Incontri/ Open source nella PA

A Roma

Roma - Equiliber, celebre associazione dedicata alla ricerca sulle conseguenze ambientali, sociali e culturali dell'innovazione tecnologica, ha organizzato un incontro dal titolo Open source nella Pubblica amministrazione che si terrà il 4 maggio alle 15.30 nella Sala Gialla del Senato (piazza Madama 1 a Roma).

"Il dibattito - si legge in una nota - sarà coordinato dal sen. Fiorello Cortiana (Verdi) e dall'on. Antonio Palmieri (Forza Italia) e sarà preceduto da tre brevi relazioni a cura del comitato scientifico di Equiliber:
- L'adozione dell'Open Source nella Pubblica Amministrazione come opportunità di innovazione per le imprese italiane (di Alberto Pelizzaro)
- Get the Money (di Giacomo Cosenza)
- Open Source e sviluppo economico (di Francesco Sacco)"

Per partecipare è necessario accreditarsi presso redazione@equiliber.org. Sono obbligatorie giacca e cravatta.
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19 Commenti alla Notizia Incontri/ Open source nella PA
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  • Dagli interventi constato con fastidio che il vizio del FUD degli utenti microsoft è duro a morire.
    Ancora con questa storia dei programmatori senza lavoro? Ma dove vivete?
    Nel mondo reale (e non in quello delle vostre pippe mentali) il 99% dei programmatori non lavora in aziende che vendono software pacchettizzato (es. Adobe) ma in ditte che producono gestionali per aziende, banche ecc. In questo ambiente si deve continuamente creare moduli aggiuntivi, personalizzarli, fare manutenzione e cambiarli, solitamente su strutture database preesistenti. Si pensi solo alle differenti gestioni di magazzino, o alle modifiche fiscali che impongono le modifiche del software di fatturazione o gestione del personale. Queste aziende (che poi impiegano la stragrande maggioranza dei programmatori, almeno in Europa) non guadagnano sulle licenze del software ma sul servizio di manutenzione/personalizzazione (se preferite vendono moduli confezionai su misura del cliente: non guadagnano sulla stoffa, ma sull'abito).
    E' facile verificare che per queste aziende lavorare su un database su licenza closed oppure open source non comporta grossi cambiamenti, anzi, semmai con uno open source il committente è disposto ad investire di più in manutenzione, visto che risparmia sulla licenza. E non dite che "tanto si copia": avete presente cosa vuol dire mettere le mani in un database relazionale *vero* fatto da altri? In tempi rapidi?
    Finiamola con questa str****ta dei "programmatori che lavorano gratis".
    Io sono piuttosto convinto che una maggiore adozione dell'open source (che comunque nessuno dice debba essere generalizzata o obbligatoria, per questo si dice "alternativa") comporterebbe una maggiore concorrenza ma anche un maggior investimento nello sviluppo, visto che si libererebbero ingenti risorse "congelate" in licenze (poi le banche continueranno ad usare DB2 su AS/400, of course). Di sicuro in Europa i posti di lavoro per i programmatori aumenterebbero; riconosco che USA e Canada - a livello di grossi gruppi - in prima battuta qualcosa ci rimetterebbero, ma solo inizialmente.
    Saluti
    Prospero
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > Nel mondo reale (e non in quello delle vostre
    > pippe mentali) il 99% dei programmatori non
    > lavora in aziende che vendono software
    > pacchettizzato (es. Adobe) ma in ditte che
    > producono gestionali per aziende, banche ecc. In
    > questo ambiente si deve continuamente creare
    > moduli aggiuntivi, personalizzarli, fare
    > manutenzione e cambiarli, solitamente su
    > strutture database preesistenti. Si pensi solo

    Sono daccordo.
    Ma quelli che scrivono in questi forum gettando FUD penso siano molto giovani e con dei seri problemi di apertura mentale.
    Programmatorucoli VB che difendono quel poco che conoscono contro l'avanzata di qualcosa di arcano e difficile che rubacchia clienti ai loro magri guadagni...

    Oppure in qualche notizia piu' importante c'e' qualche astrturfer professionista, ma quelli li riconosci perche' parlano mostrando preparazione commerciale e scarsa preparazione tecnica...

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > E' facile verificare che per queste aziende
    > lavorare su un database su licenza closed
    > oppure open source non comporta grossi
    > cambiamenti

    ...a parte l'insignificante dettagliuccio che, per esempio, Oracle è anni luce avanti rispetto ai suoi "competitors" opensource e non, mentre DB2 su AS/400 in pratica non ha concorrenza...

