Ma quale Wi-Fi libero?

Il via libera ci sarà solo per l'utilizzo da parte dei provider ma le promesse di un wireless nelle mani dei cittadini, come accade già in altri paesi, rischiano di essere tradite

Roma - Cara Redazione, leggendo l'articolo sullo schema di decreto sulle nuove tecnologie wireless che il ministero delle Comunicazioni ha presentato ieri, ed approfondendo la cosa tramite una veloce lettura della fonte, devo dire che si tratta di una informazione distorta dal fatto di essere largamente incompleta.

Mi spiego meglio; la legge Gasparri ed i decreti successivi riguardo alle tecnologie wireless vietavano l'uso in ambienti pubblici sia ai provider di servizi che ai privati.

E' stata poi avviata una "sperimentazione" che ha permesso ad aziende che avessero spalle abbastanza larghe (la tipologia e quella di gestori di una emittente radiotelevisiva o di provider di connettività) di utilizzare Wi-Fi e WiMax per coprire l'ultimo miglio.
Lo schema di decreto rende permanente questa sperimentazione.

Ottima cosa, condivido il tono soddisfatto dell'articolista, che pero' vede evidentemente la cosa molto dal punto di vista aziendale, dei provider insomma. Ma resta una enorme zona morta; e i privati?

La legge Gasparri ha reso l'Italia uno dei pochi paesi al mondo in cui le tecnologie wireless non possono essere usate dai privati in luoghi aperti al pubblico; nemmeno con limitazioni tipo quelle dei radiotelefoni di bassa potenza.

Le persone di una certà età come me, che hanno passato il periodo di illegalità dei "baracchini" sui 27MHz della banda cittadina negli anni '70, non si meravigliano di certo; è il solito atteggiamento iperregolatorio che considera il lasciare spazi di libertà ai cittadini come cosa di nessun valore, anzi da evitare.

Quindi in Italia, esperienze come quelle delle reti pubbliche spontanee di accesso ad internet, come ad esempio New York Wireless, od analoghe nascenti iniziative italiane, sono e continueranno ad essere illegali. Scusate se è poco.

Non potranno quindi uscire allo scoperto e svilupparsi le reti di accesso spontanee ad internet, che creano spazi alternativi e non controllati per l'accesso alla rete, rendendo in parte inutili (anzi antidiluviane) tecnologie centralizzate come EDGE od UMTS su cui pero' i soliti noti hanno fatto ingenti investimenti.

Perchè? Come dice il buon Andreotti "Chi pensa male fa peccato ma c'indovina", l'unica spiegazione possibile, dato che alla semplice stupidità di chi fa queste leggi non credo assolutamente, rimane quella della difesa ad oltranza di tutti gli interessi (legittimi) di tipo commerciale e/o industriale.

Dei semplici cittadini (si dovrebbe ormai parlare di sudditi) nessuno si occupa, tanto che persino persone informatissime come voi trascurano, certo per involontario condizionamento, questi punti essenziali.

Con la massima stima, un saluto.

Marco Calamari
(marcoc@winstonsmith.info)
Progetto Winston Smith

Caro Marco
condivido appieno le tue osservazioni: se ieri, leggendo lo schema di decreto, si esultava per le nuove opzioni che si aprono per la diffusione della banda larga anche in aree rurali e poco popolose, nonché per una probabile maggiore possibilità di scelta del consumatore, oggi ci si rende conto che è stata ancora una volta tradita la promessa dei nuovi media, quella legata alla libertà di creare, fare ed esprimere, libertà che anche questo decreto contribuisce a controllare e reprimere. L'ultima speranza è affidata alla fase di consultazione pubblica: se queste sono le premesse, naturalmente, le speranze rischiano di rivelarsi illusioni.
Grazie davvero per il tuo commento,
un saluto,
Paolo De Andreis
TAG: wi-fi
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