Bioterrorismo, occhio ai siti web

Sono 71 i siti nel mirino delle autorità USA perché vendono online rimedi sospetti contro possibili attacchi batteriologici. Speculando sulla paura

Washington (USA) - Speculano sul timore di attacchi bioterroristici i siti web che la Commissione federale sul commercio ha preso di mira nelle scorse ore, inviando lettere di warning ai gestori.

A quanto pare, sarebbero 71 i siti che si sono visti recapitare una comunicazione nella quale si chiede ufficialmente la rimozione di una serie di materiali in vendita: in assenza di una pronta risposta la Commissione si prepara ad azioni legali tese alla chiusura dei siti stessi.

Online sono disponibili cose come antibiotici, filtri d'aria, maschere antigas, abiti protettivi, luci ultraviolette e altri materiali che secondo le autorità non presentano alcuna protezione reale sul piano scientifico e che, invece, fanno la fortuna di speculatori senza scrupoli. Un business che, come si ricorderà, era entrato nell'agenda della Commissione nei giorni più caldi dell'"emergenza antrace".
In totale, le autorità hanno già analizzato i contenuti di più di 200 siti e fino a questo momento sarebbero più di 50 quelli che hanno provveduto a rimuovere le proprie "contromisure" ad eventuali attacchi bioterroristici. Quelli che potranno continuare a vendere i prodotti dovranno corredare ogni oggetto con prove scientifiche della loro efficacia e una specificazione precisa relativa a quale genere di protezione effettivamente può venire offerta. Ma la Commissione è stata chiara: tutti devono spiegare che non esistono filtri o device capaci di proteggere contro qualsiasi genere di arma batteriologica.
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