    Le aziende del mass market che vogliono sopravvivere, come IBM, continueranno ad emulare come possono il paradigma dell'embedded critico (che rimane in eterno l'esempio di riferimento vorrei-ma-non-posso tecnologico e tecnocratico per il mondo dequalificato dei PC e dei serverini): hardware, software e firmware come unicum chiuso ed inscindibile, prendere o lasciare. Per guadagnare di più possono limare su qualità e affidabilità e accontentarsi di qualcosa di meno rispetto agli assoluti dell'hard realtime, della EN61508 o delle MIL-STD, almeno nella fascia di mercato con pochi zeri, e possono anche permettersi di solleticare le sciocche velleità del cumenda brianzolo mettendo anche un linux pesantemente rimaneggiato su hardware di vaglia. Tipico di certa imprenditoria provinciale e caciarona all'italiana, un pò come voler risparmiare sulla selleria in una fuoriserie da seicentomila euro, full optional però invece del caribù imperiale mi ci metta l'ecopelle, sa è per la mia signora... e allora prendiamo lo z-Series ma con linux, vuoi mettere, ci scontano ben mille euri, altro che AIX.

    Gli altri, quelli che fanno solo software per le masse, per bene che vada possono galleggiare a tempo determinato: e non saranno certo una licenza cervellotica e rancorosa o una ideologia vagamente paleosocialista a cambiare le cose.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > E' facile verificare che per queste aziende
    > > lavorare su un database su licenza closed
    > > oppure open source non comporta grossi
    > > cambiamenti
    >
    > ...a parte l'insignificante dettagliuccio che,
    > per esempio, Oracle è anni luce avanti rispetto
    > ai suoi "competitors" opensource e non, mentre
    > DB2 su AS/400 in pratica non ha concorrenza...

    Non vedo il problema. Oracle per Linux esiste. Una maggiore diffusione dell'open source non vuol dire esclusione di software professionali proprietari. Le (molte) aziende che vivono sviluppando su Oracle possono continuare a farlo sia che Oracle giri si NT o su Red Hat.

    > Le aziende del mass market che vogliono
    > sopravvivere, come IBM, continueranno ad emulare
    > come possono il paradigma dell'embedded critico
    > (che rimane in eterno l'esempio di riferimento
    > vorrei-ma-non-posso tecnologico e tecnocratico
    > per il mondo dequalificato dei PC e dei
    > serverini): hardware, software e firmware come
    > unicum chiuso ed inscindibile, prendere o
    > lasciare. Per guadagnare di più possono limare su
    > qualità e affidabilità e accontentarsi di
    > qualcosa di meno rispetto agli assoluti dell'hard
    > realtime, della EN61508 o delle MIL-STD, almeno
    > nella fascia di mercato con pochi zeri, e possono
    > anche permettersi di solleticare le sciocche
    > velleità del cumenda brianzolo mettendo anche un
    > linux pesantemente rimaneggiato su hardware di
    > vaglia. Tipico di certa imprenditoria provinciale
    > e caciarona all'italiana, un pò come voler
    > risparmiare sulla selleria in una fuoriserie da
    > seicentomila euro, full optional però invece del
    > caribù imperiale mi ci metta l'ecopelle, sa è per
    > la mia signora... e allora prendiamo lo z-Series
    > ma con linux, vuoi mettere, ci scontano ben mille
    > euri, altro che AIX.

    Non ho capito questa tirata. Mi sembra solo che si dia per scontato che Linux sia un sistema di serie B, cosa tutta da dimostrare.

    > Gli altri, quelli che fanno solo software per le
    > masse, per bene che vada possono galleggiare a
    > tempo determinato: e non saranno certo una
    > licenza cervellotica e rancorosa o una ideologia
    > vagamente paleosocialista a cambiare le cose.

    Visti gli altissimi tassi di pirateria del "software per le masse" mi sembra che le cosa possano cambiare eccome.
    Saluti
    Prospero
    non+autenticato
  • > Dagli interventi constato con fastidio che il
    > vizio del FUD degli utenti microsoft è duro a
    > morire.

    Premessa: a casa non uso Windows (neppure Linux e Mac OS X) perché vivo meglio così e questo è il mio primo messaggio.

    Un utente Microsoft però necessita di una coppia di strumenti (hardware e software) per soddisfare proprie esigenze; se ha scelto Windows avrà le sue ragioni.

    Magari ha più tempo da dedicare quotidianamente alla menutenzione della propria macchina.

    > Ancora con questa storia dei programmatori senza
    > lavoro? Ma dove vivete?

    Vivono in Italia! Tu invece?
    Purtroppo chi lavora in questo ampio comparto, da dipendente fatica a trovare un quadro di riferimento e si arrabatta tra un lavoro precario e il successivo, mentre chi esercita autonomamente fatica da una parte a trovare i clienti e dall'altra a raggiungere una dimensione imprenditoriale atta a soddisfare le esigenze di più committenti.

    > Nel mondo reale (e non in quello delle vostre
    > pippe mentali) il 99% dei programmatori non
    > lavora in aziende che vendono...

    Questa è la prima del problema; nel mondo reale il 99% delle imprese vendono e queste sono quelle che impiegano il maggior numero di addetti.

    Nel rimanente 1% producono con pochi addetti che devono essere altamente specializzati; nessuno degli addetti di tali imprese può essere definito uno sviluppatore in senso generico.

