Olanda, stretta sul P2P

I cinque principali provider del paese hanno accettato un'intesa con le major per avvertire e diffidare i propri utenti che utilizzano i sistemi di file sharing. Ma XS4ALL resiste

Amsterdam - Ridurre la quantità di file scambiati illegalmente sui grandi network del peer-to-peer ed andare incontro alle sollecitazioni dell'industria dei contenuti, che in altri paesi già si sono tradotte in pesanti inchieste sull'operato dei provider. Questo il senso dell'intesa annunciata ieri tra l'Istituto olandese Brain, che rappresenta i produttori, e gli operatori Internet olandesi.

I cinque maggiori provider olandesi si sono dunque impegnati a trasmettere diffide formali ai propri utenti coinvolti in attività di file sharing che l'industria ritenga illegali, per esempio lo scambio di film, di musica o di software. Anche in Olanda, come altrove, i produttori tengono d'occhio le reti peer-to-peer per individuare, nei limiti del possibile, chi condivide grandi quantità di materiali protetti dalle leggi sul diritto d'autore.

Gli operatori di accesso hanno dunque spiegato che inoltreranno ai propri utenti le lettere di avvertimento provenienti dall'istituto Brain, spiegando così agli abbonati che lo scambio di materiale protetto non è legale.
Quella che da qualcuno viene letta come una sorta di accondiscendenza alle volontà dell'industria è in realtà il frutto di un laborioso compromesso scaturito dal fatto che i provider non ne vogliono sapere di fornire alle major e agli altri produttori i nomi dei propri clienti che sono ritenuti coinvolti in attività illegali di questo tipo. Stando alle attuali normative olandesi, perché Brain ottenga quei nomi oggi dovrebbe necessariamente ricorrere alla denuncia contro ignoti, similmente a quanto accade negli USA.

"Questo - ha spiegato un portavoce degli operatori - è un servizio, un avviso agli abbonati che alcune delle cose che stanno facendo vanno contro le legge". In questo modo, sostengono i provider, è forse possibile evitare che decine o centinaia di utenti vengano denunciati.

Ad ogni buon conto, Brain ha fatto sapere che con questo nuovo strumento intende chiedere agli utenti che verranno diffidati una compensazione per quanto da loro scaricato. "Vedremo - ha spiegato il direttore dell'Istituto, Tim Kuik - cosa accadrà loro se non pagheranno".

Di interesse segnalare che un provider da sempre in prima linea sul fronte delle libertà digitali, lo stesso che sta sollevando polvere sul fronte delle intercettazioni Internet, XS4ALL, ha già dichiarato che non intende aderire allo schema.

"Non ce l'hanno nemmeno chiesto - ha spiegato una portavoce - Immagino che conoscano la nostra posizione in merito". La portavoce ha spiegato che il nome stesso del provider, che si legge "Access for All", indica che non intende porsi come "braccio armato dell'industria dell'intrattenimento".
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