Diffama via internet. Ma non del tutto

Una sentenza del Tribunale di Teramo stabilisce che un sito internet ha diffamato ma che non c'è diffamazione se questa non viene esperita. Una sentenza destinata a sollevare non poche polemiche

Diffama via internet. Ma non del tuttoRoma - Una sentenza decisamente interessante quella pronunciata dal giudice Aldo Manfredi del Tribunale di Teramo. Si tratta infatti di un caso nel quale viene riconosciuto il tentativo di diffamazione a danno del Monte dei Paschi di Siena da parte di un webmaster, con il contestuale riconoscimento che non vi sono prove che i testi diffamanti abbiano raggiunto il loro scopo, che la diffamazione si sia cioè "consumata" presso utenti esterni alla banca.

Nel valutare il caso, il giudice ha chiaramente messo in evidenza le ragioni per cui l'imputato è colpevole di aver tentato di diffamare tre funzionari dell'istituto di credito, un tentativo consumato aggregando sulle pagine web di un sito internet articoli di giornali e dichiarazioni personali. "Ritiene il giudicante - scrive il magistrato - che il contenuto complessivo dei messaggi abbia valenza diffamatoria".

Ma ha anche spiegato come "non vi sia prova dell'avvenuta consumazione del delitto di diffamazione. A tal proposito va evidenziato che il delitto di diffamazione è reato di evento, un evento che è di natura psicologica, e si realizza nel momento della diffusione all'esterno del messaggio con la sua percezione da parte dei terzi (...)"
Il giudice ha anche citato quanto affermato recentemente dalla Suprema Corte, e cioè che in merito a diffamazione a mezzo internet "nel caso in cui l'offesa venga arrecata tramite tale mezzo, l'evento appare temporalmente, oltre che concettualmente, ben differenziato dalla condotta. Ed invero in un primo momento si avrà l'inserimento in rete da parte dell'agente degli scritti o immagini offensivi e, solo in un secondo momento, (a distanza di secondi, minuti, giorni ecc.) i terzi connettendosi con sito e percependo il messaggio, consentiranno la verificazione dell'evento".

Dal che ne discendono anche due possibili fattispecie: la notizia diffamante non è tecnicamente raggiungibile oppure la notizia tenta di diffamare ma nessuno la legge. "Né può affermarsi - aggiunge il magistrato - che in tale caso sia possibile presumere la conoscenza del messaggio da parte di terzi, come potrebbe sostenersi nel caso della stampa o della diffusione televisiva".

La consumazione del delitto, dunque, va associata al mezzo di diffusione, scrive il giudice, e "nella diffamazione a mezzo internet quanto alla visibilità del messaggio va evidenziato che nessun sito può essere raggiunto per caso (...)" ed "è quindi palese che il sito attivato (...)" "poteva essere consultato solo da chi lo avesse cercato oppure, del tutto casualmente, avesse seguito una interrogazione all'interno dei motori di ricerca utilizzando parole chiave contenute nel sito (...)".

Date queste premesse, il giudice ha dunque dato ragione alla difesa, sostenuta dall'avvocato Andrea Monti, "quando afferma che non vi è prova che ciò si sia in concreto verificato né, è da aggiungere, vi sono elementi indiziari o argomenti fondati su dati esperenziali affidabili che possano consentire di affermare la verificazione dell'evento (come sarebbe ad es. nel caso di una trasmissione televisiva)."

