venerdì 27 maggio 2005

La musica vive senza Copyright

Lo dicono i sempre più numerosi autori che, tolti di mezzo gli intermediari tradizionali, spingono ciò che producono in rete, trasformando il processo creativo in una collaborazione a tutto campo. Ecco cosa sta emergendo

La musica vive senza CopyrightRoma - La musica alternativa (al copyright) esiste già, e prolifera ogni giorno di più. Aumentano, dunque, le etichette copyleft che pubblicano musica ed espongono sui loro scaffali virtuali. C'è di tutto: grunge, sperimentazioni, elettronica, campionamenti a gogo ma anche musica di protesta, impegno civile, qualità e, forse, più di un talento.

Le loro opere sono tutte lì, pronte per essere ascoltate en passant o scaricate (singoli ed album hanno sempre copertine e retro). La lotta quotidiana di artisti e produttori è contro copyright e sfruttamenti dai contorni diversi.

Lo sforzo è indubbiamente pregevole. Sembrano cose serie e dignitose. Una buona porta di ingresso è Copydown il portale attorno al quale si sono coagulate eterogenee realtà che hanno preso il via alla fine di novembre 2003 durante una invasione pacifica del Meeting delle etichette indipendenti (Mei) di Faenza. "Evento che troviamo discutibile sotto un'infinità di aspetti - dice Scarph, attivista di Copydown - le etichette "indipendenti" spesso sono schiave, passive del circuito delle major e determinate a sfruttare i musicisti e gli autori con le solite promesse e pretese monetarie. Spesso riproducono in scala minore gli stessi ricatti sulla "vendibilità" delle opere che animano i meccanismi delle grandi case di produzione e di distribuzione".
Nasce con questo spirito il coordinamento (L)eft (produzioni musicali) che il 7 e 8 maggio scorsi si sono riuniti per la prima volta a Bologna: web-label, gruppi musicali, "cani sciolti" si sono coordinati, scambiati idee, hanno ragionato sui temi del no-copyright e del copyleft nel mondo musicale.

In quella occasione sono stati distribuiti DVD informativi, il (L)eft Survival Kit - sopravvivere nella jungla del music biz - un compendio per conoscere la legge in materia. Ma c'è anche il vademecum dell'autoproduzione con i consigli per creare i propri album sulla rete. A guardare l'agenda del collettivo ci si imbatte in una serie di appuntamenti per "favorire la libera circolazione delle idee, la condivisione di tutto ciò che fa cultura, di un nuovo modo di imparare, crescere, agire, nutrirsi".

"Se questo progetto fosse nato per restare confinato in uno spazio virtuale, perderebbe tutto il suo spirito innovativo - spiegano da Anomalo, una delle tante case discografiche che aderiscono al progetto - il web resta il centro focale della nostra attività ma i concerti live rappresentano concretamente il punto di arrivo della nostra attività. L'obiettivo è fondamentalmente quello di far incontrare il pubblico con gli artisti che abbiamo prodotto e che andremo a produrre, di creare eventi e spettacoli live in tutta la penisola".

Il live, dunque, è l'unica fonte di guadagno e occasione di sostentamento per le autoproduzioni che devono trovare altri canali alla circolazione "ufficiale".

Nel loro viaggio quotidiano incontrano limiti alla circolazione del loro talento (eventuale) e delle loro idee (in musica), limiti creati proprio dal meccanismo di selezione ("non naturale") delle grandi case discografiche. Dunque, perché sottostare al giudizio inappellabile di manager e regole di mercato, dicono gli "autoprodotti", quando con la rete "possiamo comunque far passare il nostro messaggio attraverso la musica?".
"L'autopirateria è la scelta che abbiamo fatto per distribuire i nostri cd - dicono da Virus4 - sono gratuiti, scaricateli, copiateli e diffondeteli il più possibile. A proposito: questa è una scelta ben ponderata, quindi abbandonate da subito l'equazione regalato=bassa qualità".
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