    Esiste una maggiore specializzazione, ed esistono termini diversi per descrivere tali professionalità.

    Io non mi definirei mai in tal modo.

    > E' facile verificare che per queste aziende
    > lavorare su un database su licenza closed oppure
    > open source non comporta grossi cambiamenti,

    Vero, mentre invece scelte radicali in merito al sistema operativo da utilizare comportano costi assai ben superiori per il committente.

    Io non riesco ad essere per uno degli schieramenti in campo; partiamo da Debian per esempio, una distribuzione Linux valida, come riconosciuto dai molti che su essa hanno costruito nuove soluzioni, come Knoppix o Ubuntu.

    Se chi ha scritto il codice fosse abile come chi ha localizzato l'installer ci troveremmo davanti ad un pessimo prodotto.

    Stranamente non è così come al tempo stesso non è neppure un caso di eccellenza.
    Non sono eccellenti neppure altre soluzioni, dunque ognuno trovi la più adatta alle proprie esigenze.

    Questo discorso applicato alle proprie quattro mura non può essere riproposto in un contesto aziendale, dove è il committente che decide.

    Finché si troveranno persone capaci di affermare il contrario, sarà difficile credere che si tratti di professionisti.
    non+autenticato
  • Chiariamo la cosa: il mio post non voleva essere - in prima istanza - "contro" o "a favore".
    Ognuno usa il sistema che vuole.
    Quello che ho detto è che si deve finirla con lo spauracchio del "open source = programmatori che lavorano gratis" perché è una panzana. Che poi una migrazione comporti dei costi è ovvio e so anche benissimo quanto siano sfruttati i programmatori (o sviluppatori, per meglio dire) in Italia.
    Di certo una maggiore adozione dell'open source non sarebbe la venuta dell'armageddon, ma solo un cambio di piattaforma di sviluppo (con costi iniziali ovviamente) e con maggiori possibilità di crescita in futuro. Hai un idea del *fiume* di soldi che ogni anno scaturisce dai bilanci delle aziende europee per il costo delle licenze e prende pari pari la strada degli USA? (scrivo questo senza antiamericanismo).
    Ti è mai venuto in mente che forse le condizioni da peones con le quali vengono trattati molti programmatori derivano anche da questi costi?
    Open source non vuol dire "no commercio" come nei sogni bagnati di qualche aspirante no global, ma vuol dire maggiori possibilità di commercio per chi ha iniziativa e barriere d'ingresso più basse per chi vuole entrare nel business.
    Red Hat e Novell non sono associazioni marxiste, mi pare.
    L'OS non è una bacchetta magica o un olio santo come molti millantano, ma neanche una iattura da paventare.
    E' semplicemente una opzione.
    Saluti
    Prospero
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Chiariamo la cosa: il mio post non voleva essere
    > - in prima istanza - "contro" o "a favore".
    > Ognuno usa il sistema che vuole.
    > Quello che ho detto è che si deve finirla con lo
    > spauracchio del "open source = programmatori che
    > lavorano gratis" perché è una panzana.

    si ma parti dal presupposto che programmazione = database.
    guarda caso però questo è proprio il fulcro di un altro problema: programmi italiani = finson!
    in italia si producono solo db relazionali e questo fa scadere il livello generale dell'italia nel settore!
    è vero che il 99% dei programmi si riduce alla manipolazione/gestione di dati ma questo non è significa che il 99% del sw sia db!
    programmi di un certo valore (quelli che hanno permesso di portare la computer graphic nelle case o che hanno segnato il corso dell'informatica come photoshop e 3ds max) sono tutt'altra cosa che db relazioni...sono programmi che richiedono anni (ed un numero altissimo di programmatori) prima di vedere la luce...questo significa investimenti (denaro)...difficilmente 3ds max si sarebbe evoluto sino allo stadio attuale senza poter contare su tali investimenti...investimenti giustificati (da chi li fà) solo se comportano alti guadagni...open source in certe circostanze non solo vuol dire programmatori che lavorano gratis ma vuol dire anche mancati investimenti quindi niente ricerca e sviluppo...
    come al solito parti dichiarantodi obiettivo e poi perdi di vista la realtà...l'open source non solo ha senso ma è anche vantaggioso in alcuni casi, però siamo in una società fortemente capitalista e consumista, in un mondo dove l'informatica non si basa, come affermi tu, solo sulla customizzazione dei db ma su ben altre cose!
    pensare di rendere tutto open source è autolesionistico per l'informatica stessa (poi certo in un mondo perfetto le cose sarebbero diverse)

    Che poi
    > una migrazione comporti dei costi è ovvio e so
    > anche benissimo quanto siano sfruttati i
    > programmatori (o sviluppatori, per meglio dire)
    > in Italia.
    > Di certo una maggiore adozione dell'open source
    > non sarebbe la venuta dell'armageddon,

    sono d'accordo...per controparte bisogna però ricordare che non sarebbe neanche una panacea (soluzione a tutti i mali) e quindi va ponderata in maniera molto critica (la migrazione costa) e non proposta come il 'miracolo' dell'informatica

    ma solo un
    > cambio di piattaforma di sviluppo (con costi
    > iniziali ovviamente) e con maggiori possibilità
    > di crescita in futuro.

