I diritti di proprietà intellettuale e, in maniera particolare, i brevetti servono proprio a questo scopo e costituiscono un importante strumento di sviluppo e di crescita per le imprese, soprattutto le PMI, che, per mezzo di essi, possono ottenere un consolidamento dei propri vantaggi di business (quando questi siano basati su qualità e fatti tecnici) non altrimenti conseguibile.
La proprietà intellettuale è un concetto così vago che non esiste: esiste il brevetto, il copyright, il marchio registrato e i nomi registrati. La somma di tutte queste cose viene normalmente chiamata "Proprietà Intellettuale (PI)", ma le ci sono differenti strumenti per tutelare la PI.
I brevetti sul software non servono allo scopo che dice Confindustria: spesso vengono applicati ai contesti più assurdi e banali per fare "guerra di territorio", ottenere posizioni di vantaggio ed eliminare la concorrenza alla base, e non sul merito di soluzioni più o meno efficaci.
Servono a creare monopolio e non libera concorrenza. Spesso poi vengono a crearsi società il cui unico patrimonio è costituito da un portafoglio brevetti e il loro personale è esclusivamente di tipo legale: dove sarebbe, dunque, il connubbio virtuoso fra brevetti e R&S?
Il brevetto applicato all' informazione (il software è una particolare implementazione di informazione) non ha senso e produce più danni che vantaggi.
I brevetti non possono essere utilizzati dalla PMI, perché costa registrarli e costa ancora di più difenderli in tribunale: spesso infatti la semplice registrazione di un brevetto non garantisce che qualcosa di simile non sia già stato brevettato (l'ufficio brevetti è materialmente impossibilitato a garantire ciò) e per questa ragione spesso la legittimità di un brevetto, se contestata, viene "decisa in tribunale": l'ufficio brevetti fa solo da garante su cosa e quando è stato brevettato (un po' come fa la SIAE per gli autori).
I diritti di proprietà intellettuale consentono, infatti, di realizzare un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti e di ottenere una protezione ampia nei confronti di eventuali imitatori e contraffattori.In generale può essere vero, ma non lo è nel caso dei brevetti su beni immateriali come il software.
Per le aziende del settore terziario, i cui beni sono immateriali, il brevetto è assoltamente inadeguato e anzi dannoso: il copyright assolve invece adeguatamente alla tutela del software (l'attuale legge del diritto d'autore).
La differenza fra copyright e brevetto è che il primo tutela l'
opera mentre il brevetto tutela l'
idea: il software è per sua peculiare natura più simile a un libro che non a un'automobile.
Immaginate se Alessandro Manzoni avesse brevettato l'idea de "l'Innominato" dei
Promessi Sposi: nessun altro nei 20 anni seguenti avrebbe potuto usare un' idea simile in un romanzo: ad esempio non si sarebbe potuto introdurre un personaggio criminale in un giallo in cui un potente gangster viene chiamato ad esempio "l'innominabile".
I brevetti sul software porterebbero a una situazione similmente assurda come in questo esempio: se le idee dei libri fossero brevettabili, in breve tempo nessun autore scriverebbe più libri, perché nel giro di poco tempo ogni nuovo libro infrangerebbe almeno un brevetto.
Con i brevetti sul sofware accadrebbe qualcosa di simile: in breve tempo nessuno sarebbe tranquillo che il proprio software non violi neanche un brevetto: d´altra parte verificarlo sarebbe estremamente costoso e assolutamente al di fuori delle possibilità di qualunque PMI europea. Dimostrare di aver "copiato" un brevetto è inoltre deciso solitamente in tribunale: estremamente costoso per una PMI. Dove vanno a finire dunque gli investimenti in R&S?
Il motivi per cui accade ciò è che nel software capita molto spesso che autori differenti trovino soluzioni uguali o simili per gli stessi problemi: ma questo non vuol dire che uno abbia copiato l'altro: è estremamente semplice violare un brevetto sul software essendo assolutamente in buona fede. E' così a causa del particolare modo di lavorare, tipico nel mondo informatico.
In conclusione: i brevetti bloccano l´innovazione tecnologica dei beni di natura immateriale. E' per questo motivo che le legislazioni di tutto il mondo hanno deciso di tutelare questo prodotto con le leggi sul copyright.
Non solo, essi permettono altresì di:
* proteggere i risultati degli investimenti nella ricerca e nello sviluppo di prodotti ad elevato valore aggiunto o nuovi servizi che si caratterizzino in termini di nuove ed inventive soluzioni tecniche (la bilancia commerciale dell'Europa è positiva grazie ai prodotti di alta tecnologia, es. medicinali, apparecchiature elettroniche e meccaniche, ecc.);Si tratta di tutti oggetti materiali, il software ha caratteristiche diverse, va trattato in maniera diversa.
La musica non è brevettabile, i libri non sono brevettabili, le ricette di cucina non sono brevettabili, le leggi non sono brevettabili. Tutti questi "oggetti" hanno caratteristiche proprie che li rendono diversi dagli oggetti materiali, e non si possono "zavorrare" con una legislazione che non tiene conto delle loro caratteristiche immateriali. Il software appartiene a questa categoria.