Turchia: sganciamoci dal DNS statunitense

La scelta del Governo USA di mantenere il diretto controllo sui sistemi di indirizzamento in Internet stimola quelli di Public Root: già pronti 13 server DNS alternativi

Ankara (Turchia) - No al controllo americano sui DNS: da qui riparte un'iniziativa nota come Public-Root e pensata per gestire un network alternativo di server DNS principali, quei 13 server che operano sotto la supervisione dell'ICANN e assicurano il corretto indirizzamento in Internet. Una iniziativa che ora incassa l'appoggio del Governo di Ankara.

A spingere perché l'Europa si diriga rapidamente verso la struttura alternativa è formalmente l'Associazione degli informatici turchi secondo cui è inaccettabile soggiacere alla volontà dichiarata degli Stati Uniti di mantenere indefinitamente il controllo sui server di root e sull'ICANN.

Assieme alla società olandese Unified Identity Technology (UNIDT), l'Association ha lanciato un sistema TLD (Top Level Domain) alternativo, capace dunque di gestire le estensioni di dominio internazionale appoggiandosi sull'infrastruttura di Public-Root che può contare già su tredici server di root sparsi in alcuni paesi, Turchia e Stati Uniti compresi (qui la mappa).
Secondo Mentes, Public-Root emerge come diretta conseguenza delle spinte monopolistiche sul sistema dei domini ed è un network che supporta non solo l'indirizzamento per tutti i domini internet esistenti ma è anche già aggiornato alle nuove tecnologie di rete, in particolare al
IPv6, la nuova versione del protocollo Internet che assicura più stabilità e una moltiplicazione pressoché senza limiti dei numeri IP disponibili. "Questo sistema - ha dichiarato Mentes - segna la strada per la realizzazione di una rete indipendente per quei paesi che sono preoccupati sulla crescente interferenza da parte degli Stati Uniti".

Turhan Mentes, segretario dell'Associazione informatica turca, ha spiegato che presto i domini di primo livello verranno posti in vendita attraverso i provider internet turchi e che l'accordo con UNIDT consentirà alle imprese di utilizzare il proprio nome come dominio Internet.

"Vuoi rendere palese e solida la tua presenza in rete nel Mondo?" - si legge sul sito di UNIDT - Immagina il nome della tua azienda, marchio o organizzazione come un indirizzo web completo, come www.tuonome, senza l'usuale.com o estensione di dominio nazionale" come.it ecc. "Oggi - continua la home page del sito - questo è possibile grazie all'introduzione dei corporate Top Level Domains (cTLDs). Il tuo nome a dominio sarà facile da ricordare e il tuo sito sarà trovato immediatamente. Non servono motori di ricerca".

Difficile dire oggi quale appeal Public-Root e le società che lo sostengono potrà esercitare nel Mondo, quel che è certo però è che le clamorose dichiarazioni americane dei giorni scorsi hanno già prodotto un primo scossone tra gli operatori di rete. E, dietro le mosse dell'associazione c'è chiaramente un orientamento governativo in Turchia, come confermano le parole di uno dei commissari dell'Autorità TLC turca, secondo cui il paese non ha intenzione di evitare "la supervisione americana" ma più semplicemente sta cercando nuovi modi per diffondere l'uso di Internet in Turchia. Ad esempio, ha specificato, si potrebbe pensare ad un sistema DNS alternativo che gestisca tutti gli indirizzi scritti in turco (che, a quel punto, non dovrebbero più essere dotati di una estensione finale in inglese, come.com o.travel).

Parole diplomatiche dal vago sapore nazionalistico, dunque, ma dalle conseguenze molto ben definite. Non sembrano infatti sottovalutarle gli uomini dell'ICANN. "Tutti i benefici di una internet globale e interoperabile - ha dichiarato un portavoce dopo l'annuncio degli informatici turchi - potrebbero essere messi in discussione". Washington, per ora, preferisce non commentare.
TAG: domini
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