Emorragia di dati per Time Warner

Il gigante dell'entertainment annuncia la perdita di informazioni sensibili sul conto di 600mila impiegati. Allertati i servizi segreti per risolvere la questione dei furti d'identità

New York (USA) - Una giornata come un'altra al quartier generale della Time Warner, colosso multinazionale dell'entertainment. Gli addetti al backup della Iron Mountain - azienda leader che opera da anni nel settore della sicurezza aziendale - prelevano i dati, salgono sul furgone e si avviano verso il solito deposito. Tutto sembra in regola.

Ma qualcosa va storto. Misteriosamente, durante il tragitto verso il magazzino, nel New Jersey, vengono smarriti 40 preziosissimi nastri. Dentro, i dati personali di oltre 600mila impiegati Time Warner. Praticamente tutto l'archivio delle risorse umane. Licenziati compresi. Un miniera pressoché unica di informazioni sensibili - numeri di carte di credito compresi. "Non sono stati smarriti dati sui nostri clienti", garantisce una portavoce di Time Warner.

Scatta l'allarme: i vertici dell'azienda allertano immediatamente i servizi segreti statunitensi per avviare indagini dettagliate. I portavoce dell'azienda hanno comunicato l'avvenuto soltanto oggi, ma il fatto risale al 22 di marzo, collocandosi in linea di continuità con simili episodi avvenuti alla Bank of America ed alla LexisNexis. In totale, negli ultimi tre anni, sono andati smarriti i dati di oltre 20 milioni di cittadini statunitensi.
Casi di identity theft sono sempre più frequenti, non solo negli USA. Con il passaggio ad un sistema economico basato sul denaro elettronico, la tutela dei preziosi dati personali diventa d'importanza critica. "E' una faccenda veramente seria", garantiscono gli esperti dell'Electronic Privacy Information Center di Washington: questo ultimo caso sottolinea ulteriormente "l'urgenza di leggi speciali che permettano una difesa più efficace dei dati personali".

Tommaso Lombardi
TAG: mondo
3 Commenti alla Notizia Emorragia di dati per Time Warner
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  • Hai ragione, concordo. Ma proprio quello che vogliono. Una società super tecnologica e super ignorante. Secondo te, con una vasta informazione, la gente avrebbe utilizzato le carte d credito via internet, sapendo che i loro dati possono essere sensibilmente a rischio ??? Penso proprio di no.....loro fanno di noi quello che vogliono......parole e parole, ecco quello che ci restano !!!

    PAolo
    non+autenticato
  • Mi permetto di consigliare a tutti un bel libro sull'arte della truffa, i furti di identita' e l'ingegneria sociale, scritto dal mitico Kevin Mitnick:

    "L'arte dell'inganno", K. D. Mitnick - W. L. Simon, Feltrinelli (universale economica), isbn 88-07-81841-8.

    Prezzo: 9 euro.

    Li vale tutti!
    E' appena uscito nelle librerie (io l'ho visto per caso) e devo dire che e' veramente illuminante.

    Dopo aver letto un libro del genere ci si rende conto davvero di quanto siano importanti certe informazioni che noi diamo quasi per scontate (cognome della madre, data di nascita, numero di matricola dell'azienda/universita', ecc..)

    Il libro e' tutto strutturato in questo modo:
    racconto visto da entrambi i punti di vista (attaccante e vittima),
    analisi dell'attacco
    consigli per prevenire attacchi simili

    Ve lo consiglio di vero cuore

    CoD
    non+autenticato
  • Visto che andiamo (come dice l'articolo) verso il denaro elettronico ed il furto di identità diventà una cosa che accade realmente e sempre più spesso, come mai ci trastulliamo con leggi fasulle sul pedoporno (fatte in modo che siano inutili, cioè che non aiutino i minori, e dannose, cioè che creano danni alla rete) e non facciamo in modo che le aziende si difendano come si deve?

    Qui sono proprio andati a rubare (con il basista o meno l'articolo non lo dice) il furgone con i nastri, ma quante volte si scoprono falle nei siti web e alcuni dati sono accessibili? Quando faremo pagare ingenti danni a chi si lascia fregare i MIEI dati? Non mi frega se i dati dei vostri clienti sono al sicuro, ma i miei? Vabbè, sei una minoranza... Abbiamo tappato subito la falla... E pensarci prima? No? E chi mi ripaga?

    Senza contare che per fare qualunque cosa diamo troppi dati personali in giro. Ormai, nonostante le chiacchiere sul difensore della privacy (non mi viene il nome), non c'è azienducola dove, per qualunque, spesso inutile, motivo ti chiedono di tutto. E se non dai tutto, loro non ti vogliono come cliente. Mah