I blogger imbarazzano Teheran

Un esposto mette in difficoltà il regime iraniano: per ottenere le confessioni di una 20ina di blogger l'anno scorso sarebbero stati utilizzati mezzi brutali

Teheran (Iran) - Una lettera scritta da quattro blogger sta sollevando molta polvere nella capitale iraniana: si tratta di un esposto che parla di brutalità in carcere, atti contro la persona pensati per estorcere a loro e ad altri 16 blogger confessioni e ammissioni di colpevolezza.

L'esposto si riferisce ai fatti di circa un anno fa, quando una sterzata conservatrice del regime ha portato ad un vero e proprio crackdown contro una serie di siti e conclusosi appunto con l'arresto di 20 blogger, tutti accusati di aver pubblicato informazioni pericolose e sovversive.

Secondo i blogger ci sono state pressioni "fisiche e morali" per indurli ad ammettere cose che non hanno commesso. "Durante il nostro incarceramento - scrivono - siamo stati soggetti a pressioni fisiche e psicologiche e tutte le nostre confessioni sono false né hanno valore legale".
In Iran, paese che svolgerà un ruolo centrale nel Summit ONU sulla Società dell'informazione (WSIS) che si terrà a novembre a Tunisi, l'arresto di utenti internet non è certo una novità e anche nel recente passato le idee filodemocratiche di alcuni hanno provocato loro pesantissime sentenze carcerarie. Invece rappresenta una interessante novità l'esistenza stessa di un esposto del genere e ancor di più che sia stato reso noto dall'agenzia di stato IRNA.

La questione è resa ancora più calda dal fatto che alcuni dei blogger arrestati all'epoca non sono ancora usciti dalla vicenda giudiziaria, pur non essendo più in carcere. A testimoniare quanto la vicenda sia considerata importante anche l'intervento a favore dei blogger dell'avvocato Shirin Ebadi, una voce autorevole, già Premio Nobel per i diritti umani.
TAG: censura
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