Ahia! Nessuno emenda il ddl 816

Parla di editoria, spam e di altre cosucce, alcune inquietanti, che arrivano dall'Europa. Oggi scadeva il termine per la presentazione degli emendamenti

Roma - L'iter non è ancora concluso ma si è chiuso il termine per sottoporre emendamenti ad un testo, il ddl 816 in discussione al Senato, che mira a consentire il recepimento per l'Italia di alcuni nodi della normativa europea già oggetto di critica analisi e valutazione da Alcei

In attesa di pubblicare nei prossimi giorni un approfondimento del provvedimento di delega al Governo per realizzare "l?adempimento di obblighi derivanti dall?appartenenza dell?Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2001", Punto Informatico ha individuato negli artt. 29 e 30 alcuni elementi di sicuro interesse. Eccone alcuni.

Si afferma, per esempio, che "deve essere reso esplicito che l?obbligo di registrazione della testata editoriale telematica si applica esclusivamente alle attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62, o che comunque ne facciano specifica richiesta". Un passaggio importante, perché sembra andare a colpire uno dei "nodi" più discussi della legge sull'editoria.
Si afferma anche che "in ogni caso, l?invio di comunicazioni non sollecitate per posta elettronica non deve dare luogo a costi supplementari di comunicazione per il destinatario". Un'affermazione che se verrà effettivamente tradotta in una normativa coerente si traduce automaticamente nella scelta per l'Italia dell'opt-in e della messa al bando dell'opt-out o delle altre tecniche spammatorie.

Con riferimento esplicito al commercio elettronico e alla prestazione di servizi di comunicazione e informazione sulle reti, che quindi può comprendere anche la trasmissione di file musicali o di altri contenuti multimediali protetti da diritto d'autore, si afferma che il "prestatore", il provider insomma, "non sarà considerato responsabile" se sul proprio network circola materiale ma solo se, tra le varie cose, "non interferisca con l?uso lecito delle tecnologie ampiamente riconosciute ed utilizzate nel settore per ottenere dati sull?impiego delle stesse informazioni". Una frase che racchiude la possibilità per i detentori del diritto d'autore di impiegare programmi di ricerca di file protetti scambiati illegalmente sulle reti dei provider e l'imposizione a questi ultimi di consentire che questa ricerca avvenga...

Entro la prossima settimana su Punto Informatico verrà pubblicato un esaustivo approfondimento su questo testo e su quello che può rappresentare per la vita della rete.
3 Commenti alla Notizia Ahia! Nessuno emenda il ddl 816
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  • attendo con impazienza l'approfondimento.

    a me frega: mi frega eccome.

    - in particolare: specificamente, come si configura la scansione / ricerca dei "detentori di copyright" e a cosa porta?
    non+autenticato
  • Cari Amici,
    che tristezza lottare contro i mulini a vento di Donchisciottesca memoria!
    E che rabbia combattere con il più moderno - ma altrettanto efficace - "murodigomma"!
    Avete condotto una battaglia contro l'apparente incompetenza e la reale ipocrisia di una legge sull'Editoria che si rivolgeva a nuora per dire a suocera, fingendo di regolamentare il diritto di stampa per limitare di fatto quello di libera espressione, e vi ritrovate nuovamente impigliati nei medesimi lacciuoli di norme e disposizioni apparentemente scoordinate e contrastanti, ma in realtà confuse e distorte ad arte, per consentire di colpire chi si vuole, e quando lo si desidera, dando sostanza di volta in volta al diritto di fare tutto ed il contrario di tutto.
    Credo proprio che dobbiamo convincerci - una buona volta - della malafede programmatica dei nostri legislatori, che se pure versano nella più profonda ignoranza di tutto ciò che invece in molti sanno benissimo, dimostrano la più profonda competenza nel vergare norme che si presteranno a tutte le interpretazioni possibili, tranne che a quelle favorevoli ai cittadini di questa allegra Repubblica.
    Che sono sostanzialmente trattati da imbecilli incoscienti, bisognosi di una tutela rigorosa che li costringa a comportamenti imposti dall'alto affinchè conducano un'esistenza che non disturbi il manovratore.
    In situazioni di dubbio di tal genere, i nostri antenati romani, molto pratici, si ponevano la domanda: "Cui prodest?", cioè "Chi ne trae beneficio?", allo scopo di chiarirsi le idee circa il movente - ed il colpevole - della infrazione di una norma comportamentale, individuando, dai vantaggi ricavati, l'autore ed i motivi di comportamenti ed azioni fuorvianti.
    In quest'epoca di legittimazione delle "lobbies", di supina acquiescenza ai "poteri forti", di disinteresse diffuso nei confronti delle finte battaglie (?) politiche, mi pare che non ci sia che l'imbarazzo della scelta, nel rispondere alla antica domanda, "A chi giova?".
    Mi ero illuso che la Grande Rete potesse dar voce ai muti, e sostanza alla conoscenza dei fatti e misfatti di questa nostra società: devo a malincuore riconoscere che anche Internet ne è un frutto, marchiato dalle medesime caratteristiche della società da cui è scaturita.
    non+autenticato
  • Forse a me frega, come a te e a tutti coloro che al di fuori del condurre una esistenza che sicuramente non disturba il Manovratore, ma che soffrono del fatto che il Manovratore si interessi alle loro esistenze e vedono le proprie libertà ridotte al limite.
    Il problema è che nel fine del Manovratore non c'è il bene della comunità, il bene comune è ampiamente rimpiazzato da interessi personali, favoritismi, di lobbies, piccoli gruppi, piccolissimi, ma che si sono arrogati il potere di decidere per tanti in favore dei propri interessi, e il Manovratore vede aumentare il suo potere appoggiato a questi gruppi di influenza. Negli anni in Italia, tutto e dico tutto è servito a consolidare questa organizzazione. Checché ne dicano quelli che la pensano come noi. Gliene frega eccome. Ma noi siamo sicuri di non poter far niente(!)(?)
    non+autenticato