ACLU: smettetela di registrarci i volti

L'associazione dimostra che in tre mesi di attività il più noto sistema di riconoscimento facciale pubblico non ha trovato nulla. Anzi, ha sbagliato spesso

Tampa (USA) - Le tecnologie biometriche di identificazione utilizzate per fini di sicurezza sono ancora una volta nel mirino della ACLU, la potente organizzazione che si batte per i diritti civili negli Stati Uniti. Già, perché ACLU sostiene che esistono le prove del fatto che il riconoscimento facciale per individuare criminali per le strade non funziona e anzi è soggetto a numerosi errori.

L'associazione ha esaminato i dati provenienti dalla più nota delle pubbliche installazioni di sistemi di riconoscimento del volto, quella di Tampa, in Florida. In tre mesi di attività, tra giugno e agosto 2001, infatti, le 36 telecamere collegate all'apparato di identificazione non hanno individuato alcun criminale. Hanno invece segnalato come sospetti e possibili criminali persone che non lo erano affatto.

"Se ci dirigiamo sulla via di una società sotto controllo totale - ha polemizzato il direttore esecutivo di ACLU in Florida, Howard Simon - dovremmo almeno assicurarci che ne valga la pena, che porti qualche beneficio".
Le critiche della ACLU al sistema di Tampa non sono nuove e sono sostenute anche da un nutrito drappello di parlamentari americani, che più volte hanno espresso preoccupazioni per l'uso di queste tecnologie. E non sorprende, dunque, che dopo la sperimentazione le autorità di Tampa abbiano deciso di sospendere il tutto, dando così ragione alle tesi ACLU.

In un recente rapporto l'associazione ha sostenuto che l'impiego dei mezzi di riconoscimento facciale si traduce in una azione lesiva della riservatezza e in un'azione di controllo resa inaccettabile anche dalla propria inaffidabilità.
TAG: cybercops
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