso MORALE), ha
    > diritto di vederselo riconosciuto, e ha diritto
    > di stabilire che cosa si può o non si può fare
    > con quello che ha prodotto (o di cui ha
    > LEGALMENTE acquisito i diritti), ciò vale sia per
    > il piccolo blogger che per la grande
    > multinazionale.
    > Sono assolutamente d'accordo che le leggi vengono
    > scritte tenendo conto soprattutto degli interessi
    > dei grandi; tuttavia, una volta sposata la tesi
    > che il copyright sulle opere d'arte è limitativo
    > della loro diffusione, e genera un danno alla
    > circolazione delle idee, e tutto il discorso che
    > non sto a ripetere perchè l'hai spiegato bene
    > tante volte, dunque se il copyright è così
    > negativo, sentire uno dei suoi nemici più
    > acerrimi lamentarsi della sua violazione solo
    > perchè la vittima non è la Virgin-Sony-Warner, ma
    > il suo amico fotografo, mi pare quanto meno
    > buffo, se non proprio incoerente.
    >
    > Se le leggi sono considerate sbagliate, ci si
    > impegna perchè vengano cambiate; dirò di più, le
    > leggi si possono anche violare, per carità, mica
    > siamo tra i padri pellegrini del Mayflower, basta
    > assumersi la responsabilità delle conseguenze.
    > Ma il punto non è questo, l'articolo che ho
    > citato mette in primo piano la "noncuranza delle
    > licenze d?utilizzo" (e NON il plagio: tutti sanno
    > che Roberto d'Agostino NON fa il fotografo...):
    > ebbene, la licenza di utilizzo dei CD e delle
    > canzoni in genere (che non condivido per nulla
    > sia chiaro, ma quella è) è assai chiara, e
    > definisce assai precisamente che cosa l'utente
    > NON può fare, che all'utente piaccia o no, e non
    > mi risulta di aver mai letto articoli su punto
    > informatico che si lamentano per la sua
    > violazione.
    > Eppure sempre di violazione si tratta.
    > Qui mi sa che si finisce per confondere quello
    > che è moralmente lecito e quello che è legalmente
    > lecito, per cui alla fine passa un concetto "alla
    > Robin Hood": se è il piccolo utente a violare le
    > licenze, non è grave (anzi, è l'avanguardia di
    > una nuova rivoluzione culturale), se invece la
    > violazione la commette un soggetto
    > commercialmente rilevante, questo merita una
    > condanna.
    > Ma anche limitandoci al piano morale, la cosa è
    > assai traballante, e il fine di lucro non è
    > sufficiente come discrimine (o vogliamo sostenere
    > che se metto sulla mia pagina delle foto delle
    > vacanze personale-gratuita-senza banner-senza
    > fine di lucro le immagini di Cartier-Bresson
    > senza citarlo, non c'è problema?).
    > Concludendo, o le violazioni delle licenze che
    > aumentano la diffusione delle opere sono positive
    > (e allora lo sono TUTTE, comprese quelle sui
    > portali a grande traffico, anzi a maggior
    > ragione), oppure non lo sono, e allora
    > l'atteggiamento delle major di voler perseguire
    > il p2p è perfettamente legittimo.
    non+autenticato
  • Piatto ricco?... Mi ci ficco! Sorride
    Sul "tema"... hai toccato il secondo argomento (royalty FREE) che mi
    "stimola" (ovviamente il primo... è il "copyright").

    Il fatto che si chiama DIRITTO d'autore (e non "dovere" d'autore) direi che
    evidenzia che l'avere PROTEZIONE legale è una SCELTA-FACOLTA' dell'autore.
    Qualsiasi legge OBBLIGASSE a passare -a titolo ONEROSO- attraverso una
    organizzazione per poter comunicare le proprie opere... sarebbe il "trionfo"
    del controllo sull'individuo.

    In termini di "Diritto Generale" -presuntuosamente- tendo ad affermare che
    NON vi sono problemi: il "royalty free" si contrappone al "copyright" ed
    entrambi rappresentano possibili scelte del''autore.

    Da buon "grillo parlante"... ed entrando nelle problematiche pratiche...
    quotidiane... quelle che si possono affrontare nella REALTA'... le cose
    possono essere però sostanzialmente differenti.

    NON parliamo quindi di "Diritto d'autore" (SIAE)... ma spostiamoci sulla
    seconda parte del titolo di questo thread (opere non tutelate via internet).
    Perchè? Perchè NON tutto... è così facile... come potrebbe sembrare.

    Ho letto un'affermazione generica "aprire un sito dove distribuire
    gratuitamente la mia musica".

    Due situazioni apparentemente identiche:
    a) sito colorato... originale... con SOLO tanti bei link da cui scaricare le
    canzoni.
    b) sito ricco di BANNER... E con tanti bei link da cui scaricare le canzoni.

    Apparentemente è la stessa cosa... in realtà NON lo è.

    Nel primo caso... nessuno potrà sollevarvi alcuna contestazione.
    Nel secondo caso... più di una contestazione POTREBBE esservi sollevata.

    Perchè? Perchè per i "banner" ricevete una remunerazione e, quindi, esiste
    un lucro dalla GRATUITA diffusione dei vostri brani.

    Legalmente la situazione è già confusa nel mondo REALE: provate a pensare al
    fatto che fino a poco tempo fa si REGALAVA di tutto... allegandolo alle
    riviste (al detersivo, alle patatine, alle brioches, eccetera)... oggi... lo
    puoi fare solo dimostrando che il "bene" è di modesta entità rispetto al
    valoro del prodotto oppure devi far pagare un corrispettivo A PARTE (vedasi
    gli allegati di giornali e riviste) o ricorrere a concorsi e vincite...
    ampiamente regolamentati dal punto di vista fiscale.

    Nel mondo del web... la situazione è ancora più confusa... MA... l'ingente
    giro d'affari che la rete produce... è argomento TROPPO interessante per il
    fisco.

    Ciò che ha creato problemi a MOLTI di coloro che hanno aperto SITI con
    prodotti "royalty free" (non parlo mai di "sesso degli angeli" ma faccio
    sempre riferimento a casi reali) è proprio dovuto a questo "problema".

    La distribuzione GRATUITA non dovrebbe implicare NESSUN introito... neppure
    indiretto (sponsor? Pubblicità? Banner?).

    Qualcuno sicuramente potrà scrivere... "io ho il mio sito di mie foto al
    mare pieno di banner... e non pago tasse".
    Vero... perchè degli oneri fiscali se ne può far carico (o DOVREBBE farsene)
    chi ti offre il banner... dipende dai termini di contratto.

    Concludo: NULLA è impossibile ed è sicuramente possibile offrire proprio
    materiale "royalty free"... ma -come SEMPRE- è raccomandabile MOLTA
    attenzione ed un po' di INFORMAZIONE.
    A sviluppare progetti "entusiasmanti"... ci si mette poco... a trovarsi -per
    superficialità- nei pasticci... anche meno Sorride
    non+autenticato
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