martedì 8 marzo 2005

Google, AdWords dà nuovi grattacapi

Stavolta tre grandi multinazionali britanniche del turismo alzano la cresta per proteggere i propri trademark sul motore di ricerca. Continua la guerra dei nomi

Londra - Ancora problemi per il redditizio servizio pubblicitario di Google. Dopo il caso della catena di alberghi francese Le Meridien, altri tre grandi marchi del turismo internazionale si aggiungono alla lista dei clienti insoddisfatti. Stavolta si tratta di Thomas Cook, First Choice e Thomson, punte di diamante dell'industria turistica britannica.

All'ufficio legale di Google è giunta una richiesta multipla di messa al bando di tutte le pagine che utilizzano i trademark delle tre aziende in questione senza una preventiva autorizzazione.

Su Google cala nuovamente uno spettro: il motore permetterebbe la violazione dei trademark tramite il sistema di marketing basato su parole chiave, l'utilizzatissimo AdWords.
Secondo i legali delle tre multinazionali, inserendo i nomi delle aziende nel motore di ricerca, vengono visualizzate anche pagine di terzi "incomodi", non autorizzati all'uso delle parole proibite. Spesso si tratta di agenzie turistiche di piccolo calibro, che sfruttano famosi significanti per aumentare la possibilità di visibilità - ed il giro d'affari. Una violazione dei trademark in piena regola, dicono le imprese interessate.

I tre grandi gruppi commerciali, rappresentati da uno studio londinese specializzato in simili controversie, hanno voluto comunque sottolineare che non intendono procedere penalmente.

Stavolta dunque la vicenda finisce con l'immediata messa al bando dei siti non autorizzati, ma il futuro potrebbe riservare ancora sorprese per AdWords. Non è da escludere che questa vicenda possa innescare una reazione a catena tra i vari partner commerciali del motore di ricerca statunitense.

Infatti nel Regno Unito non è stata ancora emessa nessuna sentenza che inquadri esattamente il contenzioso. In Francia un caso simile è finito con una maxicondanna per Google, costretto a pagare 200mila euro per aver violato il marchio legato al famoso stilista Luis Vuitton.
(T.L.)
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