Robot chirurghi sul campo di battaglia

Ci lavora il Pentagono che ha appena stanziato 12 milioni di dollari: un piccolo esercito di sofisticati robot scorazzerà in prima linea per operare i militari feriti

Washington (USA) - I robot da battaglia non sono più una novità eppure l'ultimo progetto approvato dall'amministrazione USA suscita nuovo interesse: costruire robot chirurghi, capaci di operare i soldati feriti sul campo, in prima linea e prima del loro trasporto agli ospedali militari. A volerlo è la Defense Advanced Research Project Agency (DARPA) del Pentagono, la stessa agenzia che porta avanti tutti i progetti tecnologicamente più impegnativi per la Difesa USA.

I cosiddetti Trauma Pod dovranno essere in grado, secondo i funzionari della Difesa, di eseguire operazioni complesse anche nel mezzo di una battaglia, di prendersi cura dei feriti ed eventualmente di trasportarli una volta stabilizzate le loro condizioni mediche.

Con un finanziamento iniziale di 12 milioni di dollari, somma che da sola non basterà a dare alla luce un certo numero di questi nuovi robot, il Pentagono spera di poter superare gli enormi limiti dell'intervento medico umano tradizionale. Il primo passo sarà il testing dei robot in strutture ospedaliere per piccoli compiti ed interventi assai semplici.
Una volta sviluppato appieno il progetto, invece, i robot potranno essere comandati a distanza con tecnologie wireless a banda larga: questo consentirà ai chirurghi umani di utilizzare i Pod come proprie "estensioni". Perché ciò sia possibile è evidentemente necessario che la connessione si mantenga stabile per tutto il tempo necessario e che il robot sia in ogni momento in grado di restituire immagini e dati sui feriti ai quali si dedica.

Difficoltà a parte, ma che dovranno essere affrontate dai ricercatori finanziati dal Pentagono, i problemi maggiori sono quelli della sicurezza dei robot: dovranno infatti sapersi muovere in prima linea e sotto il fuoco nemico, dunque essere rapidi e resistenti. Non è la prima volta che ci si prova: negli anni '80 un prototipo denominato Vinci Surgical System non riuscì a superare la prova sul campo: non era sufficientemente indipendente dall'intervento umano ed era troppo ingombrante per operare in prima linea. Eppure, proprio il Vinci oggi viene utilizzato nel mondo in 300 ospedali per operare su una serie di patologie, dal tumore alla prostata alla sostituzione di valvole cardiache difettose.

Se oggi è difficile prevedere quando questo genere di robot potrà essere operativo, si parla di almeno dieci anni, sul progetto sono impegnati a lavorare in molti, sia accademici di importanti università che ricercatori di centri privati come la General Dynamics Robotic Systems, coordinati dai labs governativi dell'Oak Ridge National Laboratory e da SRI International.
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