Brevetti, accelerare verso l'abisso

Andrea Glorioso intervista Philippe Aigrain per capire come si è arrivati alla proposta di direttiva sui brevetti del software e perché quella che si prepara è una gabbia dove rinchiudere idee e informazione

Roma - La seconda lettura della proposta di direttiva sulla brevettabilità delle "Invenzioni Implementate tramite Elaboratore" ("Computer Implemented Inventions" o CII, definizione piuttosto sofistica che è stata data ai brevetti sul software) si sta avvicinando sempre più. Un'intensa attività di lobbying da entrambi gli schieramenti - anche se si potrebbe discutere sulla liceità di paragonare le forze di lobbisti di professione profumatamente pagati e le attività dal basso di un gruppo di volontari, per quanto numerosi - sta dando forma ad un dibattito pubblico in modi che poche altre decisioni politiche nell'ambito dell'IT hanno visto.

Per cercare di capire meglio le questioni in ballo, ho intervistato Philippe Aigrain, attualmente direttore di SOPINSPACE (Society for Public Information Spaces), un'azienda che sviluppa software libero e open source innovativo e fornisce servizi per l'organizzazione di dibattiti pubblici e attività cooperative basate su Internet.

Prima di fondare Sopinspace, Philippe Aigran è stato "Head of Sector" per "Software Technology and Society" all'interno della Commissione Europea (Direttorato Generale "Information Society"). In questo periodo ha lavorato per impostare i programmi a sostegno dell'innovazione basata su Software Libero/Open Source. Ha partecipato alla preparazione del quinto e del sesto programma quadro, sia per quanto riguarda le tecnologie dell'informazione, sia per quanto attiene ad aspetti più generali relativi ai criteri di valutazione e alle regole per la gestione della proprietà intellettuale. Aigrain detiene un dottorato e la "habilitation à diriger les recherches" in informatica. Ha lavorato per vent'anni nella ricerca sul software e sul multimedia, all'interno di laboratori di aziende e come capo del gruppo di ricerca "Media analysis and interaction" del "Institut de Recherche en Informatique de Toulouse". Infine, è l'autore di "Cause commune: l'information entre bien commun et propriété", Edizioni Fayard, 2005.
Dato che i Suoi studi non sembrano essersi focalizzati sul diritto di proprietà intellettuale, vuole spiegarci quando e come si è confrontato per la prima volta con questo argomento, e specificamente con i brevetti sul software?
R: In effetti non ho studiato legge, ma informatica. Tuttavia, nel corso della mia carriera, ho sviluppato un forte interesse per ciò che le persone fanno con la tecnologia e l'informazione, e ciò mi ha condotto a ricercare e pubblicare nell'ambito della storia, della filosofia o della sociologia della tecnologia in parallelo con la mia attività di innovazione o di studioso delle politiche della ricerca. Forse è questa la ragione per cui, quando sono entrato in contatto per la prima volta con le questioni inerenti la brevettabilità del software, dei metodi di processo dell'informazione e dei dati genetici, ho affrontato tali questioni da un punto di vista più ampio della maggior parte degli specialisti in campo legale. Probabilmente è anche per questo motivo che ero pronto a investire più energia su questi argomenti della maggior parte degli scienziati, che all'epoca semplicemente scartavano l'idea dei brevetti sul software come un'assurdità, senza realizzare che questa assurdità stava rapidamente guadagnando terreno all'interno dei circoli specializzati (uffici brevetti, consulenti e giuristi).

La prima volta che mi sono resto conto delle problematiche relative ai brevetti sul software è stato quando dirigevo un gruppo di ricerca nel campo delle tecnologie dell'informazione applicate ai media (immagini ferme, video e musica). Ci rendemmo conto che i nostri "concorrenti" in USA, Giappone, Singapore e Israele avevano fatto domande di brevetto (negli USA e in Giappone) su degli algoritmi di analisi video.

I dipartimenti per il trasferimento di tecnologia degli istituti pubblici di ricerca avevano cominciato a valutare la possibilità che i nostri algoritmi (che noi non abbiamo brevettato, nel caso se lo stia chiedendo) venissero brevettati (negli Stati Uniti).

Parallelamente, seguivo i dibattiti circa uno dei primi contenziosi sui brevetti software, il brevetto Compton (Encyclopedia Britannica) sugli ipermedia, perché il mio lavoro era citato come "prior art" all'interno della richiesta di brevetto. In effetti, l'articolo del 1945 di Vannevar Bush, "As you may think" e tutto il lavoro di Ted Nelson su Xanadu, costituiva "prior art" del brevetto in questione.

