Una tassa contro il digital divide

La proposta parte da più nazioni, nel tentativo di inseguire un'equa distribuzione delle risorse IT. Soprattutto in Africa. Ma la povertà non si sconfigge coi cellulari

Roma - Più telefonini e computer significano più ricchezza e meno fame? I membri fondatori del Fondo per la Solidarietà Digitale sembrano pensare proprio di sì, sebbene la povertà nel sud del mondo abbia probabilmente radici assai più profonde. Nel frattempo, dopo numerosi intoppi politici, la Svizzera inaugura un programma di sussidi internazionali per tentare di colmare il noto digital divide.

Il "principio di Ginevra" (dal nome della città che ha ospitato la cerimonia inaugurale) è la regola per la creazione di questo fondo assistenziale. Si tratta di una forma di auto-tassazione che verrà proposta a tutti i paesi ricchi. Questa tassa ammonta all'1% sui guadagni totali dei settori economici legati all'high-tech. Troppo poco? Non è questo il problema. Il dato più preoccupante è che si tratta di una tassa discrezionale.

Il denaro ottenuto verrà utilizzato dai paesi più svantaggiati per l'acquisto di infrastrutture digitali di base. Il 60% è destinato ai 49 paesi più arretrati del pianeta, il 30% ai cosiddetti stati "in via di sviluppo" ed il restante 10% ai paesi benestanti che necessitano di ulteriori tecnologie.
Il premier senegalese Wade, durante il convegno ginevrino, ha manifestato la sua soddisfazione. Ma c'è chi desidera ancora di più, come il presidente algerino Bouteflika: "E' imperativo che vengano applicate strategie internazionali per sconfiggere il digital divide".

E' questo un traguardo auspicato anche dall'ONU, che figura tra i promotori del FSD. Infatti il fondo è stato istituito durante la prima sessione del summit internazionale WSIS nel 2003. Al momento può contare su quasi sette milioni di dollari. Resta da vedere dove, perché e sopratutto come gli interessati li investiranno a livello locale.

Tra i numerosi fondatori del progetto (e tra questi la lega dei paesi francofoni, il Senegal ed i Paesi Baschi) si contano persino due presenze italiane: si tratta delle Province di Torino e Roma.
(Tommaso Lombardi)
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