I domini nella Proprietà industriale

di V. Frediani (consulentelegaleinformatico.it) - Entra nell'ordinamento italiano in modo ufficiale il nome a dominio, con conseguenze importanti su comportamenti e marchi. Ecco l'analisi delle novità

Roma - Prima comparsa nella normativa italiana dei nomi a dominio. Con l'emanazione del Codice della proprietà industriale, il legislatore cita per la prima volta i segni distintivi della rete contrapponendoli ai marchi. Dopo anni di sentenze in cui i giudici hanno citato quando il regolamento della Naming Authority, quando la legge Marchi, oggi finalmente gli operatori del diritto, ma soprattutto gli utenti della rete, hanno un testo legislativo cui far riferimento per orientarsi circa eventuali registrazioni o tutele in caso di contrasto del nome a dominio con un marchio.

Vediamo quindi in sintesi i passaggi in cui nel Codice compaiono i nomi a dominio ed a quali fini.

Il primo richiamo si ha in occasione della caratteristica della "novità" riferita alla domanda di registrazione di un marchio: affinché un soggetto possa registrare un marchio, quest'ultimo deve essere dotato di novità, ovvero all'atto di presentazione della domanda saranno considerati nuovi solo quei segni che non siano identici o simili ad un segno già noto come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna e nome a dominio aziendale, adottato da altri, se a causa della identità o somiglianza fra i segni e dell'identità o affinità tra l'attività di impresa da questi esercitata ed i prodotti o servizi per i quali il marchio è registrato possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico, che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni.
Seguendo lo stesso ragionamento, il Codice vieta di adottare come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna e nome a dominio aziendale un nome simile all'altrui marchio, se a causa dell'identità o dell'affinità tra l'attività d'impresa dei titolari di quei segni ed i prodotti o i servizi per cui il marchio è adottato, possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico, che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni.

Lo stesso divieto viene inoltre esteso anche alla registrazione dei suddetti segni, qualora siano uguali o simili ad un marchio registrato per prodotti o servizi anche non affini nel caso in cui l'uso del segno uguale al marchio goda di tale rinomanza da trarne comunque un vantaggio con pregiudizio al titolare del marchio stesso.

Insomma il principio basilare è che ben si debbano distinguere i marchi anche dai nomi a dominio onde evitare confusione tra i potenziali acquirenti.

È rilevabile, infatti, come gran parte delle controversie sorte in rete abbia avuto ad oggetto rivendicazioni da parte dei titolari di marchi nei confronti di assegnatari di nome a dominio che, cavalcando la notorietà altrui, ottenevano quantità non indifferenti di visite, generando quindi non poca confusione circa la loro identità tra la comunità virtuale.

Nel Codice viene anche introdotta l'azione cosiddetta di "rivendica" a favore del titolare del marchio verso l'assegnatario dell'omonimo nome a dominio: in tal caso il dominio può essere revocato oppure può essere direttamente trasferito con l'intervento dell'Autorità Registrante.

E sempre in tema di azioni, un articolo è dedicato alla tutela cautelare: è sancito che, oltre a inibire un uso di un nome a dominio, il titolare del relativo marchio possa anche richiedere ed ottenere un trasferimento provvisorio del nome a dominio (il Giudice può comunque subordinarlo al versamento di idonea cauzione: questo perché qualora la pretesa di trasferimento alla fine si rivelasse infondata, l'assegnatario del nome ha diritto ad una garanzia circa l'eventuale risarcimento del danno subito).

Questo Codice con le sue disposizioni conferma dunque la centralità del ruolo del nome a dominio in rete: sono ormai lontane quelle sentenze in cui il nome a dominio veniva addirittura indicato come un semplice indirizzo IP senza alcun potere distintivo. Occorre però vedere adesso come sarà recepito e "percepito" nelle aule di Tribunale...

avv. Valentina Frediani
www.consulentelegaleinformatico.it


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TAG: domini
40 Commenti alla Notizia I domini nella Proprietà industriale
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  • oltre il codice 2005, ci sono state altre novità e riforme del diritto industriale?
    non+autenticato
  • Se leggete il regolamento dell'authority c'è scritto che il nome a dominio non ha NIENTE a che vedere con il marchio.

    Questo vuol dire che chi prima arriva meglio alloggia.

    Poi la magistratura ha imposto il suo modo di vista e ha forzato delle regole che nella RA non esistevano. E lo faceva, IMHO, illecitamente.

    Adesso hanno risolto il problema dell'illecito scrivendo nero su bianco che un dominio non può essere uguale a quello di un marchio.

    Il problema è: se io registro prima il dominio e poi tu diventi famoso e pretendi il mio dominio perchè somiglia al tuo marchio?

    Non posso mica registrare un dominio e sperare che nessuno usi quel nome e diventi più famoso di me!
  • E ci fregheranno sempre.
    Un dominio è tuo se non interessa a nessuno e genera pochi contatti, se invece hai avuto una buona idea ed hai registrato un nome a dominio facile da ricordare chiunque con qualunque pretesto può trovare il sistema giusto per sottrartelo a meno che tu non sia un avvocato o tu non abbia un buon gruzzolo di euro per difenderti.
    Siamo in Italia.
    non+autenticato
  • Queste norme riguardano i domini .it o si applicano in generale a tutti gli incauti che hanno la sventura di registrare un qualsiasi dominio ed essere cittadini italiani?