Tutto ciò per dire che non era completamente ignaro dei problemi, ma si può tranquillamente affermare che fino alla fine del 1998, quando divenni capo dell'unità "software" all'interno del programma europeo IST, non avevo le idee chiarissime sul problema dei brevetti software. All'epoca ero molto più preoccupato circa il diritto di citazione per il materiale audiovisivo, perché l'assenza di tale diritto (in termini pratici) mi sembrava un blocco al potenziale di alfabetizzazione del media audiovisivi, dunque pericoloso per la democrazia. Ne sapevo di più sui dibattiti circa i brevetti sulle sequenze geniche che non sul software!

Tutto ciò cambiò rapidamente quando venni avvertito da alcuni sviluppatori di Software Libero / Open Source e da altre persone che una direttiva, che ufficializzava la recente pratica dell'Ufficio Europeo dei Brevetti (European Patent Office, EPO) di concedere brevetti sul software, era in preparazione. Il processo di regolamentazione era iniziato, molto discretamente, circa due anni prima nascosto all'interno di varie consultazioni sul futuro del sistema brevettuale europeo, consultazioni che avevano attirato l'attenzione solo dei circoli specializzati sull'argomento dei brevetti.
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21 Commenti alla Notizia Brevetti, accelerare verso l'abisso
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  • Vorrei mostrarvi questa iniziativa:

    http://www.breccebianche.com/InfoRiot/attivismo/in...

    Sono state spedite oltre 200 lettere e stanno arrivando le risposte da parte di molti Parlamentari, che hanno mostrato interesse e sensibilità nella causa contro i brevetti software; alcuni hanno risposto condividendo l'iniziativa e facendo presente che in Europa non tutti la pensano in questo modo, appellandosi alla (ormai quanto mai nota e ripetitiva) scusa dell'innovazione tecnologica.

    Occorre richiamare alla presenza i nostri Parlamentari Europei per la votazione che ci sarà nel mese di Luglio... facciamoci sentire preoccupati.

    A presto...
    non+autenticato
  • Ci sono aziende molto potenti che vivono e lavorano unicamente producendo e vendendo software. Alcune fanno anche hardware, ma tanto l'hardware è già brevettabile, quindi in questi discorsi non conta (ad ogni modo, per citare certe distorsioni, già si sono visti i primi tentativi di brevettare praticamente il transistor...)

    Ora, molte di queste aziende se la prendono con l'open source, mentre alcune lo abbracciano. Sono due posizioni ben distinte ma con obiettivi comuni. La prima è quella di chi mira a venderti una bella scatola colorata con contenuto utilizzabile ma intoccabile. La seconda è quella di chi mira a venderti la stessa scatola colorata, ma usando l'open source come "pubblicità", solitamente perchè la vendita della sola scatola colorata non gli rende abbastanza.

    Chi produce solo software open source e vende customizzazioni e servizi non può essere annoverato in queste categorie, è un discorso del tutto diverso.

    In ambo i casi sopra elencati, chi più chi meno, tutti sono attirati da questa storia dei brevetti software. Ma perchè vogliono i brevetti software a tutti i costi? E' abbastanza chiaro: per fare in modo che tutti coloro che avessero anche solo una vaghissima intenzione di competere in un determinato settore del mercato con questi grossi soggetti semplicemente non potrebbero più farlo. Per essere sicuri di non incorrere in cause legali milionarie dovrebbero infatti utilizzare SDK certificati (a pagamento), librerie proprietarie a prova di brevetto (a pagamento) e stringere accordi di "non pestaggio piedi" con chi detiene i brevetti, pena avvocati e giudici.

    C'è però una sostanziale differenza tra hardware e software. Nell'hardware è possibile andare a guardare e confrontare se due chip contengono parti copiate, ma due librerie che fanno la stessa cosa, come le confronti? Bit a bit? E se sono su due sistemi operativi diversi, compilate con compilatori diversi, come fai a capire se il codice che c'è dentro è lo stesso o no?

    Allora passi a un piano più alto, e brevetti l'interfaccia delle librerie, ma allora io ti faccio una libreria che fa le stesse cose con un'interfaccia diversa, poi implemento un traduttore di chiamate e ho aggirato il problema.

    Allora vai a livello ancora più alto e implementi l'idea stessa che c'è dietro alla libreria, cioè l'algoritmo (praticamente uno schema a blocchi). Ma allora io cambio l'algoritmo per ottenere lo stesso risultato.