    non capisco perchè un cambio 'piattaforma di sviluppo' debba produrre 'maggiori possibilità di crescita in futuro'
    le possibilità di crescita non sono influenzate dalla piattaforma di sviluppo scelta ma dalla qualità del software prodotto e dalla competenza dei programmatori...quando alla diatriba open-closed le 'piattaforme di sviluppo' hanno le stesse identiche potenzialità, anzi molto spesso il closed offre funzioni ed innnovazioni lontane dal mondo open source, che dire poi dell'affidabilità?
    sai dirmi che fine ha fatto kilix?
    e tutti quelli che avevano puntato su kilix?
    poco probabile che borland mi tiri lo stesso bidone stai sicuro

    Hai un idea del *fiume* di
    > soldi che ogni anno scaturisce dai bilanci delle
    > aziende europee per il costo delle licenze e
    > prende pari pari la strada degli USA? (scrivo
    > questo senza antiamericanismo).

    e il costo delle cartucce delle stampanti?
    che c'entra ovvio che se prendi i conti di tutta l'europa fanno volume!
    i costi delle licenze vanno ponderati caso per caso....

    > Ti è mai venuto in mente che forse le condizioni
    > da peones con le quali vengono trattati molti
    > programmatori derivano anche da questi costi?

    NO! derivano da scarsissime competenze dei programmatori...neo-laureati (nella migliore delle ipotesi) che credono di sapere tutto ed invece sono appena autosufficenti (informaticamente parlando), molto più spesso smanettoni cresciuti a tutorial col pallino del copia-incolla che si spacciano per programmatori.
    derivano da aziende che producono solo sw di bassa qualità, che non sono disposte a investire in altro che non sia un db relazionale.

    > Open source non vuol dire "no commercio" come nei
    > sogni bagnati di qualche aspirante no global,

    si in alcuni casi...in tanti altri vuol dire farmi un mazzo (io e altri 100 programmatori) per 4 anni a fare un programma di cui tutti possono visionare il codice (produrre codice è il lavoro del programmatore, per copiarlo basta un bambino, per modificarlo e rovinare il mercato basta uno smanettone)

    ma
    > vuol dire maggiori possibilità di commercio per
    > chi ha iniziativa e barriere d'ingresso più basse
    > per chi vuole entrare nel business.

    prova a pensare a cosa spende un'azienda con 300 programmatori: paghe, pc, mobilia, affito/acquisto locali, etc.. e chiediti quanto questo sia influenzato dal costo delle licenze (per altro vendute a prezzi stracciati perchè acquistate un massa) da rinnovaren in media ogni 3/5 anni (cambio o.s. o nuova tecnologia negli ambienti di sviluppo).
    adesso pensa invece ad una azienda con 3 programmatori...quanto costano 3 licenze ogni 3/5 anni?
    non mi pare sia un grande discorso il tuo..anche se spesso viene utilizzato come cavallo di battaglia per chissà quale BATTAGLIA!
    nella scelta di un sw (sia un o.s. o altro) il costo delle licenze ha il parametro di influenza più basso...meglio scegliere in base alle proprie esigenze che al costo di licenze

    > Red Hat e Novell non sono associazioni marxiste,
    > mi pare.

    infatti red hat lucra sul lavoro altrui vendendo un o.s a prezzi simili a quelli della concorenza senza doversi preoccupare di fare ricerca, sviluppo e programmazione su quel'o.s. (a parte qualche scriptino red hat è un distributore e nulla più)
    red hat quando ha problemi molla tutta e ti lascia nella m***a (ricordi quello che è successo nella fascia consumer fino a quanto un gruppo di appasionati non ha risolto il problema), poi però ritorna sul mercato quando qualcuno gli toglie le castagne dal fuoco

    > L'OS non è una bacchetta magica o un olio santo
    > come molti millantano, ma neanche una iattura da
    > paventare.
    > E' semplicemente una opzione.

    condivido

    > Saluti
    > Prospero
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    [cut]

    > si ma parti dal presupposto che programmazione =
    > database.
    [cut]
    > è vero che il 99% dei programmi si riduce alla
    > manipolazione/gestione di dati ma questo non è
    > significa che il 99% del sw sia db!

    Attenzione, io sto dicendo che il 99% dei programmatori/sviluppatori in Italia lavorano su gestionali, non che il 99% dei programmi sia un gestionale. E questo lo sto dicendo per l'Italia e l'Europa.

