Crittografia? Roba da delinquenti!

Crittografia? Roba da delinquenti!

Un pedofilo reo confesso di aver abusato della nipote viene condannato anche per la presenza di PGP sul proprio computer. Un programma di cifratura peraltro mai utilizzato dall'uomo
Un pedofilo reo confesso di aver abusato della nipote viene condannato anche per la presenza di PGP sul proprio computer. Un programma di cifratura peraltro mai utilizzato dall'uomo


Roma – Una storia di pedoporno e crittografia. Sembra che nello stato del Minnesota, USA, avere sul disco rigido un software come il noto PGP possa essere molto rischioso. Anche se non lo si installa e non lo si utilizza. Questo perché la presenza di applicazioni crittografiche può essere utilizzata come prova dalla pubblica accusa. Specialmente se i magistrati si trovano alle prese con crimini legati all’ informatica .

E’ il caso di Ari David Levie, arrestato e condannato per avere abusato della piccola nipote di 9 anni. L’uomo aveva utilizzato una fotocamera digitale per prendere foto equivoche della nipotina, utilizzando l’ hard disk del computer per tenere le immagini al riparo da occhi indiscreti. Reo confesso, Levie è stato condannato senza alcuno sconto. Fin qui niente di strano: ma nel corso di una perizia tecnica, gli agenti di polizia hanno scovato una copia non installata di PGP sul terminale del pedofilo.

Una casualità: non c’è ombra di dubbio per le autorità competenti, poiché sul computer dell’imputato non sono stati trovati file crittografati. Tuttavia, nel corso del processo conclusosi con la condanna di Lavie, il giudice ha incluso la mera presenza di PGP tra le prove schiaccianti della colpevolezza del giovane. Questo perché, secondo la corte distrettuale che ha processato Lavie, la protezione fornita da PGP “è arginabile soltanto dagli esperti dei Servizi Segreti”. Una motivazione sufficiente?

Evidentemente no: i legali del condannato hanno immediatamente fatto ricorso alla Corte d’Appello del Minnesota. Un ricorso subito respinto: il giudice Jim Randall ha bocciato la richiesta, sostenendo che “l’esistenza di qualsiasi programma che permetta di crittografare dati è rilevante ai fini delle indagini giuridiche”. E lancia un messaggio inquietante e contraddittorio ai milioni di utenti che utilizzano tecnologie crittografiche: programmi come PGP, almeno in Minnesota, vengono utilizzati prevalentemente per scopi illeciti .

Sono in molti ora a chiedersi se la decisione dei magistrati non potrà influenzare l’intero mercato dei sistemi crittografici nonché la loro percezione da parte degli utenti. Aver seguito l’adagio popolare, “non nascondere niente, se non si ha niente da tenere nascosto”, potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang.

Tommaso Lombardi

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Pubblicato il
26 mag 2005
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