    Allora brevetto la semplice idea alla base dell'algoritmo, ad esempio l'idea di tagliare le alte e le basse frequenze per comprimere l'audio, oppure l'idea stessa di "kernel modulare". Ma così praticamente con un solo brevetto ho brevettato in realtà tutto, segando le gambe a migliaia di altre aziende,e questo va totalmente contro l'idea stessa dell'istituzione dei brevetti (che servono a favorire l'investimento in ricerca, non a limitarlo).

    Quindi pressochè qualsiasi proposta in questo senso, o verrebbe più o meno facilmente aggirata o produrrebbe una tale confusione giudiziaria che le cause di proprietà intellettuale durerebbero decenni.

    Lo ho detto in un altro post e lo ripeto: se passa questa cosa dei brevetti, abbiamo 5 anni per farci una bella laurea in legge e cominciare a incassare i soldi veri, altro che ricerca...
  • ... inizieranno quando qualche politico imbe**lle o qualche espertone di marketing avrà la brillante idea di estendere la brevettabilità alle scienze pure... li sì sarà la fine del libero pensiero...
    non+autenticato
  • Brevettabilità del Software?? Ogni discorso da qualsiasi GURU provenga non può avere consistenza, se non di parte. Oggi ci troviamo in una situazione nuova senza rirtorno; cioè il Computer così come lo abbiamo conosciuto sta scomparendo e... entro pochi anni, non avrà più senso parlare di PC inteso come postazione "solitaria". La rivoluzione della Rete ha portato alla: "espanzione/concentrazione del "Dato". Non ha senzo parlare di un Software con determinate caratteristiche in una dimensione (la Rete) dove non esiste lo spazio e tanto meno il tempo. Mi spiego meglio: In questo preciso momento che sto scrivendo questo mio pensiero (assolutto), mi trovo collegato insieme ad altri decine - centinaia di milioni di Computer e... chiaramente, non posso minimamente sapere che cosa sta accadendo nel tempo e nello spazio "contemporanei". Nello spazio di un decennio, non avrà senso parlare di Software, giacchè il tutto si auto/cotruirà con "algoritmi" che verrano in automatico reperiti in Rete. La Rete sarà la più grande "libreria" di "funzionie - "procedure" o "algoritmi". Un serbatoio di miliardi di "procedure" che non sapremo con esattezza da chi sono state scritte!!! In una siffatta dimensione/realtà, nessuno potrà vantare diritti o copyright.

    Se, quelli del potere vorranno far valere i loro diritti (inesistenti), potrà succedere una cosa soltanto: "il caos in Internet e il blocco del sistema". Bene, io non credo che data la forza dell'unione di centinaia di milioni di internauti/navigatori/esperti, ci possa essere una vittoria da parte di quelli   che stanno cominciando a gioire per avere denunciato migliaia di persone.

    Tutto questo tra breve sarà ridicolo (lo è già) e... diciamo che se potrei dare un consiglio: "ci sono tante piaghe da sanare, tra i quali la droga - i gravattari - la corruzione in generale e...   le "false.

    Chi volesse approffondire questo mio discorso, ramento che ho scritto un libro da 400pagine che ho messo in Rete, nel mio sito: www.dott-bomboi.it .
    chiunque può leggerlo ed usarne il contenuto. Il titolo del libro è: "Sfida al Potere con la Rete"

    Buona giornata a tutti.

    dr. ing. Gian Pietro Bomboi.

  • Ciao gianpietrone !

    > una situazione nuova senza rirtorno; cioè il
    > Computer così come lo abbiamo conosciuto sta
    > scomparendo e... entro pochi anni, non avrà più
    > senso parlare di PC inteso come postazione
    > "solitaria". La rivoluzione della Rete ha portato
    > alla: "espanzione/concentrazione del "Dato". Non
    > ha senzo parlare di un Software con determinate
    > caratteristiche in una dimensione (la Rete) dove
    > non esiste lo spazio e tanto meno il tempo. Mi

    Infatti a riprova di questo tutte le grandi corporation stanno facendo di tutto pur di "Imbrigliare" in un laccio che sia il più stretto possibile tutto ciò che è "rete" e comnunicazione molti-molti.
    E' incredibile la solerzia e la tenacia con cui questo scopo viene perseguito, se solo i governi agissero contro la fame o la criminalità (quella vera, non quella "virtuale" come la chiamano loro, "inventata" come la chiamo io) non dico con lo stesso impegno, mi basta la metà, forse vivremmo in un mondo migliore.