    > programmi di un certo valore (quelli che hanno
    > permesso di portare la computer graphic nelle
    > case o che hanno segnato il corso
    > dell'informatica come photoshop e 3ds max) sono
    > tutt'altra cosa che db relazioni...sono programmi
    > che richiedono anni (ed un numero altissimo di
    > programmatori) prima di vedere la luce...questo
    > significa investimenti (denaro)...difficilmente
    [cut]

    Attenzione anche qui: io stavo parlando della situazione italiana. I programmi che tu citi sono quasi tutti USA o canadesi.
    Inoltre non stai parlando a un talebano: è ovvio che alcune categorie di software a contenuto altamente specialistico e ad alto investimento ben difficilmente possono essere open. Non confondere l'open source con certe stravaganti teorie di aspiranti no global. Nessuno dice che tutto il software deve essere open source e quello closed è brutto e cattivo. Quello che dovrebbe essere aperto sono i formati, i protocolli, tutto ciò che consente una reale standardizzazione. Il software OS è solo una opzione, adatta in certi ambiti, meno in altri. Ben difficilmente esisterà mai un archicad open source.

    > come al solito parti dichiarantodi obiettivo e
    > poi perdi di vista la realtà...l'open source non
    > solo ha senso ma è anche vantaggioso in alcuni
    > casi, però siamo in una società fortemente
    > capitalista e consumista, in un mondo dove
    > l'informatica non si basa, come affermi tu, solo
    > sulla customizzazione dei db ma su ben altre
    > cose!

    Forse mi sono espresso male: io ho solo risposto a chi affermava (a casaccio) che una diffusione dell'open source avrebbe incrementato la disoccupazione tra i programmatori.

    > pensare di rendere tutto open source è
    > autolesionistico per l'informatica stessa (poi
    > certo in un mondo perfetto le cose sarebbero
    > diverse)

    Nessuno ha mai detto ciò. Qui si parla di libertà di scelta. Nessuno ha mai proposto di "rendere tutto open source".

    [cut]
    > > Di certo una maggiore adozione dell'open source
    > > non sarebbe la venuta dell'armageddon,
    >
    > sono d'accordo...per controparte bisogna però
    > ricordare che non sarebbe neanche una panacea
    > (soluzione a tutti i mali) e quindi va ponderata
    > in maniera molto critica (la migrazione costa) e
    > non proposta come il 'miracolo' dell'informatica

    Molto francamente: no, non è una panacea e comporterebbe dei costi di transizione, sempre sgraditi. Sono però più che convinto che in molti contesti possa essere vantaggioso.

    [cut]
    > non capisco perchè un cambio 'piattaforma di
    > sviluppo' debba produrre 'maggiori possibilità di
    > crescita in futuro'

    Forse mi sono espresso male: a parità di budget hai molto più a disposizione da investire in personalizzazione del tuo software aziendale o in moduli aggiuntivi ... mai acquistato un gestionale che gira es. su Oracle? Oltre a chi ti costruisce su misura il tuo gestionale devi anche pagare la licenza ad Oracle.

    > le possibilità di crescita non sono influenzate
    > dalla piattaforma di sviluppo scelta ma dalla
    > qualità del software prodotto e dalla competenza
    > dei programmatori...[cut]

    Questo è ovvio. Non ho mai sposato l'idea che la GPL automaticamente "benedica" la qualità del software.
    [cut]
    > si in alcuni casi...in tanti altri vuol dire
    > farmi un mazzo (io e altri 100 programmatori) per
    > 4 anni a fare un programma di cui tutti possono
    > visionare il codice (produrre codice è il lavoro
    > del programmatore, per copiarlo basta un bambino,
    > per modificarlo e rovinare il mercato basta uno
    > smanettone)

    Non capisco. Non penserai mica che chiunque possa mettere mano al codice, che so, di Firefox; chiunque può farlo per conto suo, ma se vuoi che una modifica venga incorporata nel programma ufficiale deve essere attentamente vagliata dalla fondazione.
    Non crederai mica al mito che chi passa di lì cambia il codice a casaccio e chi lo scarica dopo si trova il programma modificato da mister X?

    [cut]
    > prova a pensare a cosa spende un'azienda con 300
    > programmatori: paghe, pc, mobilia,
    > affito/acquisto locali, etc.. e chiediti quanto
    > questo sia influenzato dal costo delle licenze
    > (per altro vendute a prezzi stracciati [cut]
    > adesso pensa invece ad una azienda con 3
    > programmatori...quanto costano 3 licenze ogni 3/5
    > anni?
    > non mi pare sia un grande discorso il tuo..anche
    > se spesso viene utilizzato come cavallo di
    > battaglia per chissà quale BATTAGLIA!
    > nella scelta di un sw (sia un o.s. o altro) il
    > costo delle licenze ha il parametro di influenza
    > più basso...meglio scegliere in base alle proprie
    > esigenze che al costo di licenze

    Si vede che traffichi poco con i bilanci e ancor meno con i costi di *gestione* delle licenze. Non vorrei poi usare altri luoghi comuni, ma il fatto di non essere vincolati ad un solo fornitore ed usare una piattaforma pienamente personalizzabile (e controllabile) mi sembra sia una questione importante, soprattutto per degli enti pubblici. Inoltre la cosa più importante: software open source vuole dire automaticamente formati aperti e standard aperti; sotto questo punto di vista sono stupito che tu non la veda, la battaglia.
    Dove le hai viste, poi, le licenze di MS Office a prezzi stracciati non lo so.

