Sotto processo i jukebox online

Stanno portando nelle casse di discografici e operatori una caterva di soldi, che aumenterà di anno in anno. Ma tra DRM, copia privata e prezzi concordati i consumatori ci rimettono. Numeri contro numeri

Sotto processo i jukebox onlineRoma - Su un dato tutti gli osservatori di mercato sono d'accordo: il giro d'affari delle rivendite di musica autorizzate e attive su internet non fa che aumentare ed è destinato a crescere esponenzialmente con il diversificarsi dei servizi e con la crescente attenzione dimostrata dai cyber-consumatori. Ora nuove cifre e numeri confermano queste tendenze.

Un rapporto appena presentato da PricewaterhouseCoopers indica che in uno dei mercati internet più avanzati, quello americano, entro il 2009 il 37% di tutte le vendite di musica sarà dovuta ai servizi di distribuzione web e a quelli mobile: dalla pop-music alle suonerie, dunque, la tumultuosa crescita dei jukebox vista finora non è nulla rispetto a quello che accadrà domani.

Per il 2009, gli esperti di PricewaterhouseCoopers affermano che il fatturato prodotto dall'online arriverà a 3,6 miliardi di dollari e a quota 3,4 miliardi di dollari si attesterà la musica venduta per l'uso sui telefoni cellulari. Il numero di brani musicali scaricati entro quell'anno nei soli USA arriverà a quota 2,1 miliardi contro i 140 milioni del 2004.
Numeri impressionanti, dunque, soprattutto perché al contrario di quanto accade sul peer-to-peer, dove milioni di brani vengono scambiati ogni giorno da utenti di tutto il Mondo senza pagare un centesimo a chicchessia, questi download musicali sono tutti legati a diverse forme di compenso per autori, produttori e distributori.

Entro un anno, hanno dichiarato al Guardian gli esperti di Entertainment Media Research, il numero di utenti che acquistano brani online supererà quello di chi li condivide e li scarica tramite le piattaforme del peer-to-peer. Una dichiarazione che nasce sulla base di uno studio dell'azienda di rilevazione, il 2005 Digital Music Survey, che esprime anche altri numeri di un certo interesse.

Stando al Survey, che ai più maliziosi potrebbe apparire confezionato su misura delle dichiarazioni di certe associazioni industriali, aumenta il numero di coloro che, temendo ripercussioni legali, preferisce cercare la musica in rete presso i rivenditori autorizzati. Il 44% di coloro che hanno risposto al Survey ha parlato di timore di denunce e il 39% avrebbe detto di non ritenere equo per gli artisti scaricare musica. Molti avrebbero anche parlato di diffidenza verso i file del P2P per via dei virus e dei worm che vi circolano.

La bilancia tra chi acquista e chi scarica illegalmente, sostiene la società di rilevazione, è ormai quasi pari (35% di tutti i consumatori di musica scaricherebbero a pagamento contro il 40% di coloro che lo farebbero via peer-to-peer). In realtà il Survey non sembra prendere in considerazione coloro che, oltre ad acquistare legalmente brani musicali, utilizzano anche i sistemi di file sharing per condividerne e scaricarne altri.

La maggiore propensione all'acquisto tramite i jukebox legali secondo il Survey è testimoniata dal fatto che oggi un consumatore di musica su quattro dichiara di essere interessato a scaricare musica legalmente contro il 16% rilevato l'anno scorso.

Tutto bene quindi? Non proprio: il fiorire dei nuovi jukebox sta trasportando in rete politiche e pratiche di vendita che già hanno fatto danni nel mondo fisico. Per non parlare del DRM. Ecco cosa dicono i consumatori.
TAG: drm
93 Commenti alla Notizia Sotto processo i jukebox online
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  • Trovo veramente ridicolo l'utilizzo di queste tecnologie. I motivi sono semplici:

    Chi acquista la musica evidentemente non ha nella maggior parte dei casi intenzione di dedicarsi a pratiche pirata.