    Non vorrei dover creare una catena di società offshore per proteggere domini che qualcuno più finanziariamente dotato potrebbe contestarmi.
  • Tempo fa se si desiderava registrare un dominio it che non corrisponde al proprio nome d'azienda occorreva giustificare la scelta, massimo un dominio per azienda ed i privati si beccavano quelli di terzo livello dati dai provider.

    Ma la voglia di guadagnare di piu' ha portato il nic a creare inutili casini.
    non+autenticato
  • http://www.apogeonline.com/webzine/2005/03/29/18/2...

    La Signora Milka fa la sarta e nel 2001 ha registrato il suo sito, ovviamente la Kraft, quella delle sottilette gli ha fatto causa chiedendo il dominio e i danni.

    Quella delle sottilette ha il marchio milka, quella della mucca transgenica che ha il pelo viola, quindi vuole il sito della Signora sarta con le buone o le cattive e ovviamente l'ha ottenuto con le cattive.

    La buona notizia è che la Signora Milka non dovrà pagare i danni alla regina delle sottilette.

    Mi chiedo se l'articolo dell'avvocato Valentina favorirà questa tendenza diffusa oppure se l'ostacolerà. Lei non ne ha parlato.

    Mi pare che l'identità personale e un mezzo per affermarla ceda il passo al marchio che è una identità di un prodotto, di un oggetto.

    Detto in parole povere le persone devono cedere il passo agli oggetti quando i due aspetti non possono coesistere.

    Con quest'idea io non concordo.

    Evidentemente è stata istituzionalizzata l'importanza dei soldi come ricchezza materiale che ha la precedenza sui valori umani come l'identità espressa dal cognome.

    Anche qui si evidenzia come le nostre istituzioni politiche e giuridiche ritengano che tra una ricchezza materiale e una umana messe in alternativa sia da preferire nettamente la prima.
  • Concordo.
    Il fattoè che c'è anche (intendo in quei - forse rari - casi in cui il diritto concide con la legge che coincide con il senso comune della giustizia) un fondamento giuridico di questo discorso.
    Art. 41 Cost. ad esempio prevede che l'iniziativa economica privata "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da arrecare danno (...) alla dignità umana". E poi (o prima) l'art. 2; il 21 etc. Tutto l'impianto, insomma.
    L'uomo viene (ops..forse dovrei usare il condizionale) prima di qualsiasi aspetto patrimoniale....
    L'art. 7 del codice civile tutela il diritto al nome e non esclude (a tal fine o da detto fine) il nome a dominio: in quante pronunce (ordinanze e rare sentenze) è stato utilizzato?
    Non dovrebbe prevale l'aspetto economico...
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Concordo.
    > Il fattoè che c'è anche (intendo in quei - forse
    > rari - casi in cui il diritto concide con la
    > legge che coincide con il senso comune della
    > giustizia) un fondamento giuridico di questo
    > discorso.
    > Art. 41 Cost. ad esempio prevede che l'iniziativa
    > economica privata "non può svolgersi in contrasto
    > con l'utilità sociale o in modo da arrecare danno
    > (...) alla dignità umana". E poi (o prima) l'art.
    > 2; il 21 etc. Tutto l'impianto, insomma.
    > L'uomo viene (ops..forse dovrei usare il
    > condizionale) prima di qualsiasi aspetto
    > patrimoniale....
    > L'art. 7 del codice civile tutela il diritto al
    > nome e non esclude (a tal fine o da detto fine)
    > il nome a dominio: in quante pronunce (ordinanze
    > e rare sentenze) è stato utilizzato?
    > Non dovrebbe prevale l'aspetto economico...

    Sarebbe interessante mettere a confronto in aspetti come questi, la costituzione europea e quella italiana.

    Ho sentito che la costituzione europea ha un impianto liberista e che per questo i francesi si stanno preparando a bocciarla. Un dato ultimo è 55% di no.
  • Scusate, non sono Anonimo, sono solo rincitrullito...
    Cmq, il discorso si allarga e non vorrei "scantonare".
    Io mi volevo solo limitare a sottolineare che, in realtà, la gerarchia dei valori esiste - da tempo - e non dovrebbe essere messa in discussione..ma, forse, è come scoprire l'acqua calda.
    Non so se questi fenomeni siano dovuti alla memoria corta o a scelte $$$$$, lobby & C., cmq, teoricamente finchè esiste una Corte Costituzionale, si potrebbe sperare sempre in una decisione finale che, nel caso concreto (non generalizziamo per carità) possa valutare quale aspetto debba prevalere, casomai il legislatore abbia sbagliato o se lo sia dimenticato...
  • Di contestazioni di nomi a dominio se ne sono svolte molte, dal sito www.crdd.it si può leggere l'elenco, peccato che poi nonostante quelle decisioni ricorrendo alla magistratura ordinaria molte decisioni sono state completamente riviste ed il caso più conosciuto è quello di gente.it. Il tal Sig. Cicalò è passato dalla ragione al torto e a meno che non disponga di una buona disponibilità economica si dovrà rassegnare alla sconfitta.
    non+autenticato
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