"In definitiva - conclude il magistrato - manca la prova della realizzazione dell'evento rappresentato dalla effettiva diffusione del messaggio con percezione da parte di più persone ed in tale situazione, secondo i principi generali del diritto penale, deve ritenersi integrata l'ipotesi del tentativo". Per il suo tentativo di diffamazione, dunque, l'imputato, a cui sono state concesse le attenuanti generiche, è stato condannato alla sanzione di 100 euro e al pagamento delle spese processuali.
TAG: italia
24 Commenti alla Notizia Diffama via internet. Ma non del tutto
Ordina
  • Ma scusate: è ridicola questa sentenza. Anche i siti più amatoriali hanno un contatore delle visite, e comunque il provider che ospita le pagine dovrebbe saper dire quante visite il sito ha avuto!
    Comunque, questa sentenza mi sembra sbagliata anche per il precedente che rappresenta: sembra quasi che su internet si possa diffamare chiunque senza limiti, e questo andrebbe evitato.
    non+autenticato
  • Che assurdita (direi molto peggio ma trattandosi di giudici c'e' da stare attenti!)!
    Sarebbe come dire che diffamare in televisione non e' diffamazione perche' non e' detto che ci fosse qualcuno davanti alla televisione accesa ad ascoltare il messaggio diffamatorio.
    Follia.
    non+autenticato
  • Hey ragazzi, ma stiamo a scherza'? Dicono che siamo in un Paese libero, e poi non posso neanche dare del pezzo di carciofo a chi mi pare? Di questo passo nessun commento vagamente negativo sara' ancora concesso! E cio' implica anche opinioni (del tipo: secondo me quello la' mente! -> in galera, perche' mi hai dato del bugiardo!, ecc. ecc,) od addirittura verita' che pero' non si possono dimostrare tali per mancanza di prove (es. ho visto quel tizio che graffiava quell'auto con un chiodo -> in galera, perche'quel tizio e' miliardario, e' la tua parola contro la sua, e lui ti denuncia per diffamazione! Ed il minimo che puo' capitarti e' di dovere pagare le spese processuali, notoriamente costosissime per un operaio od un impiegatuccio). Credete che esageri? No, no: guardate cosa si e' permesso di fare Sgarbi con le Iene: DANNO D'IMMAGINE! Come se un parlamentare dovesse curare la propria immagine, invece degli interessi del Paese! Ma Bossi che fine ha fatto? Dividere l'Italia potrebbe togliere un po' di soldi dalle tasche di questi politici, e l'orrendo Nord, ricco solo di miliardari, industrie ed inquinamento, potrebbe avere almeno le strade lastricate d'oro!!!
    non+autenticato
  • Credo che tu NON abbia ben chiara la differenza tra critcare una persona (comportamento legittimo e libero) e diffamarla (comportamento che -giustamente- è qualificato come reato)...
    non+autenticato
  • Gia', hai proprio ragione, ma questo e' dovuto al fatto che il confine tra le 2 e' spesso arbitrario, varia con le epoche, in Italia perfino con le stagioni! E ti assicuro che una critica puo' costarti cara!!! Ovviamente perche' il riccaccio di turno se l'attacca all'orecchio...
    Non mi credi? Provare per credere! Ma poi, sono cavolfiori tuoi!
    non+autenticato
  • Mah, non mi metto certo a contestare e dibattere il merito di questa sentenza, non sapendone più di qunato c'è nell'articolo, e avendo fatto 1 ora settimanale di diritto in 5 superiore circa un decennio fa, ma la cosa mi fa venire un dubbio.
    Estremizzando questa sentenza, mettiamo, PI potrebbe pubblicare "Gates Pedofilo, Torvalds Spacciatore" e cavarsela con 100 euro di multa!
    Se di ciò che si pubblica su un sito internet, fosse anche www.ca&&ate.random.it, non si è responsabili come lo si è di ciò che si pubblicherebbe per vie tradizionali, quando crescerà la credibilità di internet come fonte di informazioni, specie per quanto riguarda riviste on-line?

    p.s.: per la redazione: era solo un esempio, eh!!!Sorpresa)
    non+autenticato
  • Leggendo molti commenti non censurati, PI potrebbe essere multato ogni giorno. Certo non è PI a scrivere certi commenti, ma è PI ad offrire lo spazio per pubblicarli (e PI è sicuramente molto più letto del tizio in questione).

    Eppure... non è così. O forse si? Ora no, ma in un futuro chissà? O forse no? La domanda è: cosa dice esattamente la legge? La risposta è "chi lo sa, per ora è tutto confuso: sarà il giudice a decidere".

