* ottenere valore dalla propria impresa: il valore della propria impresa è più chiaro ed è maggiore quando il business su cui essa si basa è protetto con brevetti o altri diritti di proprietà intellettuale;Si tratta di una vecchia mentalità: applicabile (e ancora valida) per i beni materiali.
Questo fenomeno inoltre, ancora una volta, avvantaggia esclusivamente le grandi aziende e non le PMI in quanto il valore di un portafoglio brevetti non è semplicemente la somma del valore dei singoli brevetti.
Possiamo semplificare questo ragionamento nel seguente modo: se una PMI ha 2 brevetti da 100 mila euro ciascuno avrà certamente un portafoglio brevetti da 200 mila euro. Se una grande multinazionale ha 1000 brevetti ancora da 100 mila euro ciascuno, il valore complessivo di questo portafoglio sarà molto maggiore della semplice moltiplicazione aritmetica 1000 x 100 = 100 milioni di euro, in quanto certamente varrà il 50%,100%, o 1000% in più in quanto l'uso congiunto di brevetti insieme ad altri ne da un valore strategico molto maggiore. Un tale portafoglio potrebbe valere 300 milioni di euro o molto di più! Come può una PMI competere in queste condizioni ?
Ecco dimostrato quindi che, ancora una volta, i brevetti avvantaggiano solo le grandi aziende, a danno delle PMI.
* ottenere partecipazioni nelle imprese (diverse dalla propria) che fanno uso delle proprie tecnologie brevettate (o di altri diritti di proprietà intellettuale).Una situazione di questo tipo è estremamente pericolosa in Europa: abbiamo già visto che la gran parte dei brevetti sul software sono già registrati e validi in Giappone ed USA e questo da un vantaggio enorme a queste compagnie nel momento in cui "sbarcano" in Europa con i loro brevetti: la conseguenza è che molte PMI europee saranno assorbite, controllate e conseguentemente chiuse, qualora vengano avvertite come concorrenti dalle grandi aziende.
Le aziende europee dovrebbero aspettare molto tempo prima di vedersi riconosciuti i propri brevetti (sempre che non siano già cose brevettate!), quelle extraeuropee invece li avrebbero immediatamente riconosciti, in virtù dei trattati internazionali.
3. Le imprese italiane vedono pertanto con favore una direttiva di armonizzazione in materia di brevettabilità delle invenzioni realizzate per mezzo di elaboratore, che si proponga di eliminare le ambiguità ed incertezze derivanti dall'adozione di diverse prassi interpretative da parte degli uffici brevetti degli Stati Membri e di rendere così certo l'ambito di applicazione della protezione.Siamo tutti daccordo che vanno eliminate le ambiguità: ma la normativa attuale (Convenzione di Berna del 79) vieta esplicitamente la brevettazione del software in quanto tale.
E va quindi confermata, non cambiata nella direzione di una permissiva interpretazione sulla brevettabilità del software: la direttiva europea invece tenta di fare esattamente questo.
Pur rimanendo il software non brevettabile di per sé, la tutela diretta del software in quanto attua, e in subordine a, invenzioni brevettabili di prodotto o processo, costituisce un elemento importante per lo sviluppo di nuove tecnologie.Abbiamo già ampiamente spiegato quanto questo non sia vero. Il punto è che non è chiaro cosa sia "una invenzione brevettabile di prodotto o processo". Sappiamo tutti che il software elabora informazioni. Queste elaborazioni possono essere utilizzate per un prodotto o un processo. Se il software in quanto elaboratore di informazioni non è brevettabile, perché dovrebbe esserlo nel momento in cui viene utilizzato per un prodotto o un processo? Chi pone questo limite? Cosa definirebbe esattamente cosa è brevettabile e cosa non lo è?
Secondo il testo dell'attuale direttiva, non viene adeguatamente chiarito questo limite. Non è un testo legislativo chiaro: la discrezionalità in questo ambito verrebbe demandata all'Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) che notoriamente è portato a brevettare piuttosto che a non farlo (in quanto questo accresce la sua attività, controllo e presitgio).
Ricordiamo inoltre che l' EPO è una società privata e non appartiene alle istituzioni europee! Questa è una ulteriore distorsione del sistema giuridico perché non garantisce neutralità verso la società. E' ragionevole pensare che l'EPO sia più incline ad accogliere le pressioni di indirizzo generale "suggerite" da poche grandi aziende (anche non europee) piuttosto che da tante piccole aziende (tipicamente europee) in quanto le prime sono notoriamente più efficaci nelle attività di lobbying.
Si pensi, per citare soltanto uno dei possibili esempi, alla sempre più frequente convergenza tra informatica e telecomunicazioni che rende possibile lo sviluppo di nuove architetture di rete e quindi l'offerta di soluzioni tecniche innovative che corrispondono ad esigenze del mercato che non hanno ancora trovato risposta.
Tutto ciò risulta nell'utilizzo da parte delle imprese di nuove soluzioni tecniche attuate per mezzo di pacchetti integrati software e nella offerta di servizi innovativi che fanno uso di nuove architetture di rete, di nuovi elaboratori elettronici, di nuovi terminali, di nuovi dispositivi di interfaccia, di nuove tecniche di protezione ecc.
Per incentivare una adeguata partecipazione allo sviluppo di tali nuovi pacchetti, architetture di rete, nuovi terminali e nuovi dispositivi di interfaccia da parte di PMI (non solo da parte delle grosse aziende) è necessario che sia garantita:Premesso che molte delle tecnologie più utilizzate nella rete sono in realtà vecchie di decenni, basate tutte su standard aperti (quindi non brevettati e non brevettabili). Non è vero che i brevetti tutelerebbero tali architetture. Le architetture sono basate su standard, interfacce e protocolli aperti oppure concordati in consorzi internazionali o emanati da enti quali ISO, ANSI, IEEE, IEFT e molti altri.
Quasi mai questi vengono da un unico prodotto realizzato da un unico soggetto. Quello che fa il software è implementare questi standard secondo qualità più o meno marcata.
Al contrario la brevettabilità di queste "architetture" o "protocolli" o "interfacce" sarebbe una limitazione alla loro diffusione stessa: nell'informatica le architetture ad esempio di maggiore successo sono quelle che si diffondono di più: se l'idea su cui si basa tale architettura viene brevettata, questa idea non si diffonderà e verrà meno impiegata di quanto lo sarebbe senza brevetto.
Che dire poi della brevettabilità del protocolli ? Essi sono le regole con cui i programmi si scambiano informazioni. Brevettarli significa per tutta la società, ipotecare per sempre le proprie informazioni nelle mani di un'unica azienda: dare cioè a questa il controllo sull'informazione: sarebbe una grave mancanza strategica permettere ciò da parte di una classe dirigente
Questo accade perché il software, a differenza dei beni materiali può essere duplicato a un costo irrisorio (i supporti costano pochi euro e la connettività anche).