Dall'Olivetti ai Cavalieri del Tempo

di Marina Mirri. Ah la tecnologia! E ' capace di far vibrare di sacro orrore giornalisti famosi ben al di là dell'età pensionabile e tremare di eccitazione navigati imprenditori sopravvissuti a battaglie di ogni tipo

Web - Lo confesso. Leggo con un po ' di diffidenza Carlo de Benedetti che parla con ammirazione dei fondatori di Yahoo, che cita Luis Rossetto e che occupa le pagine del suo giornale (Repubblica del 19 gennaio Tra vecchi e giovani la rivoluzione del computer) per informarci non tanto del fatto che il mondo sta cambiando, ma che lui, bontà sua, se ne è accorto in tempo.

E nonostante questo, le valutazioni di De Benedetti (evidentemente una persona cambiata rispetto a quella la cui azienda forniva di PC e stampanti un po ' datate le amministrazioni italiane), così come quelle di segno opposto di Giorgio Bocca (impegnato da tempo in una battaglia senza confine per inserire in ogni suo articolo almeno un paio di righe sintetizzabili in "Internet fa schifo") appaiono cariche di zavorre dalle quali non sembra facile districarsi.

E ' davvero così complessa la decodifica di quanto sta accadendo nel mondo delle nuove tecnologie? Lo è talmente tanto da far vibrare di sacro orrore giornalisti famosi ben al di là dell'età pensionabile e contemporaneamente tremare di eccitazioni navigati imprenditori sopravvissuti a battaglie di ogni tipo?
Bene se fosse vero, come scrive De Benedetti, coagulando nel suo articolo tutta una serie di luoghi comuni molti dei quali ormai definitivamente defunti, che il mondo nuovo è dei giovani, quelli che, come suo figlio, fanno riunioni di lavoro in videoconferenza "magari dal treno" (ci piacerebbe in effetti sapere "come" sia possibile farlo dal treno) allora forse la regola numero uno diventa quella di far scrivere sui giornali solo giornalisti/editorialisti/commentatori giovani.

Questa piccola barriera anagrafica forse potrebbe preservarci dal dover leggere frasi come "Oggi l'analista finanziario di 40 anni che va in ufficio con lo scooter, portando le sue carte nello zainetto, somiglia incredibilmente al ventenne che va al college". Anche volendo sorvolare sul fatto che in Italia quasi nessun ventenne normale frequenta il college e che, in altri paesi, dove ci sono molti ventenni al college, nessuno utilizza lo scooter. O forse riuscirebbe a evitarci il mal di pancia che si scatena quando leggiamo: "L'essere giovani ha ormai permeato di sé la cultura del lavoro, l'ufficio è diventato una estensione della gioventù".

Non sarebbe difficile sfuggire alle trappole del voler capire il nuovo a tutti i costi. Comprendere i tempi che mutano è un pregio raro, un equilibrismo che in genere non riesce quasi a nessuno. Le stagioni, in genere si attraversano; quasi mai si riesce a correr loro accanto. Le agitazioni di tanti in Italia, impegnati a tentare di sovvertire le regole naturali sono forse ammirevoli, ma i risultati che generano parlano anche troppo chiaramente.

E ' perfino stucchevole doversi sentire suggerire infine di "comprare un biglietto per Palo Alto nella Valley". Per andare a controllare di persona di quale portata sia la rivoluzione dei computer e della new economy. Fosse così semplice avremmo capito già tutto senza alcuno sforzo da tempo. Purtroppo così semplice non è, e lo è ancora meno per quelli, come Carlo De Benedetti o Giorgio Bocca che si sentono come i cavalieri del tempo. Abituati da anni di pratica, danno una occhiata intorno dal loro bel cavallo bianco, annusano per un secondo l'aria e poi partono alla carica, certi di avere gli dei dalla loro parte. In che direzione non ha poi troppa importanza.

