Punto Informatico: Come nasce CopyriotCafè?Nicola Grigion: Siamo nati lo scorso ottobre quando abbiamo occupato due locali di proprietà del Comune, ma abbandonati, in via Marzolo 15. Li abbiamo ristrutturati e ricavato una sala studio ed un piccolo bar: "uno spazio per condividere".
PI: E avete realizzato una infrastruttura informatica..NG: La nostra è una rete informatica costruita da studenti di ingegneria informatica, attraverso l'autoformazione, una radio satellitare ed in streaming ed un sito europeo di comunicazione.
Il nucleo fisso è composto da una trentina di persone ma il nostro bar e le assemblee sono affollate. Da noi è possibile navigare e piratare: una pratica amata da moltissimi.
PI: Navigare e piratare... E questo un messaggio che volete lanciare?NG: Affermare pretese, conquistare il diritto a condividere software libero, favorire la circolazione delle idee e dell'ingegno e fare in modo che tutti i prodotti possano essere utilizzati dall'intera società.
Perché questa libertà contribuirà ad una maggiore crescita sociale.
PI: Vi definite "precari"? cosa intendete?NG: Non ci riferiamo solo ad una questione contrattuale, ovviamente. Sono precari gli studenti perché il loro futuro è tutt'altro che solido, i lavoratori fissi perché spesso alcuni diritti vengono loro sottratti. A guardare bene sono moltissimi i precari. E questa precarietà genera frammentazione, disagio, frizioni che nuocciono a tutti.
PI: E la risposta qual è? Cosa fate?NG: Diamo spazio pubblico alle pratiche diffuse di pirateria e alla condivisione. Facciamo in modo che le persone esercitino una libertà che gli viene negata dalla legge. La pirateria esiste, è un sentimento troppo diffuso per sradicarlo con la repressione.
PI: Un sentimento?NG: Visto che esiste noi chiediamo che se ne parli, si dialoghi seriamente, che le nostre teorie ci vengano confutate con argomenti solidi e validi per tutti. Altrimenti non potremo che sabotare, boicottare, combattere contro abusi, ma anche proporre per esempio una ricerca universitaria che non si annichilisca nei brevetti.
PI: E' una battaglia difficile, pensate di vincerla? Un dialogo è possibile?NG: C'è sempre spazio per dialogare. Noi piratiamo nel senso che "depropriamo" saperi.. l'oligarchia dei proprietari se ne appropria e noi li sottraiamo ad essi. Siamo anche kamikaze, perché per abbattere un nemico così potente bisogna anche usare metodi duri.
PI: E le forze dell'ordine? Non stanno a guardare...NG: Ci conoscono, sanno bene quello che facciamo, ci sequestrano hard disk, ma se è semplice arrestare corpi non altrettanto facile è arrestare menti. Continueremo a piratare per le idee fino a quando avremo disponibilità finanziarie.. che derivano dal nostro bar..
PI: Grazie a voi un intero quartiere naviga gratis...NG: Diamo connessione wireless a tutto il quartiere Portello solo grazie ad una antenna. Un sistema che favorisce l'accesso libero alla rete... immaginate una catena di antenne simili: sarebbe la fine dello sfruttamento dei gestori e l'inizio della vera democrazia culturale.
PI: Quale sarà secondo voi il futuro della rete?NG: Proseguirà il tentativo di restringere la condivisione dei prodotti delle idee ma crescerà anche l'irrefrenabile spinta democratica verso la libera acquisizione, spinta che nessuno può controllare. Però per proseguire questa lotta bisogna attivarsi... le Major non riusciranno mai a conquistare le menti.
a cura di Alessandro Biancardi