Schwartz (Sun): finitela con questa GPL

Il presidente di Sun ha fortemente criticato l'uso della licenza GPL da parte di aziende e governi, sostenendo che il vero spirito open source è rappresentato dalla propria licenza CDDL

Roma - Il presidente di Sun, Jonathan Schwartz, si dice "amico" dell'open source, ma non esita a mostrare pollice verso davanti alla licenza GPL.

In occasione dell'Open Source Business Conference di San Francisco, Schwartz si è unito al coro di chi definisce "virale" la famosa licenza della Free Software Foundation, nel senso che impone agli sviluppatori di rilasciare sotto la stessa licenza qualsiasi software che contenga parti di codice protette dalla GPL: ciò impedisce il riuso di tale codice all'interno di prodotti proprietari.

Schwartz in passato aveva già criticato la GPL per il fatto che favorisce il forking dei progetti, ossia la possibilità (o il "rischio", secondo il boss di Sun) che vengano create più versioni dello stesso software fra loro parzialmente incompatibili.
Questa volta Schwartz è andato però oltre, affermando che la licenza GNU è iniqua e "predatoria" nei confronti dei paesi in via di sviluppo, e questo perché a suo dire "li obbliga a restituire tutte le loro proprietà intellettuali ai paesi ricchi più ricchi del mondo".

Molti membri della comunità del software libero hanno però fatto notare che quanto detto da Schwartz è vero anche all'opposto: i paesi più ricchi che scelgono di pubblicare i propri software sotto la licenza GPL cedono di fatto tutte le relative proprietà intellettuali ai paesi più poveri. In realtà l'attributo "cedere" non è corretto visto che, in realtà, la licenza GPL prevede che il copyright del codice rimanga nelle mani dei rispettivi autori: ciò che viene ceduto è semmai il diritto di riutilizzare liberamente il codice all'interno di altri software GPL.

A dimostrazione di come la filosofia di Schwartz sia per molti versi distante da quella open source, quest'ultimo ha spiegato che la disponibilità del codice è solo uno degli effetti collaterali meno interessanti della licenza GPL.

"Sono gli standard aperti - ha affermato il massimo dirigente di Sun - ad incrementare la competitività di un prodotto, non il codice sorgente. I CIO (chief information officer) non hanno bisogno di ulteriore codice da gestire".

Sun ha detto che la migliore licenza open source è la propria, ossia quella Community Development and Distribution License (CDDL) adottata di recente per OpenSolaris.

"La CDDL non pone restrizioni all'uso del codice all'interno di software proprietari e non si porta dietro i pericolosi effetti collaterali della GPL", ha commentato il dirigente di Sun.
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