    > > Red Hat e Novell non sono associazioni marxiste,
    > > mi pare.
    >
    > infatti red hat lucra sul lavoro altrui vendendo
    > un o.s a prezzi simili a quelli della concorenza
    > senza doversi preoccupare di fare ricerca,
    > sviluppo e programmazione su quel'o.s. (a parte
    > qualche scriptino red hat è un distributore e
    > nulla più)

    Dai, ora stai mentendo e sai di mentire: le innvoazioni tecniche di RedHat sono state molteplici; Red Hat è ben più di un distributore e chi è informato lo sa.
    Basti pensare alle modifiche su Xfree che vennero fuori con la RedHat 8. Anche a livello di kernel sono state fatte diverse innovazioni.
    Non capisco poi per quale motivo si usino a sproposito termini come "lucrare" o "sfruttare". Chi scrive del software open è perfettamente consapevole che quel software è utilizzabile da altri anche commercialmente; è scritto nella licenza.

    > red hat quando ha problemi molla tutta e ti
    > lascia nella m***a (ricordi quello che è successo
    [cut]

    Francamente non ho colto il riferimento: a cosa ti riferisci?
    Saluti
    Prospero
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > [cut]
    >
    > > si ma parti dal presupposto che programmazione =
    > > database.
    > [cut]
    > > è vero che il 99% dei programmi si riduce alla
    > > manipolazione/gestione di dati ma questo non è
    > > significa che il 99% del sw sia db!
    >
    > Attenzione, io sto dicendo che il 99% dei
    > programmatori/sviluppatori in Italia lavorano su
    > gestionali, non che il 99% dei programmi sia un
    > gestionale. E questo lo sto dicendo per l'Italia
    > e l'Europa.

    k, proprio quello che dico io..allora è proprio il caso di incoraggiare lo sviluppo di sw non db azicchè affermare che tanto con sw db si lavora sulla customizzazione non trovi?

    >
    > > programmi di un certo valore (quelli che hanno
    > > permesso di portare la computer graphic nelle
    > > case o che hanno segnato il corso
    > > dell'informatica come photoshop e 3ds max) sono
    > > tutt'altra cosa che db relazioni...sono
    > programmi
    > > che richiedono anni (ed un numero altissimo di
    > > programmatori) prima di vedere la luce...questo
    > > significa investimenti (denaro)...difficilmente
    > [cut]
    >
    > Attenzione anche qui: io stavo parlando della
    > situazione italiana. I programmi che tu citi sono
    > quasi tutti USA o canadesi.

    non facevo altro che rendere più marcato il divario, so bene che ti riferivi alla situazione italiana..ma la situazione italiana andrebbe cambiata se vogliamo fare qualche cosa di buono

    > Inoltre non stai parlando a un talebano: è ovvio
    > che alcune categorie di software a contenuto
    > altamente specialistico e ad alto investimento
    > ben difficilmente possono essere open. Non
    > confondere l'open source con certe stravaganti
    > teorie di aspiranti no global. Nessuno dice che
    > tutto il software deve essere open source e
    > quello closed è brutto e cattivo.

    a dire il vero il 99% degli user di p.i lo dice e se provi a contrariarli di danno del troll winzzozaro...quindi anche qui una precisazione mi era sembrata doverosa

    Quello che
    > dovrebbe essere aperto sono i formati, i
    > protocolli, tutto ciò che consente una reale
    > standardizzazione.

    sono d'accordo ma non è così facile come sembra...basti pensare allo stesso linux, open source fino alle ossa eppure con 3000 librerie grafiche; gli standard bisogna anche volerli non è sufficente (ne necessario) l'open source per ottenerli

    Il software OS è solo una
    > opzione, adatta in certi ambiti, meno in altri.
    > Ben difficilmente esisterà mai un archicad open
    > source.

