La fine della vecchia privacy

di Andrea Lisi (scint.it) - Il mondo digitale ha cambiato tutto: dal diritto di essere solo si passa al diritto di chiedere di se stesso e di sapere come i propri dati verranno trattati. Dove stiamo andando? Lo scenario

Roma - Ormai fare a pezzi la credibilità di quell?"arcaico" diritto alla protezione dei dati personali ("costituzionalizzato" nella Carta dei diritti dell?Unione Europea del 18 dicembre 2000) sembra essere uno degli sport preferiti dell?attuale politica legislativa italiana.

Prima è arrivata la proroga della proroga della proroga e oggi si leggono sui giornali le nuove inquietanti nomine dei Garanti per la protezione dei dati personali, i quali dovrebbero vigilare proprio sull?osservanza delle importanti norme di derivazione comunitaria (contenute nel D. Lgs. 196/2003, il cd. Codice della privacy) e diffondere i loro principi! Si passa da persone come Stefano Rodotà, professore universitario che dal 1970 si occupa di diritto della riservatezza e la cui competenza è riconosciuta a livello internazionale, a Giuseppe Fortunato, avvocato di Napoli, già condannato proprio per violazione di norme inerenti alla riservatezza! Siamo arrivati al paradosso o, comunque, a situazioni kafkiane!

Insomma il diritto alla riservatezza, l?insopprimibile esigenza all?inafferrabile oblio ("l?oblio è una forma di libertà", affermava candidamente K. Gibran non molti anni fa) non esiste più? Non interessa più a nessuno? E Rodotà era, forse, uno degli ultimi Don Chisciotte del nostro tempo a combattere contro i mulini a vento della Società dell?Informazione? Si fa quindi bene, ogni giorno, a rosicchiare selvaggiamente la credibilità di questo ineludibile diritto dell?individuo alla sua intimità?
Occorre dire che lo stesso Rodotà qualche tempo fa riferiva "assediati da controllori elettronici, spiati da occhi nascosti, videosorvegliati da telecamere invisibili. Rischiano di somigliare a uomini di vetro i cittadini dell?information society: una società che l?informatica e la telematica stanno rendendo completamente trasparente". Pertanto, è indubbio che oggi, a causa dell?evoluzione tecnologica e delle sue necessità e potenzialità, il cittadino sia diventato via via più trasparente e si parla, infatti, di "sindrome da pesce rosso" per sottolineare come una delle particolari fobie dell?uomo digitale sia proprio il dover lasciare sempre una traccia del proprio cammino verso le autostrade dell?informazione.

In effetti, occorre riferire che oggi quello che viene avvertito dalla nostra coscienza (e soprattutto dall?evoluzione giurisprudenziale e legislativa) come diritto alla privacy è qualcosa di completamente diverso rispetto a quel ?diritto a restare solo? (the right to be alone) di creazione della dottrina giuridica nordamericana: oggi nessuno si può più permettere di dire ?voglio restare solo e anonimo? e le esigenze di pressante e continuo controllo della nostra esistenza digitale si giustificano con la lotta al terrorismo (che impone un pervasivo controllo delle nostre comunicazioni) e con la stessa evoluzione della Società dell?Informazione (e, quindi, con i suoi interessi economici di necessaria ?profilazione? dell?individuo). Mentre ieri la tutela della privacy si scontrava con il diritto di cronaca e con le esigenze di tutela dell?intimità di ?personaggi famosi? dagli attacchi della stampa scandalistica, oggi la tutela del dato personale, digitalizzato, riguarda tutti. E mentre poco tempo fa, nel ?mondo reale?, la dispersione dei propri dati personali favoriva indirettamente l?anonimato dell?uomo comune, o quanto meno una presenza discreta anche se sottoposta a possibili controlli e violazioni, oggi - tramite l?utilizzo delle nuove tecniche di raccolta ed elaborazione di notizie personali (realizzate attraverso gli strumenti elettronici) - sono cresciute a dismisura le possibilità di reperire, accumulare, trattare senza limitazione di tempo e di spazio informazioni di natura personale, le quali possono essere facilmente organizzate, combinate e incrociate in modo da creare perfetti profili personali, riguardanti gusti, preferenze, abitudini e comportamenti degli individui! Quindi la dispersione del dato personale, strumento normale di difesa dalle intrusioni nel ?mondo reale?, ha perso di importanza nel ?mondo informatizzato?!...Il dato personale digitalizzato ha assunto un nuovo valore, anche economico, e in qualche modo il suo utilizzo va non bloccato (ormai non è più possibile frenare l?evoluzione sociale digitale), ma controllato e protetto!

La ?tutela della privacy? ha pertanto un nuovo obiettivo: deve cercare oggi di trovare un delicato equilibrio tra gli interessi di sicurezza internazionale e le nuove esigenze economiche del webmarketing, da una parte, e il diritto ad un controllo nella divulgazione e diffusione dei nostri dati personali (quei dati che necessariamente dobbiamo cedere per partecipare alla vita digitale della stessa Società dell?Informazione), dall?altra parte! E la ?tutela della privacy? dovrebbe, inoltre, cercare di bloccare i tristi fenomeni di diffusione e condivisione di dati personali, che seppur appartenenti a persone normali (non ?famose?, quindi) assumono incredibile rilievo nell?evoluzione sociologica e tecnologica che ci riguarda (si fa riferimento, ad esempio, al triste caso Forza Chiara che molti ricorderanno).