    La bella norizia i questo scenario da cataclisma sta nel fatto che comunque in giro per la rete ci saraà sempre qualcuno più "bravo" di loro, che almeno riuscirà ad imperidere questo spadroneggiare.
  • Nella notte che sprofonda nell?immobilità del silenzio, dove ogni cosa è muta a parte i grilli fuori dalla finestra ed il russare lieve del mio cane, apro una finestra sul nuovo giorno. S?illumina questo schermo al plasma di fronte a me, che rende il mio viso più chiaro e le mie dita più veloci. Estensione palpitante del mio cuore, dall?alchimia di un doppino telefonico apro la mia mente alla mente di altri, succhio la linfa vitale dell?informazione che viaggia senza padrone dalle dita di un altro ai miei occhi, che ritorna dalle mie dita al mondo. Consapevole che in un mondo dove tutto è merce l?unica cosa che mi rimane è questa: la possibilità di creare una frase, una riga di codice, una canzone, un disegno, un algoritmo, una fotografia da trasformare in un dono. Un dono immateriale, un dono che non conosce la scarsità della materia, un dono riproducibile all?infinito, un dono virtuale all?umanità reale. Un dono che viaggia attraverso uno spazio che non è spazio, un tempo che non è tempo, un dono che può rivelarsi tale solo nell?irregistrabile squarcio del presente. E dal bazar dei nostri scambi, che appaiono devianti, caotici, incomprensibili, sorge come dal cuore della terra una cattedrale, la cattedrale dell?intelletto collettivo.
    Nella notte che sprofonda nell?immobilità del silenzio, dove ogni cosa viene resa muta da mani avide che sottraggono i doni dell?intelletto collettivo all?umanità, si alza un vociare confuso di persone, esseri umani, uomini e donne, ragazzini e ragazzine, madri e padri, fratelli e sorelle che esprimono, senza ancora saperlo, la loro volontà di creare un mondo di libera circolazione delle idee. E allora impulsi elettrici su fili di rame, fotoni incanalati nella fibra ottica, onde di ogni ampiezza nell?etere spargono su questo vecchio mondo agonizzante il seme di un mondo nuovo. La condivisione della conoscenza è stata da sempre il motivo del nostro successo in quanto specie, la chiusura degli archivi dell?informazione si candida ad essere il motivo principale della nostra autodistruzione.
    Nella notte che sprofonda nell?immobilità del silenzio, dove le idee si fanno merce e la mercificazione delle idee uccide il cuore dell?uomo, uomini accecati dall?avidità non possono vedere l?innaturalità della mercificazione della conoscenza. Siamo tutti nani sulle spalle dei giganti quando tracciamo nuove rotte sulle quali instradare la nostra produzione individuale e collettiva, ma se i giganti vengono rinchiusi in prigioni di silicio, custoditi da cerberi virtuali, protetti da vigili sentinelle legali, incatenati da una concezione distorta di ?proprietà intellettuale?, distribuiti in pillole dall?industria della formazione, allora restiamo nani, prigionieri di noi stessi e del nostro tempo, limitato allo spazio della nostra vita. E il mondo, che mai come ora ha un bisogno, un?urgenza di trovare nuove soluzioni ai sempre nuovi problemi che lo affliggono, rimane zoppo nell?avanzare, monco nel produrre e minorato nel pensare.
    Nella notte che sprofonda nell?immobilità del silenzio, rotto dal pianto di bambini che muoiono a causa di una scarsità artificiale e artificiosa, si apre una nuova speranza. La speranza del dono, inteso come condivisione totale della produzione intellettuale, che, grazie alle creazioni intellettuali di donne e uomini visionari, possiamo ora distribuire e comunicare ad una velocità e con una propagazione virale fino ad oggi impensabile. Il godimento della condivisione del pensiero è sempre esistito nella natura umana, il godimento dell?apprendimento è stato il motore del progresso. La mercificazione della ?proprietà intellettuale? ci ha spogliati di questo godimento, che va riconquistato attraverso la riscoperta di una caratteristica innata nell?uomo, la spinta al libero scambio delle idee: il dono supremo della vera condivisione.
    Nella notte che sprofonda nell?immobilità del silenzio questo è un punto di partenza, non di arrivo, questo scritto parla forse a nome di molti, ma non li rappresenta, in quanto ogni rappresentazione è intrinsecamente falsa, altrimenti non sarebbe una rappresentazione ma il suo oggetto. Questo scritto è solamente un dono del quale potete fare quello che volete. E? unicamente il dono della sua possibilità.
    non+autenticato
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