    >
    > > come al solito parti dichiarantodi obiettivo e
    > > poi perdi di vista la realtà...l'open source non
    > > solo ha senso ma è anche vantaggioso in alcuni
    > > casi, però siamo in una società fortemente
    > > capitalista e consumista, in un mondo dove
    > > l'informatica non si basa, come affermi tu, solo
    > > sulla customizzazione dei db ma su ben altre
    > > cose!
    >
    > Forse mi sono espresso male: io ho solo risposto
    > a chi affermava (a casaccio) che una diffusione
    > dell'open source avrebbe incrementato la
    > disoccupazione tra i programmatori.
    >
    > > pensare di rendere tutto open source è
    > > autolesionistico per l'informatica stessa (poi
    > > certo in un mondo perfetto le cose sarebbero
    > > diverse)
    >
    > Nessuno ha mai detto ciò. Qui si parla di libertà
    > di scelta. Nessuno ha mai proposto di "rendere
    > tutto open source".
    >
    > [cut]
    > > > Di certo una maggiore adozione dell'open
    > source
    > > > non sarebbe la venuta dell'armageddon,
    > >
    > > sono d'accordo...per controparte bisogna però
    > > ricordare che non sarebbe neanche una panacea
    > > (soluzione a tutti i mali) e quindi va ponderata
    > > in maniera molto critica (la migrazione costa) e
    > > non proposta come il 'miracolo' dell'informatica
    >
    > Molto francamente: no, non è una panacea e
    > comporterebbe dei costi di transizione, sempre
    > sgraditi. Sono però più che convinto che in molti
    > contesti possa essere vantaggioso.
    >
    > [cut]
    > > non capisco perchè un cambio 'piattaforma di
    > > sviluppo' debba produrre 'maggiori possibilità
    > di
    > > crescita in futuro'
    >
    > Forse mi sono espresso male: a parità di budget
    > hai molto più a disposizione da investire in
    > personalizzazione del tuo software aziendale o in
    > moduli aggiuntivi ... mai acquistato un
    > gestionale che gira es. su Oracle? Oltre a chi ti
    > costruisce su misura il tuo gestionale devi anche
    > pagare la licenza ad Oracle.
    >
    > > le possibilità di crescita non sono influenzate
    > > dalla piattaforma di sviluppo scelta ma dalla
    > > qualità del software prodotto e dalla competenza
    > > dei programmatori...[cut]
    >
    > Questo è ovvio. Non ho mai sposato l'idea che la
    > GPL automaticamente "benedica" la qualità del
    > software.
    > [cut]
    > > si in alcuni casi...in tanti altri vuol dire
    > > farmi un mazzo (io e altri 100 programmatori)
    > per
    > > 4 anni a fare un programma di cui tutti possono
    > > visionare il codice (produrre codice è il lavoro
    > > del programmatore, per copiarlo basta un
    > bambino,
    > > per modificarlo e rovinare il mercato basta uno
    > > smanettone)
    >
    > Non capisco. Non penserai mica che chiunque possa
    > mettere mano al codice, che so, di Firefox;

    a dire il vero mi baso sulle affermazioni rilasciate da linus t. (papà di linux) a Dev; si molto spesso chiunque mette mano e non sempre si può controllare e integrare tutto.


    > chiunque può farlo per conto suo, ma se vuoi che
    > una modifica venga incorporata nel programma
    > ufficiale deve essere attentamente vagliata dalla
    > fondazione.

    come sopra; però rimangono anche i programmi non ufficiali, quelli modificati..altrimenti che senso avrebbe l'open source

    > Non crederai mica al mito che chi passa di lì
    > cambia il codice a casaccio e chi lo scarica dopo
    > si trova il programma modificato da mister X?

    ripeto se l.t. denuncia le sue preoccupazioni....

    >
    > [cut]
    > > prova a pensare a cosa spende un'azienda con 300
    > > programmatori: paghe, pc, mobilia,
    > > affito/acquisto locali, etc.. e chiediti quanto
    > > questo sia influenzato dal costo delle licenze
    > > (per altro vendute a prezzi stracciati [cut]
    > > adesso pensa invece ad una azienda con 3
    > > programmatori...quanto costano 3 licenze ogni
    > 3/5
    > > anni?
    > > non mi pare sia un grande discorso il tuo..anche
    > > se spesso viene utilizzato come cavallo di
    > > battaglia per chissà quale BATTAGLIA!
    > > nella scelta di un sw (sia un o.s. o altro) il
    > > costo delle licenze ha il parametro di influenza
    > > più basso...meglio scegliere in base alle
    > proprie
    > > esigenze che al costo di licenze
    >
    > Si vede che traffichi poco con i bilanci e ancor
    > meno con i costi di *gestione* delle licenze. Non
    > vorrei poi usare altri luoghi comuni, ma il fatto
    > di non essere vincolati ad un solo fornitore ed
    > usare una piattaforma pienamente personalizzabile
    > (e controllabile) mi sembra sia una questione
    > importante, soprattutto per degli enti pubblici.
    > Inoltre la cosa più impo
    non+autenticato
  • L'open source è solo un modo che hanno le aziende di risparmiare sui programmatori, altro che sistema comunista, questo è il peggiore dei sistemi contro gli operai perchè con un movimento filosofico e con la promessa di un posto di lavoro e di notorietà le aziende si mettono in tasca un programma finito senza pagare i programmatori facendolo fare agli hobbisti e pagandone uno solo per customizzarli. Visto che ci saranno in questo modo molti disoccupati tra i programmatori gli stipendi caleranno ancora di più.
    Gli unici che ci guadagnano sono le aziende che risparmieranno milioni di euro che erano destinati a pagare da vivere ai programmatori. Avete mai visto quella vignetta con un barbone che chiede soldi in cambio di html? Quanto è lontana dalle donazioni che chiedono i programmatori open source sui loro siti?
    non+autenticato
  • Hai completamente ragione, proporrei anche l'abolizione dei torni per fabbricare minuteria metallica e far fare le viti una ad una a tanti operai con una lima, altro che un milione di posti di lavoro!!!!!