    A questo si potrebbe commentare che i brani potrebbero essere acquistati per poi porli in condivisione poiche non si trovano altrove.

    Ma l'esperienza dimostra che il modo di rippare i brani e condividerli sul p2p si trova sempre. nel caso estremo in cui possano esistere tecnologie antipirateria realmente inaggirabili niente può impedire di collegare l'uscita audio all'ingresso audio e registrare con una perdita di qualità totalmente accettabile.

    Che la smettano quindi di rompere i coglioni a quelle persone che la musica la pagano, visto che sono proprio queste le uniche persone che subiscono gli effetti di queste tecnologie anticopia.

    Per quanto riguarda l'equo compenso poi.. eccheccazzo o una cosa o l'altra. O non scarico la musica illegalmente Oppure pago una tassa sui supporti e mi scarico e masterizzo ciò che voglio.
    Entrambe le cose non esiste prorpio.

    non+autenticato
  • LA PAGA LA SIAE?
    9 EURO PER 10 MP3 SENZA COPERTINA SENZA SENZA CUSTODIA SENZA CD.

    E IL DRM SULLA MUSICA? CI SARA' DA DIVERTIRCI, M'IMMAGINO GIA' I DJ A PROTESTARE PERCHE' NON POSSONO FARE LE COMPILATION...

    MA CHI VOLETE PRENDERE IN GIRO ?

    non+autenticato
  • a volte ho la tentazione di usare itunes music store. Sì, il prezzo non è dei più convenienti, ma non è poi così tanto per un brano solo, magari un brano che faccio fatica a trovare su p2p (intanto cerco)
    poi penso che il brano sarà in formato aac, e il mio ipod lo potrà leggere, ma quando vado a correre col muvo dovrò convertirlo in mp3, quindi devo cercare un utility che converta da aac a mp3. (intanto cerco)
    La licenza di prova di dbpoweramp è scaduta e gli aac me li converte in wav, quindi devo installare un programma che da wav me li converte in mp3. Uso cdex. (intanto cerco)
    Ah ma poi i files sono crittati e li può leggere solo il mio ipod e altri 4 pc. Quindi se volessi convertirlo in mp3? Dovrei masterizzarmi un cd e poi ripparlo? Naaah.
    C'era mica quell'hacker, tale dvd-john che aveva scoperto il modo di acquistare da itunes files senza che venissero crittati? Provo ad install..


    il programma p2p mi ha trovato il file che cercavo e non riuscivo a trovare. Scarico, e mando tutti a ramengo.

  • Quel tipo non aveva trovato il modo di togliere i drm, semplicemente con qualche exploit ciulava tranquillamente le musiche.
    Cmq è vero per itunes : anche io che ho un mac sono tentato in continuazione, in fondo su p2p per certe musiche ti fai un mazzo tanto a cercarle e poi devi scaricarne almeno 5 o 6 perchè la maggir parte delle msiche ha un rippaggio fatto da schifo... .
    Almeno i music store (parlo di itunes ) la musica ha una qualità decente.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > Quel tipo non aveva trovato il modo di togliere i
    > drm, semplicemente con qualche exploit ciulava
    > tranquillamente le musiche.
    > Cmq è vero per itunes : anche io che ho un mac
    > sono tentato in continuazione, in fondo su p2p
    > per certe musiche ti fai un mazzo tanto a
    > cercarle e poi devi scaricarne almeno 5 o 6
    > perchè la maggir parte delle msiche ha un
    > rippaggio fatto da schifo... .
    > Almeno i music store (parlo di itunes ) la
    > musica ha una qualità decente.


    ehm...mi sa che non hai capito il post a cui hai risposto...
    non+autenticato
  • A dire il vero la criptazione la faceva il client a valle, per cui con un client di terze parti abbastanza furbo riuscivi a recuperare anche l'AAC prima che venisse criptato.
    Non ciulava niente, tranne che nella testa della RIAA.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > A dire il vero la criptazione la faceva il client
    > a valle, per cui con un client di terze parti
    > abbastanza furbo riuscivi a recuperare anche
    > l'AAC prima che venisse criptato.
    > Non ciulava niente, tranne che nella testa della
    > RIAA.