Marina Mirri
TAG: italia
7 Commenti alla Notizia Dall'Olivetti ai Cavalieri del Tempo
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  • E brava Marina. Mi piace molto il tuo stile. Hai mai pensato di scrivere un libro?
    Sai, ci sono persone che riescono a farsi pubblicare delle cose pazzesche. Bada bene, sulla carta stampata e con la copertina rigida.
    Ad esempio, Giorgio Bocca. Il suo ultimo "Pandemonio - il miraggio della new economy" già nel titolo suggerisce la schiva insofferenza dell'autore. Mio nonno ha 90 anni ed era un contadino, però ha un'apertura verso la realtà e le novità del mondo più equilibrata e scevra da pregiudizi di quella del nostro. Che ha pure studiato.
    Mi sono letto d'un fiato la sua ultima fatica, nonchè sempre gli interventi settimanali su "L'espresso", giovandomi così dell'ilarità scatanata dai passaggi dal pressapochismo astioso contenuto nei giudizi sulla nuova era.
    Il bello è che magari, dopo tutto quello che è successo, pensa anche di averci preso.
    Ben vengano nuove voci e nuove dita che scrivono, a ribadire che, se tanti errori sono stati fatti, quella che si è appena aperta è una rivoluzione totale, prima di tutto culturale, e che va trattata e sfruttata come tale, facendo tesoro degli errori e delle valutazioni drogate (ve lo dice uno che si è scottato...), ma con gli occhi affascinati ed ammaliati.




    non+autenticato

  • quanto ho appena letto mi fa venire in mente una vignetta umoristica che ho visto di recente

    ad un signore che si occupa di riforme scolastiche viene chiesto: "come va?" e questo: "devo andare a scuola, ma prima mi faccio una canna!" a proposito di recenti battute sulle abitudini del 50% del corpo docente italiano.

    quali sono le vere abitudini dei "Cavalieri del tempo"? molte emergono come pulcini orfani dal suo articolo, Complimenti.
    non+autenticato
  • Purtroppo devo constatare con mio grande rammarico che l'Italia è un Paese di grandi paleontologi; dopo i tentativi, più o meno riusciti, di riesumare vecchi brontosauri della politica ecco ritornare un vero e proprio Velociraptor (e sottolineo "raptor") della via italiana all'informatica, il quale, è bene dire, è riuscito nell'impresa di affossare definitivamente una delle aziende più innovative che ci fosse in Italia. Ed è un vero peccato che la "voce del padrone" sia così forte anche in un giornale come La Repubblica il cui fondatore si è spesso distinto per le battaglie contro i ceti dominanti in Italia.
    non+autenticato
  • Ma come fà il sig. De Benedetti ad avere ancora il coraggio di aprire la bocca, dopo che, grazie ai suoi amici al governo negli anni 80, ha distrutto una delle più grosse realtà mondiali dell'informatica?
    Ha veramente una bella faccia di c...biiiip!!!
    non+autenticato


  • Quale sarà l'azienda da affossare, da parte del Vorace-raptor?

    per il dott. Bocca, invece, un quesito: perchè non chiede di chiodere le banche, dato che ci sono al mondo i rapinatori?
    non+autenticato


  • > per il dott. Bocca, invece, un quesito:
    > perchè non chiede di chiodere le banche,
    > dato che ci sono al mondo i rapinatori?


    Io invece direi di chiudere le banche solo e semplicemente perchè sono dei LADRI!!!
    non+autenticato
  • Sto parlando dell'articolo, naturalmente. Mi piace il tuo stile e anche il tuo punto di vista.

    Conosco bene (anche per motivi generazionali) il De Benedetti-pensiero, che negli anni '80 faceva scuola, almeno nella nostra povera Italietta. Veniva considerato un guru della New Economy (di allora, beninteso!).

    A quei tempi bastava dire "computer" e tutti stavano a bocca aperta ad ascoltare. Oggi la parola magica è Internet. Ma l'Ingegnere si rende conto che ormai la sua epoca è passata, quando dice: "Ormai a mio figlio non ho quasi più nulla da insegnare". E credo che quel "quasi" si riferisca a qualche segreto del mondo della finanza, non certo alla tecnologia.

    Ma l'Ingegnere dice anche qualcosa di molto importante, che vorrei comunicare a molti giovani lettori di Punto Informatico:

    "La Valley è una meritocrazia. Non importa cosa indossi. Non importa quanti anni hai. Quello che conta è quanto sei intelligente"

    Proprio ieri, su questa rivista, ho letto commenti di gente che vuole fare soldi brevettando il Teorema di Pitagora. E non si rendono conto che, di là dell'oceano, ci sono ragazzi della loro età che studiano per inventare cose che i loro figli useranno quando saranno grandi.


    Ancora complimenti a te, Marina, e benvenuta in questa banda di Puntoinformaticisti.




    non+autenticato