Ecco chi darà le nuove regole alla Rete

di G. Mondi - Il 7 giugno gran consulto nazionale: politici e burocrati assieme per trovare il modo migliore per impedire che la rivoluzione digitale rivoluzioni anche lo status quo della proprietà intellettuale

Roma - Mancano pochi giorni ad una conferenza centrata nientemeno che sulla Proprietà intellettuale: si terrà il 7 giugno, non a caso "Giornata Mondiale della Proprietà intellettuale", ed è un evento che sarà bene tenere d'occhio.

Organizzato dal ministero dei Beni culturali, ossia dal neoministro Rocco Buttiglione, questo appuntamento appare decisivo per capire dove il Governo andrà a parare prima delle prossime politiche in materie centrali per lo sviluppo della rete come il diritto d'autore.

"Saranno analizzate - si legge in una nota di presentazione - le prospettive future della tutela della proprietà intellettuale, anche alla luce delle più recenti innovazioni tecnologiche che, pur costituendo un ulteriore e capillare strumento di diffusione della cultura, necessitano di essere regolamentate e disciplinate in modo da non pregiudicare la creatività". Se in queste parole del Ministero qualcuno trovasse somiglianza con parole provenienti da fonti corporate sappia che non si sbaglia.
Continua la nota: "Nel corso del convegno sarà presentata una specifica indagine sulla percezione che gli italiani hanno della contraffazione, sulla consapevolezza del danno che essa provoca allo Stato, ai privati e, di conseguenza, al mercato del lavoro. Il fenomeno, infatti, rappresenta oggi più che mai un pericolo trasversale al mercato, tanto da annullare, da un lato, i risultati della creatività delle opere dell'ingegno, e da danneggiare, dall'altro, la competitività reale del Paese".

Su questo già molto si è detto, mi limiterò a ricordare che un paese che oggi voglia essere competitivo deve riuscire a guardare più in là degli interessi consolidati: anziché difenderli ad oltranza, infatti, dovrebbe agevolare lo sviluppo di una reale competitività sui nuovi fronti del mercato. Arroccarsi nella difesa ad ogni costo di un vecchio modus operandi, ma anche di un approccio ormai superato, significa profondere tutte le proprie energie nell'accelerare pericolosamente nel più cieco dei vicoli, quello chiuso definitivamente dall'avvento della rivoluzione digitale. Ma non è questo ciò su cui volevo porre l'accento, quanto invece sui nomi di coloro che interverranno.

Chi si era stupito che la cosiddetta Comissione e-Content di Paolo Vigevano avesse fatto sapere di non aver avuto modo di ascoltare tutti, dove in quel "tutti" rientrano in particolare alcune delle più importanti realtà nate su e per la rete internet, ora avrà conferma di una discutibile miopia, discutibile perché evidentemente consapevole, che affligge chi risiede nella stanza dei bottoni italiota.

In un'intera giornata di lavori, realizzata "in collaborazione" - così recita il manifestino di presentazione - con entità quali Business Software Alliance o Federazione anti-pirateria audiovisiva, si alterneranno, oltre ai già citati Buttiglione e Vigevano, anche i vari Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e indimenticato sostenitore della legge sull'editoria, i segretari delle associazioni degli editori, di quelle dell'antipirateria e della SIAE, esponenti dell'industria come Umberto Paolucci, number two di Microsoft, piuttosto che Mario Ciaccia di Banca Intesa, insieme ad altri nomi di rilievo, come Mauro Masi, che già propose di imporre la presenza di un direttore responsabile per tutti i siti web. Più naturalmente, tra tutti questi nomi vi si trovano i ministri della Repubblica impegnati su vari fronti della questione: Stanca, Moratti e Landolfi, nonché i più autorevoli esponenti delle forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza).

Questo importante consesso, dunque, contribuirà notevolmente, almeno così sperano i promotori dell'evento, a disegnare la risposta italiana alla pirateria digitale, a detta dei promotori nemico numero uno della creatività. Leggendo e rileggendo questi nomi, però, è impossibile non chiedersi se accanto a tanti autorevoli rappresentanti delle nostre istituzioni non sarebbe stato opportuno invitare anche chi della rete si occupa da lungo tempo, chi ne ha fatto esperienza di vita e di lavoro, chi l'ha resa strumento di nuova creatività, chi ne ha analizzato lo sviluppo ben prima che Governo e Parlamento si rendessero conto della portata di questa cosa tuttora poco nota al Legislatore dal nome "Internet". Ecco, tutti quei nomi, di onorevoli, boiardi di stato e illustri imprenditori non bastano a cancellare il timore che da un simile consesso possa uscire qualcosa di diverso che nuove brutture legislative e procedurali ai danni dello sviluppo della Rete. Speriamo di sbagliarci ma, dando un'occhiata alle attività normative di questi anni, aspettarsi il peggio è un'inevitabile ossessione.

Gilberto Mondi
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