    esatto ^^
  • Se in questo forum uno si deve fare l'idea dello spessore delle proposte alternative alla strada definita dai detentori dei diritti, allora la discografia può dormire sonni tranquilli... giusto per capirsi: la storia dei siti russi è imbarazzante, si continuano a difendere gruppi illegali che conducono attività illegali solo perchè conviene. Basterebbe un minimo di serietà per ammettere che sfruttare i contenuti escludendo a priori i detentori dei diritti fonomeccanici (pagano la collecting society russa? e che c'entra?) non è un'alternativa percorribile. Invece, da bravi componenti dell'italietta, la pochezza progettuale porta a cercare di giustificare chi ci fa tenere i soldini nel portafoglio, senza farsi tante domande. Poi giusto per capirsi: "la posizione di rendita" delle discografiche è la posizione di chi lavora, investe, produce e cerca di massimizzare i guadagni sul proprio lavoro. Non mi stancherò mai di ripeterlo: se pensate che questo sia in qualche modo "parassitario", sarebbe molto bello vedere come questo ragionamento sia generalizzabile a chi produce beni fisici o servizi slegati dal mondo digitale. Ci sono molte questioni aperte e molti disequilibri sul tema della musica legale online, ci sono opportunità e spazi progettuali da sfruttare. Servono delle proposte serie.. ma se la risposta è l'URL di siti illegali russi, sappiamo già adesso come andrà a finire. Ed è un peccato per tutti, a partire dai consumatori.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Poi giusto per capirsi: "la posizione di
    > rendita" delle discografiche è la posizione di
    > chi lavora, investe, produce e cerca di
    > massimizzare i guadagni sul proprio lavoro. Non
    > mi stancherò mai di ripeterlo: se pensate che
    > questo sia in qualche modo "parassitario",
    > sarebbe molto bello vedere come questo
    > ragionamento sia generalizzabile a chi produce
    > beni fisici o servizi slegati dal mondo digitale.

    Senti un po', scagnozzo del mazza, questa caterva di panzane puoi anche risparmiartela perche' qui nessuno e' imbecille, a differenza della media dei vostri potenziali clienti.

    La musica e' arte e si esercita con i concerti.
    E questa premessa e' intoccabile, e chi viola questa premessa uccide l'arte e la cultura.

    Cio' premesso, nulla toglie che la musica possa essere anche diffusa in modo alternativo dal concerto, visto che la tecnologia lo permette, e qui entrano in gioco gli editori discografici, il cui ruolo dovrebbe essere quello di pubblicare e far distribuire la musica, e basta.
    Mentre ormai i discografici sono diventati una mafia ad arricchimento legale, la cui attivita' non e' piu' quella di pubblicare e distribuire ma e' diventata soprattutto quella di imporre.
    La loro posizione di rendita, come dici tu, e' una posizione di rendita mafiosa, non certo di lavoro, che certa gente il lavoro non sa neppure dove sta di casa.

    Chi produce beni fisici, o anche beni digitali diversi dalla musica, non impone anche moda e costumi come fanno i discografici, che oltre ad imporre i loro prodotti, stanno utilizzando tutte le armi a loro disposizione, legali, legalizzate e illegali, per impedire il diffondersi di prodotti concorrenti che possano intaccare la loro posizione monopolistica.
    non+autenticato
  • Ma di cosa stai parlando? L'arte da che mondo è mondo è stata sovvenzionata, prima dai magnati e poi dal mercato, produrla costa! Ma vivi su marte? I primi ad avere un approccio economico all'arte sono gli artisti.

    Ripeto, ci sono disequilibri e posizioni dominanti nella discografia e il mercato digitale offre l'opportunità di aprire una discussione seria: ci vogliono progetti forti e sostenibili per offrire un'alternativa, non deliri o frasi tipo: i discografici non lavorano e sono mafiosi, perchè altrimenti è una battaglia persa in partenza!
    Grazie per il contributo, ma rimango della mia idea: poca roba sotto il sole.