Insomma, privacy oggi è (o dovrebbe essere) un diritto di natura partecipativa, non più un diritto a rimanere isolati (perché non è più possibile pretenderlo) e si è passati dalla logica del diritto ad essere lasciato in pace alla nuova natura di ?diritto a chiedere di se stesso?... solo questo è in fin dei conti il diritto alla privacy, oggi: un diritto ad essere semplicemente informato correttamente su dove e come verranno trattati i nostri dati personali (art. 13 e art. 7 del Codice privacy) e un diritto di protezione e sicurezza di questi dati che ci riguardano (artt. 31 e segg. del Codice).

Ci è rimasto solo un briciolo di diritto informato ad essere ?trattati? con attenzione... vogliamo cancellare anche questo piccolo, grande diritto nelle logiche del pressappochismo e della politica legislativa selvaggia?

avv. Andrea Lisi
www.scint.it

24 Commenti alla Notizia La fine della vecchia privacy
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  • La presente per segnalarvi quanto segue al riguardo di una violazione della normativa comunitaria da parte della SIAE, penso possa interessare il vostro pubblico.

    Questione pregiudiziale relativa all?interpretazione
    della direttiva del Consiglio 92/100/CEE del 19 novembre 1992
    (compatibilità del contrassegno SIAE con la normativa comunitaria)

    Ordinanza emessa dal Tribunale di Cesena il 14 dicembre 2004





    Si pubblica l'ordinanza con cui viene formulata -a norma dell?art. 234 del Trattato CE (già art. 177)- una questione pregiudiziale in merito all?interpretazione della direttiva del Consiglio 92/100/CEE del 19 novembre 1992, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale, nonché sull?art. 3 del Trattato CE con riferimento al divieto imposto agli Stati membri di imporre «dazi doganali» e «restrizioni qualificative all?entrata e all?uscita delle merci» e «tutte le altre misure di effetto equivalente», nonché sugli artt. 23- 27 del Trattato.
    La questione pregiudiziale riguarda anche l?interpretazione della direttiva del Consiglio 83/189/CEE del 28 marzo 1983, che prevede una procedura d'informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche, così come modificata dalla direttiva del Consiglio 88/182/CEE del 22 marzo 1988.
    Si necessita di tale interpretazione per verificare se la previsione dell?art. 171 ter, comma I, lett. c) della Legge 22 aprile 1941 n. 633 (l.d.a.), introdotto in virtù dell?adozione della predetta direttiva del Consiglio 19 novembre 1992 92/100/CEE sia compatibile con la ratio della stessa direttiva 92/100/CEE, nonché con il Trattato della Comunità europea.


  • Scandaloso.

    Spero proprio che qualcuno controlli che la normativa sia conformae a quella europea e ci si accorga che i diritti che le normative nazionali dovrebbero garantire non vengono piu' rispettati.

    Ricordo a tutti che i cittadini di qualalsiasi stato della UE hanno diritto ad avero rispoettato i propri diritti stabiiti da leggi e regole europee. Anche nel caso in cui le leggi nazionali non garantiscono questi diritti. Su queste cose sono competenti anche i giudici nazionali, che sono tenuti a far rispettare le leggi e regolamenti comunitari. Nel caso non si ottenga questo ripsetto si puo' anche ricorrere agli organismi amministrativi e giudiziari comunitari
  • Ancora sulla defunta Privacy, bisogna tornare?!
    Non è possibile che vi siano ancora persone così candidamente ingenue, da credere che esista qualcosa di privato che non sia violabile" Pour le bon motif " . Il Potere (di qualsiasi colore o incolore) si fa le matte risate , a questo proposito.
    E poi, esiste la Ragion di Stato: in nome di codesta legge , possono tranquillamente agire come vogliono , senza alcun ostacolo. Da queste considerazioni , possiamo quindi concludere che sia la Privacy che la cosiddetta Democrazia, non esistono più ...sempreché, siano esistite!

                                                                         Saluti
                                                                        Il Musico


  • - Scritto da: ilmusico
    > Ancora sulla defunta Privacy, bisogna tornare?!
    > Non è possibile che vi siano ancora persone così
    > candidamente ingenue, da credere che esista
    > qualcosa di privato che non sia violabile" Pour
    > le bon motif " . Il Potere (di qualsiasi colore o
    > incolore) si fa le matte risate , a questo
    > proposito.

    Concordo parecchio, il buon vecchio Storace pare abbia avuto dei buoni motivi (mi pare l'abbia detto lui stesso) per cogliere in fallo la Mussolini.

    La vicenda dai più ingenui viene vista come una vicenda politica di destra contro sinistra, in realtà è come affermi tu, si tratta di passare sopra con i cingoli alla nostra privacy.

    Poi la pravacy non significa nulla, diciamo in concreto:

    * i dati anagrafici nelle banche dati comunali
    * le impronte digitali nella carta di identità elettronica, i dati andranno al ministero dell'Interno
    * foto digitalizzata al Min Interno
    * forse anche i dati sanitari
    * profilazioni tenute nelle banche dati dei supermercati (sanno se sei un credente, se mangi pesce di venerdì, se sei musulmano, se sei vegetariano, ecc, ecc)
    * tutti i dati telefonici e del telefonino
    * ogni contatto con la polizia
    * Le banche sanno molto di te e alcuni dati vengono trasmessi al governo
    * ecc, ecc.


    Passo dopo passo il Caro politico ha in mano sempre di più la nostra vita e può indurci a più miti consigli.
  • ...per farci aprire ancora una volta gli occhi su quante norme poco serie, anzi meglio su quante magagne si combinano alle nostre spalle! Saluti a tutti. Aldo
    non+autenticato
  • Privacy "diritto costituzionalizzato"??
    Da quello che si sta combinando in Parlamento...non mi sembra che ci sia più grande rispetto per le norme costituzionali!
    non+autenticato
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