
Roma - Curioso destino quello della direttiva sui brevetti del software, affossata ieri dal Parlamento Europeo. Curioso perché anche dopo la sua bocciatura, che i più sperano definitiva, c'è chi attira l'attenzione su di sé, come quelli dell'
EICTA, un consorzio europeo di multinazionali ed altre imprese, che in una nota hanno applaudito alla bocciatura. Tutto bene? Sì, se non fosse che qualche settimana fa la stessa EICTA
si appellava ai Parlamentari europei per l'approvazione della direttiva che, diceva, avrebbe garantito l'ambiente migliore per lo sviluppo delle imprese. Ed ora, invece, un drastico dietrofront: EICTA è felice della bocciatura della direttiva. "E' una decisione sensata - ha dichiarato in una nota per la stampa - che aiuta l'industria ad evitare una legge che avrebbe ristretto il campo della normativa brevettuale in Europa".
Assai più articolata la posizione espressa dal
ministro all'Innovazione Lucio Stanca, che nelle scorse settimane proprio in un
editoriale su Punto Informatico aveva parlato dei suoi dubbi e delle sue speranze attorno alla direttiva. Ieri in una nota, Stanca ha espresso "rammarico" per la bocciatura "in quanto l'Europa aveva ed ha bisogno di un quadro certo di norme su questo fronte". Ma Stanca non ha detto solo questo, sottolineando che "è meglio nessuna direttiva piuttosto di una insoddisfacente". E si è augurato che si riparta con una proposta di normativa migliore, ipotesi per ora esclusa dalla Commissione europea.
"In tutta questa lunga e complessa vicenda - ha dichiarato ieri il Ministro - il Governo italiano ha sostenuto in ogni sede la necessità di disporre di una direttiva che consentisse di superare le differenziazioni e la confusione esistenti fra i diversi Paesi su un argomento così importante. Il nostro Governo ha dato tutto il suo contributo per ottenere una buona norma. L'iter del provvedimento è stato molto travagliato e spesso caratterizzato da contrapposizioni ideologiche, anziché dalla volontà di risolvere il problema. Questa è la causa principale della bocciatura della direttiva che stava per essere messa in votazione. La vastissima maggioranza con cui si è manifestata questa decisione del Parlamento europeo va rispettata ed interpretata come una volontà di avviare il nuovo percorso in termini sperabilmente rapidi".
Entusiastiche le reazioni di
Free Software Foundation Europe (FSFE), da tempo in prima linea contro la direttiva. "Questo risultato - ha chiarito Stefano Maffulli, rappresentante italiano di FSFE - non intacca i brevetti sulle invenzioni high-tech in alcuna maniera. Le innovazioni ad alta tecnologia sono sempre state brevettabili, e perfino se la direttiva fosse passata con tutti gli emendamenti proposti, sarebbero rimaste brevettabili. E' importante far notare questo fatto, dal momento che coloro che proponevano di brevettare la logica del software avevano cercato di confondere la gente dicendo che le invenzioni high-tech erano soggette a questa direttiva".
"Il rifiuto della direttiva - ha sottolineato il presidente di FSFE, Georg Greve - era diventato l'ultima possibile opzione per mandare un segnale chiaro e forte in Europa contro i brevetti software. La Free Software Foundation Europe loda il Parlamento Europeo per la sua decisione: nell'interesse dell'armonizzazione avremmo preferito una direttiva che seguisse le linee tracciate dalla prima lettura, ma comprendiamo che il rigetto era diventato l'ultima realistica possibilità onde evitare irreparabili danni all'economia europea".
Diverso invece l'approccio della
Business Software Alliance (BSA), l'alleanza dei grandi produttori di software proprietario, che aveva auspicato l'approvazione della direttiva: "BSA spera che il dibattito abbia fatto luce sulla necessità di una riforma dei brevetti che sia utile a chi innova, grande o piccolo che sia".
Comprensibile l'entusiasmo espresso dai
Verdi in alcuni comunicati diffusi ieri, visto quanto si sono battuti per ottenere la bocciatura della direttiva.
Il senatore dei Verdi
Fiorello Cortiana, delegato italiano al
WSIS dell'ONU, e il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio hanno parlato di due anni "di lunga battaglia, con centinaia di appelli contro la brevettabilità del software, decine di mozioni promosse dai Verdi nei Parlamenti nazionali, e quella che non esiteremmo a definire una delle più grandi mobilitazioni della storia europea". "Hanno vinto - hanno dichiarato - la dignità del Parlamento Europeo e la partecipazione intensa delle nostre università, delle nostre imprese, dei nostri cittadini contro pochi grandi gruppi che volevano drogare il mercato e mercificare la conoscenza". Secondo Cortiana ora "dobbiamo avviare il processo che porta alla costruzione di una direttiva che valorizzi il software libero, le creative commons e la libera condivisione del sapere".
Marcello Saponaro, consigliere regionale in Lombardia dei Verdi, ha parlato di una vittoria che premia tutti coloro che "si sono mobilitati per fermare i brevetti e sostenere il software libero". "Invitiamo la Commissione Europea - ha anche dichiarato - a prendere atto della scelta del Parlamento ed a non ripresentare proposte in direzione della brevettabilità".
Anche Pietro Folena, indipendente PRC, ha applaudito la scelta dell'Europarlamento "per due motivi: il primo è il merito, perché la direttiva avrebbe danneggiato la libera circolazione dei saperi e favorito i colossi del software americani (...)" e "il secondo motivo di soddisfazione riguarda l'assetto dell'Unione: come ha rilevato il presidente Borrel siamo di fronte ad un fatto storico. Il parlamento ha respinto, per la prima volta, una posizione comune del consiglio dei ministri".
Applausi anche da
Intellect, associazione delle imprese hi-tech del
Regno Unito, secondo cui "l'attuale sistema ha servito bene gli interessi dell'industria della tecnologia britannica, dando alle imprese, grandi e piccole, l'incentivo per investire in ricerca e la possibilità di proteggere il frutto del proprio lavoro dallo sfruttamento altrui".
"L'intervento del Parlamento Europeo - ha infine dichiarato
Attac Italia - ha sancito una volta per tutte che la conoscenza non è una merce a disposizione di chi controlla il mercato, ma rappresenta un bene comune che deve essere tutelato e garantito a ogni livello. Sventata l'offensiva, dobbiamo però interrogarci su quali siano le strade che conducono a una proposta reale e praticabile per una nuova regolamentazione che garantisca "senza se e senza ma" il diritto universale di accesso alle informazioni".