    Saluti (tayloristi)
    Cla!
    cla
    397
  • con il tornio è semplicemente mercato che si sposta. Chi faceva le viti ora fa i torni, non diminuiscono i posti di lavoro, semplicemente si differenziano. Con l'open source invece è come se i torni comparissero dal nulla. I posti di lavoro che avrebbero creato i torni vanno semplicemente in fumo e la botta è molto più pesante. L'introduzione dei torni è l'equivalente del passaggio tra assembler a C, un solo programmatore può fare da solo il lavoro di 10 ma contemporaneamente si creano programmi più complessi che richiedono quei 10 ed i progetti diventano sempre più grandi.
    non+autenticato
  • mentre con l'Open source puoi prendere un tornio a gratis e chiamare un meccanico che lo modifica per fare i bulloni e viti personalizzate per la tua esigenza produttiva, pagando solo la modifica e non ogni volta il tornio completo (pagato a caro prezzo)...

    come dirai tu, i torni si moltiplicano e la forza lavoro per farli andare su misura per ogni fabbrica aumenterano...
    anche questa e' una evoluzione del lavoro....
  • ma che ti vuoi modificare, ma cosa vuoi cambiare. Quanto credi si possa customizzare una applicazione, quanto pensi che durerà.
    Poi a chi lo faranno fare? A te? Basterà un programmatore dove prima ne servivano di più. Chi ci guadagna sono solo le aziende tipo IBM, le altre a malapena potranno tirare a campare. Software abinato a prodotti hardware. Le grandi sempre più grandi, le piccole sempre più piccole.
    Non mi pare un ragionamento sbagliato. Prendi l'esempio del pane. Pane gratis, open source, si paga solo la spedizione. Un piccolo forno non potrà competere con un fornitore nazionale.
    non+autenticato

  • - Scritto da: awerellwv
    > mentre con l'Open source puoi prendere un
    > tornio a gratis

    ...e bestemmiare in 77 lingue perché fa schifo, dopo avere penato per sceglierlo in mezzo ad altri 24 torni tutti variamente incompleti (mai provato a cercare, che so, un motore FEM o un framework matriciale a precisione arbitraria su sourceforge ? Sai, non tutti hanno bisogno di fare solo le solite 4 cazzate di videoscrittura ed email col PC).
    Alla fine, dopo aver perso una marea di tempo nella selezione, prenderai il meno peggio, impiegherai giorni per capire come l'alienato che l'ha scritto ha inteso il "suo" codice con i "suoi" standard, e dovrai riscriverne una quantità di codice pari almeno a quello che hai scaricato prima che diventi qualcosa di minimamente usabile.
    Un guadagno favoloso... per non dire della complessità e della flessibilità di ambienti gestionali, come SAP Businees One o anche il vituperato Zucchetti Enterprise. Non so se lo sai, ma visto che straparli di "modificarsi il codice" per fare questo e quello, ambienti entry dai 30 kEuros in su SI PROGRAMMANO e SI PERSONALIZZANO senza neppure andare a rompersi i coglioni col codice. Con un contrattino OEM non disclosure, poi, puoi fare gli occhi alle pulci, anche se non rivendi. Da che mondo è mondo i sorgenti necessari si possono COMPRARE, quelli non in vendita - evidentemente - non sono "necessari" e spesso neppure utili.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > con il tornio è semplicemente mercato che si
    > sposta. Chi faceva le viti ora fa i torni, non
    > diminuiscono i posti di lavoro, semplicemente si
    > differenziano. Con l'open source invece è come se
    > i torni comparissero dal nulla. I posti di lavoro
    > che avrebbero creato i torni vanno semplicemente
    > in fumo e la botta è molto più pesante.
    > L'introduzione dei torni è l'equivalente del
    > passaggio tra assembler a C, un solo
    > programmatore può fare da solo il lavoro di 10 ma
    > contemporaneamente si creano programmi più
    > complessi che richiedono quei 10 ed i progetti
    > diventano sempre più grandi.


    se è così che deve andare il mondo non ci puoi far niente

    vorrà dire che i programmatori invece di programmare un sistema operativo, e mille varianti della stessa cosa, studieranno nuove applicazioni e cercheranno di venderle, sennò cambieranno mestiere

    purtroppo è così che gira il mondo
    non+autenticato
  • Speriamo che gli informatici non facciano la fine dei musicisti che nel 99% dei casi suonano per puro hobby
    non+autenticato
  • e da quando un hobby si quota in borsa?
    saluti
    Cla!
    cla
    397

  • - Scritto da: Anonimo
    > Speriamo che gli informatici non facciano la fine
    > dei musicisti che nel 99% dei casi suonano per
    > puro hobby

    E' vero. Io programmo per lavoro al lavoro e per le aziende che mi chiedono i loro gestionali.
    E per hobby a casa, ma in settori totalmente differenti...

    non+autenticato