La guerra dei casinò online

Libertà digitali in ballo nello scontro in salsa Internet che contrappone il piccolo stato caraibico di Antigua-Barbuda agli Stati Uniti. Che davanti al WTO perdono una battaglia

Roma - Dopo anni di diatribe legali, l'intreccio economico-diplomatico sembra prossimo allo scioglimento. La World Trade Organization (WTO) è scesa in difesa del libero mercato ed ha stilato un fascicolo di 138 pagine dove compare un giudizio definitivo sulla vicenda delle scommesse online, una questione complessa che da tempo divide il caraibico Antigua-Barbuda, uno dei più piccoli stati del Mondo, dagli Stati Uniti.

"Siamo molto felici - ha dichiarato Errol Cort, ministro dell'economia di Antigua-Barbuda - perché la WTO si è pronunciata in nostro favore". Adesso gli USA dovranno infatti trattare i siti che offrono scommesse alla stregua di qualsiasi altra casa da gioco "reale", come ad esempio i famosissimi casinò "indiani" del Nevada.

A scatenare l'intervento immediato del WTO è stata la recente decisione americana di proibire ogni forma di gioco d'azzardo via Internet. Secondo il governo di Washington, le tantissime sale da gioco virtuali (più di 1.800 in tutto il mondo) sono un pericolo per la morale pubblica, specie per i minorenni. Ma la norma è ambivalente: se da una parte può evitare che il numero di scommettitori compulsivi cresca, dall'altra è una astutissima mossa per tutelare il fiorente mercato nazionale dei casinò tradizionali negli USA.
Infatti, secondo quanto emerge dal rapporto WTO, gli USA hanno violato le regole della libera competizione tra economie nazionali. Negli Stati Uniti, come risaputo, il gioco d'azzardo organizzato è tradizione: basti pensare al gigantesco polo di Las Vegas, in Nevada. Proibire la stessa attività sulla Rete, sostengono gli esperti della WTO, equivale ad una subdola forma di insensato protezionismo.

Un protezionismo che va a detrimento di piccole economie che basano il proprio benessere sulla febbre del gioco d?azzardo internazionale, grazie all'ausilio della Rete. Proprio come Antigua-Barbuda che, alla stregua del protettorato britannico di Gibilterra, è un paradiso del panno verde virtuale. Antigua-Barbuda si trova nei Caraibi, conta appena 68.000 abitanti ed oltre 3.000 di questi lavorano nei 119 casinò online. Un vero paradiso per i giocatori di tutto il Mondo, che ogni anno porta nelle tasche dei cittadini di Antigua-Barbuda un malloppo non indifferente: circa 7,5 milioni di dollari.

Il volume d'affari di Antigua-Barbuda era calato del 700% da quando i primi "casino off-shore" in grado di offrire servizi online avevano iniziato ad apparire. Negli ultimi tempi, gli USA avevano deciso di interferire in maniera sempre più pesante nel lucroso mercato del gioco d'azzardo ad alta tecnologia. Basti pensare che uno dei più importanti magnati di Antigua-Barbuda, Jay Cohen, fondatore del "World Sports Exchange" - un servizio di scommesse sportive -, venne arrestato nel 2002 non appena tentò di atterrare negli Stati Uniti.

La battaglia è comunque ancora aperta: gli USA accusano la WTO di non rispettare la sovranità nazionale dei 148 paesi membri e promettono un ulteriore inasprimento dei provvedimenti contro le scommesse off-shore. Alcuni esponenti governativi prospettano addirittura l'uso della legislazione speciale anti-terrorismo: i soldi destinati ai casino off-shore che operano sulla Rete potrebbero, secondo alcuni membri della commissione che indaga sugli attentati dell?11 settembre, finanziare i grandi gruppi eversivi internazionali. Il mito biblico di Davide contro Golia sembra rivivere: un gigante, gli USA, contro un minuscolo staterello caraibico che, al posto del tradizionale zucchero di canna e rum, esporta brividi e sogni di ricchezza.

Tommaso Lombardi
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