E-book, disabilità e associazione

Pubblichiamo l'intervento di Giulio Nardone, presidente dell'Associazione Disabili Visivi

Roma - Il deciso colpo di freno dato dal MIUR al progetto di fornire in tempi brevi agli alunni disabili i libri di testo in formato digitale e quindi per essi direttamente accessibile, ha profondamente deluso tutti gli interessati, ma non ci ha eccessivamente sorpresi.

Infatti, alle promesse e agli impegni ufficiali non erano seguite nei tempi brevissimi che sarebbero stati auspicabili e necessari, le azioni conseguenti e mirate che avrebbero dovuto, almeno per una volta nella storia della burocrazia italiana, bruciare le tappe e conseguire in sei mesi quello che tecnicamente si sarebbe potuto fare anche in minor tempo, ma che la cronica elefantiasi della nostra Amministrazione ora pensa di realizzare in quattordici mesi, e non è affatto sicuro che ci riesca.

Eppure non c'era da inventare proprio nulla, né da costruire nuovi macchinari e anche il know how pedagogico e didattico necessario per superare il limite di un puro e semplice cambio di formato, è ben presente in molti buoni cervelli.
Ma finora non si è neppure cominciato.
E' quindi comprensibile lo sconforto di quei genitori che da parecchi mesi hanno chiesto con forza che dalle promesse si passasse ai fatti ed è pienamente giustificato il loro risentimento nel vedere allontanarsi il traguardo.
Quello che ci dispiace, invece, è che nel pezzo apparso su Punto Informatico del 23 scorso il portavoce dei genitori lamenti che le "associazioni dei disabili non sono sensibili a questo tema". Sarebbe forse stato opportuno non fare di tutte le erbe un fascio, dato che il Signor Cevenini, anche se può non essere al corrente del fatto che l'Associazione Disabili Visivi, la seconda per anzianità nel panorama italiano, ha sempre agito, in conformità con le norme statutarie, per favorire l'integrazione scolastica degli alunni non vedenti ed ipovedenti e il loro diritto ad un accesso paritario alle fonti scritte dell'istruzione e della cultura, non può aver dimenticato che noi siamo stati fra i primi ad aderire all'appello dei genitori e anzi lo abbiamo fatto nostro in una lettera indirizzata ai Ministri Moratti e Stanca il 28 febbraio scorso, nella quale ci eravamo offerti anche come garanti nei confronti degli editori.

E poiché siamo stati noi per primi alla fine del 1997 ad insegnare ai ragazzi e addirittura ai bambini l'uso del PC e abbiamo digitato a mano i primi testi elettronici, quando i programmi di riconoscimento dei testi non c'erano o non erano ancora affidabili, poiché siamo stati noi ad ottenere dal Ministero delle Poste l'estensione della spedizione in franchigia anche alle registrazioni magnetiche e poi ai supporti informatici, anche negli scambi fra singoli non vedenti, e poiché è stata la nostra modesta associazione nel 1986 a finanziare di tasca propria la messa a punto della prima sintesi vocale per personal computer, e a rendere per la prima volta concretamente accessibili ai non vedenti le grandi opere di consultazione (vocabolari, dizionari, enciclopedie, prima con la registrazione su 4 piste e poi con la digitazione a mano (sic!) su supporto informatico, per tutti questi motivi l'essere accomunati in questa accusa di insensibilità ci colpisce nel vivo.

In ogni caso, in attesa che vengano onorate le promesse fatte, noi continueremo, come abbiamo fatto in trentacinque anni di vita, ad offrire ai nostri associati libri in formato audio,braille o digitale; e poiché per questa nostra attività non riceviamo alcun contributo statale, siamo a fianco dei genitori nell'auspicare che sia la mano pubblica a fornire al più presto e a tutti gli strumenti di studio e di cultura nelle forme per ciascuno più idonee, in applicazione del fondamentale principio di non discriminazione.

Giulio Nardone
Presidente Nazionale dell'Associazione Disabili Visivi