La facoltà di giudizio artificiale

Un sistema di IA primitiva che si muove per concetti permetterà ai computer di pensare e reagire in modo più umano. Ed è già uno standard ISO. Ecco di che si tratta

Roma - Cosa accadrebbe se i computer potessero interrogarsi sulle conseguenze dei comandi ricevuti? Forse le catene di montaggio robotiche potrebbero lavorare in maniera ancora più efficiente. Da oggi non è più un'ipotesi: ricercatori provenienti da USA, UE e Giappone hanno creato un linguaggio di programmazione per l'automazione avanzata dei processi produttivi.

Il nuovo linguaggio, finora noto con la sigla di ISO 18629, stabilisce un sistema unificato per la programmazione di IA rudimentali. Grazie a questa tecnologia, garantiscono gli esperti del National Institute of Standards and Technology statunitense, "i computer potranno essere facilmente programmati per eseguire ordini in maniera umana".

Gli scienziati hanno realizzato un sistema che permette ai calcolatori di ragionare e giudicare secondo categorie e concetti della logica classica: dall'estensione fino alla durata, dalla relazione fino alla sequenza di atti. Utilizzando il supporto di circa 300 concetti, i roboassemblatori di una fabbrica automobilistica potranno eseguire al volo anche i comandi più generici.
Tutto questo è possibile grazie agli enormi sviluppi nella realizzazione di una primitiva facoltà di giudizio artificiale: le macchine si porranno domande sul contesto e sugli effetti dei dati ricevuti. John Blair, portavoce del NIST, sostiene che con l'uso delle specifiche ISO18629 verranno realizzati sistemi semantici-logici incredibilmente utili, pensati per snellire e velocizzare la produzione di merci.

L'Organizzazione Internazionale degli Standard deve soltanto ultimare l'approvazione di queste specifiche: si prevede che a breve le software house specializzate inizieranno la vendita di strumenti per lo sviluppo di questa promettente IA operaia.

Tommaso Lombardi
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