    Appunto.
    non+autenticato
  • Sarò ignorante ma mi sono perso nel burocratese. In pratica un tizio ha fatto un sito dove ha pubblicato delle "critiche" (che tipo di critiche? volgari, ripetitive, apertamente diffamatorie, ???).

    Il tribunale ha poi deciso che "pur non essendo dimostrabile il fatto, è tendenzialmente colpevole. Diamogli una multa di 100 Euro" (ma che multa è ?!?!?!?).

    Correggetemi pure se sbaglio, chiedo a voi.
    non+autenticato
  • > Il tribunale ha poi deciso che "pur non
    > essendo dimostrabile il fatto, è
    > tendenzialmente colpevole. Diamogli una
    > multa di 100 Euro" (ma che multa è ?!?!?!?).
    > Correggetemi pure se sbaglio, chiedo a voi.

    In sostanza, il colpevole è condannato non per diffamazione, ma per tentativo di diffamazione. Lo condannano per aver pubblicato contenuti diffamatori, fatto concreto e provabile, e non per diffamato, visto che per fare questobisognerebbe dimostrare se e quanti utenti hanno raggiunto il sito.
    Non per intendermene, ma mi pare una strrrrr...
    non+autenticato
  • La multa di 100 Euro mi pare comunque una buffonata. Le spese processuali ammonteranno sicuramente a qualche migliaio di Euro (non molti immagino), quindi che diavolo vuol dire "una pena da 200.000 lire ?". Poi certo se il tizio ha coperto il sito di calunnie, facendo intendere che al M. dei Paschi sono tutti dei truffatori malfattori... Gli è anche andata bene.
    non+autenticato
  • D'accordissimo.
    Chiarisco bene che il qui presente profano ritiene che la condanna ci stava tutta!
    non+autenticato
  • Io ho letto l'articolo ed il testo linkato all'articolo ma non ho capito cosa ci fosse scritto e con quali toni. Sarebbe utile vedere e poter "capire", altrimenti tutto è lasciato alla immaginazione. Quindi al caso.
    non+autenticato
  • - Scritto da: nEuro
    > ... Poi certo
    > se il tizio ha coperto il sito di calunnie,
    > facendo intendere che al M. dei Paschi sono
    > tutti dei truffatori malfattori... Gli è
    > anche andata bene.

    Ma come, lo sanno tutti che le banche e le assicurazioni sono in realta' delle associazioni di benefattori, filantropi e mecenati, il cui vero scopo e' quello di far del bene ed aiutare il prossimo?!
    non+autenticato
  • Hai perfettamente ragione, il problema è che un conto è farlo senza dirlo (o farsi beccare), un altro è mettersi ad urlarlo ai 4 venti, producendo stralci di presunte prove e magari generando confusione (volutamente) e falsa informazione.

    Volontario o meno, il risultato può essere visto coem un danno. Non mi riferisco a questo caso specifico (non potendo leggere la fonte, inutile pronunciarsi), però un astuto "accusatore" può usare la rete per diffondere calunnie che poi è difficile controbattere.

    Prendi il caso delle connessioni ADSL con i maggiori gestori di telefonia. Se leggi i newsgroup o molti forum, trovi spesso una marea di attacchi ed accuse pesantissime. Magari gli utenti che si lamentano sono poi una decina. Anche se fossero cento (diversi), sono un numero sufficiente? Quelli che si trovano bene (magari la maggior parte) non vanno certo a lamentarsi sui forum.

    Il risultato è che se su un sito autorevole o molto diffuso (prendo Punto Informatico) leggo due o tre (o anche una decina) commenti negativi su... per dire... "Infostrada", quando dovrò scegliere un gestore magari eviterò quello.

    Giusto o sbagiato, avrò subito l'influenza di pochissimi utenti, scontenti magari per motivi che non dipendono dal gestore ma da loro stessi. Questo genera un danno, magari involontario, ma lo genera: la perdita di potenziali clienti.

