I cellulari impazzano in mano ai bambini?

Lo sostiene un rapporto di Telefono Azzurro. Ma non tutti usano il telefonino per rimanere in contatto con i genitori. Scarsa l'attenzione all'aspetto salute

Roma - Da status symbol, quale era il suo ruolo alla fine del millennio scorso, a giocattolo. Sarà questo l'inglorioso ruolo a cui è destinato il telefono cellulare?
Telefono Azzurro ha presentato il "V Rapporto sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza", da cui risulta che oltre la metà (per la precisione il 51,6%) dei bambini italiani che rientrano in una fascia di età compresa tra i 7 e gli 11 anni possiede un telefono cellulare.

E' il dato più eclatante che emerge dalla scheda 30 (inserita nel quarto capitolo, dedicato alla salute) del rapporto, che sembrerebbe attribuire al telefonino un ruolo sociale, per i bambini, di importanza sempre crescente anche in ambito famigliare.

Solamente il 10% confessa di portarlo con sè per ricevere telefonate e quindi cade il pretesto di certi genitori che dicono di regalare il telefono per tenere sotto controllo la prole. Mentre il 36% di loro ne fa uso per mantenersi in contatto con gli amici, il 30% di loro lo utilizza per parlare con i propri genitori. Trascurabile la fetta di utenti affezionati agli sms (il 12,8%).
I dati statistici sopra riportati non sono comunque aggiornatissimi, poiché fanno riferimento ad un rapporto già pubblicato lo scorso anno, ma rivelano una tendenza in costante crescita: lo dimostra il fatto che anche la mancia o paghetta periodica riservata a figli e nipoti si è dirottata sul cellulare, sotto le spoglie di ricariche per schede prepagate, per la felicità dei gestori di telefonia mobile che stanno valutando con sempre maggiore attenzione il nuovo target.

Ma anche i produttori di telefonini stanno valutando il baby-mercato: ne è un esempio il cellulare FireFly.

Un uso abbastanza intensivo, dunque, che non sembra prendere in considerazione le ripetute raccomandazioni degli esperti che suggeriscono prudenza nell'utilizzo dei cellulari per la potenziale vulnerabilità dei bambini alle onde elettromagnetiche.

Dario Bonacina
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