Infine - ciliegina sulla torta - abbiamo i legami tra Joichi Ito, che siede nel "board" di Creative Commons, e l'esercito statunitense.
Anche qui, come per le ipotesi di massonerie pluto-giudaiche dedite allo sfruttamento di ignari autori per i propri loschi fini, sono rimasto alquanto spiazzato. Per due ragioni, una concettuale, l'altra operativa.
Dal punto di vista concettuale mi chiedo se chi avanza questa critica stia scrivendo su una tavoletta d'argilla. Poiché comunque la critica in questione è apparsa su Internet, devo a malincuore far notare che questo potente e meraviglioso strumento nasce (anche) grazie a cospicui finanziamenti del governo statunitense. Finanziamenti a scopo militare.
Un'eccezione? Forse. Però anche il computer che utilizziamo nasce (anche) grazie a finanziamenti e ricerche di natura militare. Così come una larga parte della tecnologia che, giorno dopo giorno, ci rende la vita più semplice.
Sia ben chiaro: non voglio assolutamente sminuire o banalizzare chi compie una scelta molto personale - e al tempo stesso molto politica - relativamente ai propri consumi, prediligendo un "produttore" piuttosto di un altro in base anche al relativo comportamento su questioni che stanno particolarmente a cuore alla persona che compie la decisione.
Tuttavia, trovo forzata e forzosa un'associazione così netta tra le attività di una persona che fa parte di - non controlla in maniera esclusiva, si badi bene - un'associazione e le attività dell'associazione stessa. Soprattutto considerando i risultati pratici che tale associazione realizza e gli obbiettivi che si pone.
Dal punto di vista operativo, mi è assolutamente ignoto in che modo le attività di Joichi Ito, pur se comprendessero lo squartamento di bambini e il traffico di organi, possano rilevare sull'utilità pratica delle licenze Creative Commons. Per dirla in soldoni: le licenze CC rispondono alle tue esigenze? Usale. Il fatto che una persona facente parte dell'associazione che ha scritto tali licenze - donandole alla collettività - agisca in modo non conforme ai miei dettami etici nulla toglie al fatto che proprio tali licenze possano risultare uno strumento utile per il raggiungimento dei
miei obbiettivi e per il soddisfacimento dei
miei dettami etici.
Chiudo questo lungo articolo, ringraziando Punto Informatico per la sua gentile ospitalità, i lettori per la loro pazienza e,
last not least, coloro che hanno criticato le licenze Creative Commons per le loro critiche - che aiutano sempre e comunque a riflettere, a rimettersi in gioco e a non cullarsi sugli allori.
Andrea GloriosoAndrea Glorioso è un consulente indipendente (il suo
CV è disponibile). Attualmente lavora soprattutto per
Media Innovation Unit, l'unità di ricerca di
Firenze Tecnologia (azienda speciale della CCIAA di Firenze) dedicata alla ricerca, sviluppo e promozione di Software Libero, Contenuti Aperti, Reti Decentralizzate e Nuovi Media. Risiede a Padova, ma vive tra treni, aerei e hotel. Se volete discutere con lui dei contenuti di questo articolo, scrivete a: andrea (at) digitalpolicy (dot) it.
LICENZAQuesto articolo è Copyright (C) 2005 Andrea Glorioso ed è rilasciato sotto una licenza Creative Commons "
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