Playboy, quel metatag è legale

Una modella che aveva posato nuda per la rivista può utilizzare per il proprio sito un tag che la identifica come playmate. L'azienda vuole impedirglielo

Los Angeles (USA) - L'uso dei metatag sui siti internet si trova ancora una volta al centro di un interessante dibattito giudiziario. Un caso nato dall'inserimento del metatag "playmate" tra le "parole chiave" delle pagine web di un sito messo in piedi dalla modella americana Terri Welles.

Come noto, i metatag sono termini inseriti nelle pagine web che facilitano l'indicizzazione del sito da parte dei motori di ricerca e proprio per questo sono utilizzati con estrema "creatività", per far sì che il link al sito appaia il più spesso possibile tra quelli suggeriti dai risultati di una ricerca su un motore internet.

Nel caso in questione, Welles aveva utilizzato quel termine perché ha in passato posato nuda per la celebre rivista erotica nella "rubrica" nota come "Playboy Playmate". Proprio per questo ha ritenuto legittimo identificarsi come tale sul proprio sito.
Playboy.com, però, non è d'accordo e ha chiesto al tribunale di costringere Welles a rimuovere quel metatag che considera illegittimo e in violazione del proprio trademark. In primo grado il tribunale ha dato torto all'azienda e ora anche la Corte d'Appello ha deciso di appoggiare le tesi della modella.

"Il metatag - ha affermato il giudice - viene utilizzato solo per quanto ragionevolmente necessario e niente viene fatto in associazione a quello che possa suggerire una sponsorship o un coinvolgimento del proprietario del trademark". Secondo il giudice, Welles non avrebbe potuto utilizzare con efficacia una descrizione alternativa, come: "La modella nuda selezionata dall'organizzazione del signor Hefner"....
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