    Aziende e citazioni sono del tutto casuali a puro scopo esemplificativo (ho sempre sognato di dirlo).
    non+autenticato
  • > In sostanza, il colpevole è condannato non
    > per diffamazione, ma per tentativo di
    > diffamazione. Lo condannano per aver
    > pubblicato contenuti diffamatori, fatto
    > concreto e provabile, e non per diffamato,
    > visto che per fare questobisognerebbe
    > dimostrare se e quanti utenti hanno
    > raggiunto il sito.
    > Non per intendermene, ma mi pare una
    > strrrrr...

    E' una strrr... Per i modi come e' stata condotta l'idagine, quantomeno. Innanzitutto mi fa sorridere il fatto che l'ufficiale abbia dovuto avvalersi del "supporto di un tecnico" recuperato nel provider che probabilmente ha l'ufficio di fianco alla sede della polizia locale che ha svolto le indagini, per vedere e stampare le pagine incriminate. Il problema vero e', come dicevo, che la tecnologia va veloce e la legge e la burocrazia sono assolutamente lente ed arretrate. Dal 95 al 2001 sono stato a capo della parte tecnica di un ISP. Dal primo giorno in cui il servizio e' stato offerto al pubblico, tutti i log sono stati archiviati. Tutti, dalle connessioni degli utenti dialup alle visite ricevute da parte dei siti dei clienti, tutto archiviato anche con notevole fatica, visto che si trattava di svariati gigabyte al giorno. E questo perche'? Perche' la mia coscienza, come responsabile in quell'azienda, mi obbligava a tenere traccia di tutto quanto fosse successo nel passato, perche' in futuro, chissa', poteva essercene il bisogno, per un indagine da parte delle autorita piuttosto che per altri gravi motivi. La mia coscenza ho scritto, perche' nulla'ltro mi obbligava, e credo obblighi altri ISP anche attualmente, a farlo. Alla legge non importa, non esiste nulla che imponga la conservazione dei log ad un fornitore di connettivita' o di servizi. Tornando al caso in esame: se solo la legge avesse previsto qualcosa, o se solo ci fosse stata un po' di alfabetizzazione informatica negli ambienti in cui l'indagine si e' svolta, a qualcuno sarebbe venuto in mente di andare dal provider presso il quale il sito risiedeva fisicamente e consultare i log. I log erano la prova mancante che avrebbe dimostrato se il delitto fosse stato consumato in tutto e per tutto oppure no. Ed e' curioso notare (ma non e' una sorpresa, purtroppo) come anche gli avvocati, quantomeno quello dell'accusa, non si siano posti il problema di verificare se c'era un modo per controllare se qualcuno avesse o meno consultato quella pagina...
    non+autenticato
  • Io ho sempre sentito dire (e penso che molti lo possano confermare) che "i provider devono tenere i tabulati per tot. tempo, per legge".

    Non so quanto sia tot. e non so quale sia la legge. Ma evidentemente mi sbagliavo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Markino
    [CUT]
    > fisicamente e consultare i log. I log erano
    > la prova mancante che avrebbe dimostrato se
    > il delitto fosse stato consumato in tutto e
    > per tutto oppure no. Ed e' curioso notare
    > (ma non e' una sorpresa, purtroppo) come
    > anche gli avvocati, quantomeno quello
    > dell'accusa, non si siano posti il problema
    > di verificare se c'era un modo per
    > controllare se qualcuno avesse o meno
    > consultato quella pagina...

    Hai detto bene, quello dell'accusa... Ma mi ci gioco quello che ti pare che quello della difesa lo ha fatto. Hai letto bene chi era ? Occhiolino)

    http://www.andreamonti.net/

    Bye, G.
    non+autenticato
  • --------------------------------------------------
    Hai detto bene, quello dell'accusa... Ma mi ci
    gioco quello che ti pare che quello della difesa
    lo ha fatto. Hai letto bene chi era ? Occhiolino)
    --------------------------------------------------

    Cioè? Spiega spiega...
    non+autenticato