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Se in questo forum uno si deve fare l'idea dello
    > spessore delle proposte alternative alla strada
    > definita dai detentori dei diritti, allora la
    > discografia può dormire sonni tranquilli...
    > giusto per capirsi: la storia dei siti russi è
    > imbarazzante, si continuano a difendere gruppi
    > illegali che conducono attività illegali solo
    > perchè conviene. Basterebbe un minimo di serietà
    > per ammettere che sfruttare i contenuti
    > escludendo a priori i detentori dei diritti
    > fonomeccanici (pagano la collecting society
    > russa? e che c'entra?) non è un'alternativa
    > percorribile. Invece, da bravi componenti
    > dell'italietta, la pochezza progettuale porta a
    > cercare di giustificare chi ci fa tenere i
    > soldini nel portafoglio, senza farsi tante
    > domande. Poi giusto per capirsi: "la posizione di
    > rendita" delle discografiche è la posizione di
    > chi lavora, investe, produce e cerca di
    > massimizzare i guadagni sul proprio lavoro. Non
    > mi stancherò mai di ripeterlo: se pensate che
    > questo sia in qualche modo "parassitario",
    > sarebbe molto bello vedere come questo
    > ragionamento sia generalizzabile a chi produce
    > beni fisici o servizi slegati dal mondo digitale.
    > Ci sono molte questioni aperte e molti
    > disequilibri sul tema della musica legale online,
    > ci sono opportunità e spazi progettuali da
    > sfruttare. Servono delle proposte serie.. ma se
    > la risposta è l'URL di siti illegali russi,
    > sappiamo già adesso come andrà a finire. Ed è un
    > peccato per tutti, a partire dai consumatori.

    ok continua a comprare cd a prezzi assurdi e mp3 a prezzi assurdi
    non+autenticato
  • La confesercenti punta l'indice contro il P2P per giustificare il calo di vendite nel settore degli alimentari.

    "La gente passa troppo tempo davanti al PC a scaricare MP3 e si dimentica di fare la spesa."

    Con queste parole il presidente della confesercenti commenta la notizia dell'ISTAT che dice che lo scorso mese di aprile le vendite di alimentari sono calate di oltre il 4%.

    Non e' vero che la gente non ha soldi e non ce la fa piu' ad arrivare alla fine del mese e quindi e' costretta a tirare la cinghia e a saltare i pasti.
    La colpa e' solo del P2P.

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > La confesercenti punta l'indice contro il P2P per
    > giustificare il calo di vendite nel settore degli
    > alimentari.
    >
    > "La gente passa troppo tempo davanti al PC a
    > scaricare MP3 e si dimentica di fare la spesa."
    >
    > Con queste parole il presidente della
    > confesercenti commenta la notizia dell'ISTAT che
    > dice che lo scorso mese di aprile le vendite di
    > alimentari sono calate di oltre il 4%.
    >
    > Non e' vero che la gente non ha soldi e non ce la
    > fa piu' ad arrivare alla fine del mese e quindi
    > e' costretta a tirare la cinghia e a saltare i
    > pasti.
    > La colpa e' solo del P2P.
    >

    Stai scherzando, spero !
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Stai scherzando, spero !

    Secondo te, perche' un messaggio come quello, se attribuito al presidente della confcommercio appare palesemente falso, mentre se lo dice il presidente dei discografici sembra vero?

    La verita' e' che non ci sono piu' soldi e dare la colpa al P2P non ha senso, ne' perche' si vendono meno patate, ne' perche' si vendono meno CD.

    Si vende di meno perche' non ci sono soldi. Il P2P e' solo una scusa fasulla e sarebbe ora di smetterla di crederci, e sarebbe anche ora che gli organi di stampa la smettessero di riportare tali dichiarazioni: c'e' l'apposito forum dei troll per scrivere che la colpa e' del P2P.

    non+autenticato
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